Home News La tecnologia salverà Violetta dal sostegno pubblico?

La tecnologia salverà Violetta dal sostegno pubblico?

0
95

La “musa bizzarra e altera” – dice Herbert Lindeberger – è l’opera lirica, ultimo rifugio dello stile elevato, in cui dramma, musica, canto, scene e luci si fondono in una unità. E’ anche la musa che più soffre del “morbo di Baumol”, dal nome dell’economista americano che negli Anni Sessanta ha teorizzato come il sostegno pubblico fosse essenziale per tutte le forme di arti dal vivo in cui il progresso tecnologico non può incidere (e non può abbassare i costi): oggi per suonare una sinfonia di Mozart o di Beethoven ed ancor più per mettere un’opera di Verdi e Wagner ci vogliono gli stessi orchestrali e gli stessi cantanti di allora. All’epoca, musicisti e cantanti (tranne poche eccezioni) vivevano in condizioni di mera sussistenza, mentre ora reclamano (come tutte le altre categorie) contratti nazionali di base ed integrativi. In aggiunta, il pubblico non si accontenta più delle scene dipinte ed in cartapesta.

La “musa bizzarra ed altera” è destinata a sparire proprio nell’Italia dove è nata e dove ricorrono i 400 anni dalla prima rappresentazione de “L’Orfeo” di Claudio Monteverdi, l’opera che pur nata per una serata a Palazzo Ducale a Mantova uscì per diventare uno dei primi lavori di grande successo (e cassetta) nei teatri veneziani? E’ costretta a mendicare per sempre aiuto pubblico? Sono temi che richiedono un ampio dibattito, di cui si avrà un assaggio ad un seminario organizzato dall’Istituto Bruno Leoni a Milano il 3 maggio. Aspetto poco noto , però, è come una delle Fondazioni Liriche che in passato non ha goduto della migliore stampa non solo da sei anni sia l’unica in Italia a presentare bilanci consuntivi in attivo ma persegua una strategia di coniugare high tech (che abbassa i costi degli allestimenti ed amplia le possibilità di fruizione) con spettacoli mirati a riportare il pubblico all’italianissima “musa bizzarra ed altera”. Si è iniziato con un’ “Adia” importata da Washington il cui allestimento è in un paio di cd-rom (proiettati sulle rovine di Caracalla hanno effetti ben superiori a quelli nel teatro della capitale Usa), si è proseguito con un “Oro del Reno” ed una “Carmen” interamente computerizzati. Ci sono stati passi falsi (un “Attila” in cui l’high tech non ha reso quanto si pensava). Ma, con “La Traviata” in scena sino al 3 maggio (se non ci saranno repliche aggiuntive) a Roma e (in una versione leggermente differente) in repertorio al Metropolitan di New York per il prossimo quarto di secolo) si è posta (anche a detta della critica internazionale) una pietra miliare.

L’ha concepita, a 84 anni Franco Zeffirelli, che ha già al suo attivo sette differenti allestimenti dell’opera verdiana. A Roma, la vicenda del triste amore di Violetta ed Alfredo (contrastato dal padre del ragazzo, Giorgio) è mostrato in flashback (la morte di Violetta è presentata durante l’ouverture) mentre a New York si segue lo svolgimento convenzionale. In ambedue le versioni, l’impianto scenico (altamente tecnologico ed impostato su una struttura unica a tre livelli, sipari, scene dipinte e proiezioni computerizzate) e gran parte degli interpreti sono gli stessi (a Roma si alternano 3 cast). In Italia, grazie ad un sistema ad altissima definizione sia per il video sia per l’audio, la “prima” del 20 aprile è stata seguita in diretta da 12.000 spettatori in una ventina di sale di provincia – un’attività che il teatro della capitale vuole ripetere per aumentare la fruizione degli spettacoli ed attirare nuovo pubblico e che verrà replicata (con un collegamento in diretta internazionale) per alcuni spettacoli del Festival verdiano di Parma in ottobre.

E’ una “Traviata” grandiosa e curata nei minimi dettagli (anche in vista della sua programmazione pluriennale). La vicenda non viene attualizzata ai giorni nostri (come in edizioni recenti) ma calata nella metà Ottocento. Abili i giochi di luci e di colori che rispecchiano partitura e stati d’animo: al terzo atto al verde luminoso del giardino si passa al rosso ed al nero della festa ed al un grigio e bianco spettrale del concertato finale. Importante il ruolo degli specchi, anche esse computerizzati; che in alcuni momenti chiave, danno l’illusione di portare platea e palchi in palcoscenico. La caratteristica di questa ottava “Traviata” zeffirelliana è la carica sensuale: baci ed amplessi dominano il rapporto tra i giovani protagonisti. Quindi, anche Gianluigi Gelmetti offre una concertazione sensuale della partitura, dilatandone i tempi nei momenti chiave. In altra sede, mi sono soffermato sugli aspetti artistici e sulla vocalità del lavoro. In questa è importante sottolineare come la tecnologia può ridurre i costi e portare nuovo pubblico ad un settore, tradizionalmente italiano, e da anni a rischio di essere considerato un reperto da museo.

E’ necessaria ma non sufficiente. L’altro elemento essenziale è introdurre competizione e concorrenza anche tra fondazioni finanziate da Pantalone ed incoraggiare circuiti integrati tra i più piccoli teatri di tradizione. Ma di questo ne parleremo in un altro intervento su “L’Occidentale”)

Scheda
La Traviata- melodramma in tre atti di Francesco Maria Piave musica di Giuseppe Verdi

Regia e scene: Franco Zeffirelli.

Costumi: Raimonda Gaetani.

Maestro concertatore e direttore d’orchestra: Gianluigi Gelmetti

Protagonisti: A. Georghiu/Irina Lungu/Myrtò Papatanasiu/Anna Rita Talento, Vittorio Grigòlo/ Marius Brenciu/ Alfredo Postilla; Renato Bruson/Paolo Coni/ Dario Solari.

Al Teatro dell’Opera di Roma sino al 3 maggio. Un allestimento analogo entra in repertorio al Metropolitan di New York.

Per approfondimenti
Leon A.F., Tuccini V. “La crisi delle fondazioni liriche: un problema solo gestionale?” in “Economia della Cultura” n. 1/2006 Il Mulino

Pennisi G. “Le tribolazioni delle musa bizzarra e altera- l’economia in crisi del teatro lirico italiano: cause e rimedi” in “Musica” aprile 2006

Trimarchi M. e Ponchio R. “I fantasmi dell’opera: la  lirica in Italia ed in Francia tra palcoscenico e massa media” in (a cura di De Carlo M..) “I mercati della lirica: strategie per l’organizzazione e la crescita” Utet, 2004 

  •  
  •  

Aggiungi un commento

Please enter your comment!
Please enter your name here