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Il rapporto della Commissione UE

La Turchia non può entrare nell’Unione Europea solo grazie al mercato

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La Turchia è una parte dell'Europa oppure no? E’ una vecchia domanda, ancora priva di una soluzione certa. Storici e analisti si dividono sulla questione, e ciò condiziona anche la possibilità che Ankara entri nell’UE, un’aspirazione che la Turchia non ha mai nascosto, ma che negli ultimi tempi sembra aver perso la priorità di una volta (il riavvicinamento alla Russia e il viaggio di Erdogan in Iran sono due segnali che vanno in questa direzione). Per poter essere ammessi all’interno dell’UE, in ogni caso, la Turchia dovrebbe soddisfare tre requisiti fondamentali: essere a pieno titolo una democrazia che rispetti i diritti umani, delle minoranze ed il principio di legalità; adottare una economia di mercato funzionante; adottare e far penetrare nel proprio ordinamento il cosiddetto acquis comunitario.

Oggi come oggi, la Turchia sembra soddisfare soltanto il secondo requisito. Come rivela l’ultimo rapporto annuale sulla “Strategia di allargamento e le principali sfide del 2009-2010” della Commissione Europea, Ankara è ancora molto indietro rispetto le sue concorrenti (Croazia, Serbia, Macedonia, Montenegro  e Kosovo) nel soddisfare soprattutto la piena realizzazione dello stato di diritto e il pieno rispetto dei diritti umani. Secondo il rapporto, ci sono stati dei buoni passi avanti nel rispetto delle minoranze etniche e religiose, in particolar modo nei confronti dell’etnia curda e della setta religiosa degli Alevi. Ma ancora insufficienti, in quanto non ci sono forme di tutela giuridicamente riconosciute, bensì solo l’impegno a non attuare comportamenti discriminatori o lesivi dei loro diritti.

Scorrendo tra le pagine del documento, si trovano invece parecchie note di demerito. La pubblica amministrazione è corrotta, non è stato stabilito un regime alternativo alla tortura per i terroristi, ed anche se questa non viene più applicata sistematicamente è ancora formalmente in vigore. Ankara non riesce a risolvere le controversie interne con il Partito dei Lavoratori turchi (PKK), inserito dall’Unione Europea nella lista delle organizzazioni terroristiche insieme alla rete Ergenekon, altra spina nel fianco per il governo di Tayyip Erdogan. Ma a pesare come un macigno sono le molte questioni territoriali e di frontiera irrisolte. La cooperazione regionale e la risoluzione delle controversie territoriali, infatti, sono due delle varianti che il rapporto della Commissione rileva per verificare i progressi della penetrazione dell’acquis comunitario. Nonostante il trattato dello scorso Ottobre con l’Armenia abbia normalizzato le relazioni diplomatiche tra i due paesi, esso non è ancora stato ratificato dai due paesi. Per la Commissione Europea è di fondamentale importanza che questo avvenga, anche perché la Turchia svolge un ruolo di primaria importanza per la stabilizzazione dell’area caucasica, ed è un partner strategico importante per l’Europa in relazione alla sicurezza energetica.

Spostandosi sul versante della democrazia, elemento strettamente correlato allo stato di diritto, la Turchia si è incamminata sulla strada giusta – sempre secondo la Commissione. Le elezioni locali che si sono svolte nei mesi scorsi sono state regolari ed hanno assicurato l’accesso al voto a gran parte della popolazione, anche alle minoranze etniche. Tuttavia, l’eccessiva burocratizzazione della macchina amministrativa rende farraginosa qualsiasi operazione di servizio e di tutela del cittadino, per questo l’Unione Europea abbia più volte sollecitato l’adozione di normative volte alla semplificazione del sistema amministrativo turco.

Il sistema economico, al contrario, viene definito pienamente funzionante. L’economia di mercato in Turchia è matura ed assicura la circolazione dei capitali e quindi degli investimenti. Anche il quadro delle politiche anticrisi adottate da Ankara sono state valutate positivamente dagli estensori del rapporto. Pur essendo penalizzata con un forte calo degli investimenti esteri diretti, la Turchia attraverso politiche espansive è riuscita a dare nuovo slancio all’economia ed i primi effetti della ripresa dovrebbero vedersi già nel primo semestre del 2010.

In definitiva, dal rapporto annuale della Commissione Europea sullo stato dell’allargamento, non emergono segnali positivi per la Turchia. E questo nonostante il fatto che, con l’ingresso nell’Ue della Repubblica di Cipro, dovrebbe essere definitivamente accantonata la querelle sulla posizione geografica della Turchia, così come la diversità di cultura non dovrebbe essere un elemento insuperabile, fin tanto che l’Ue non deciderà di riconoscere le proprie radici giudaico-cristiane. Anche i dati sulla immigrazione dei turchi verso l’Europa continentale dovrebbero far riflettere, se si confrontano con quelli relativi ai precedenti allargamenti (Romania, Bulgaria, altri paesi dell’Europa Orientale), non dovrebbe verificarsi la temuta ondata di immigrati sul suolo europeo. I problemi sono tutti interni alla Turchia. Il suo ingresso nell’Unione dipenderà dagli sforzi profusi per porre rimedio ai rilievi posti nel rapporto. Che, per ora, allontana significativamente Ankara da Bruxelles.
 

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2 COMMENTS

  1. All’Occidente istituzionale
    All’Occidente istituzionale piacerebbe che la Turchia entrasse in Europa, anche se la gente becera non vorrebbe neanche sentirne parlare e ne fa questioni ideologico-religiose razziali, degne dei peggiori trogloditi della prima metà del secolo scorso. Se la Turchia, nonostante i vari baccagli, non entrerà in Europa, è perché la sua popolazione (e ultimamente anche il suo governo) spinge per rinsaldare alleanze storiche con i paesi islamici, in particolare Iran e Siria. Il futuro ci vedeva sognare una Turchia “ponte” con il medio-oriente, o temere un enorme stato islamico in Europa…no problem, lo stato Islamico in Europa sarà l’Europa stessa nel giro di tre generazioni, e la Turchia si stringerà sempre più ai paesi islamici dell’oriente medio…

  2. Certamente l’immagine di una
    Certamente l’immagine di una Turchia ponte con il medio-oriente ed i paesi islamici è allettante. E non è detto che oggi questa funzione non sia ricoperta dalla Turchia. Il suo ruolo nella Nato, i parteneriati strategici con l’Europa sono essenzialmente il risultato della volontà di coinvolgere la Turchia nei processi istituzionali europei.
    Il vero problema semmai è l’Unione stessa. Oggi non si sa cosa sia, il trattato di Lisbona ne rafforza le componenti istituzionali ma ne limita quelle culturali. Per raggiungere una piena coesione europea c’è bisogno di capire cosa è l’Europa, se ha o non ha radici giudaico-cristiane se è una federazione (o confederazione) oppure una semplice organizzazione sovranazionale. Ad ogni modo, il “problema” Turchia, secondo me, può essere misura dell’Europa, far capire cioè quali sono i suoi obiettivi e quale la sua identità. Semmai ne avesse una…

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