La Unifil di D’Alema fallisce e il Libano brucia

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La Unifil di D’Alema fallisce e il Libano brucia

25 Giugno 2007

Il ministro degli Esteri siriano Walid al Moallem ha telefonato al collega spagnolo Miguel Angel Moratinos per condannare “l’atto criminale teso a sconvolgere la sicurezza e la stabilità nel sud del Libano” in perfetto stile mafioso. Qualsiasi cosa dica o faccia il governo di Damasco, infatti (che ha sempre inviato sontuose corone di fiori alle sue vittime di rango), tutto porta per l’ennesima volta a attribuire al regime di Bashar al Assad il mandato per l’attentato che è costato la vita a sei soldati spagnoli dell’Unifil.

E’ assolutamente inutile perdere tempo per attribuire a questo o a quel gruppo questa azione. Basta guardare al quadro regionale e salta subito agli occhi la verità: si sta replicando esattamente lo schema del 2006. Solo che allora Hamas a Gaza si limitava a rapire il caporale Shalit e Hezbollah nel sud del Libano si limitava a replicare l’azione rapendo due militari israeliani.

Passato un anno, quella dinamica ha subito una straordinaria escalation. A Gaza, Hamas ha massacrato al Fatah e ha preso il controllo totale del territorio – a garanzia peraltro dei rapitori del giornalista della Bbc Jhonston, che si muovono da padroni – mentre in Libano, i sei soldati spagnoli sono stati uccisi in omaggio all’obbligatorio sviluppo dell’escalation siriana che ha massacrato nel frattempo una decina tra giornalisti, parlamentari e ministri antisiriani (incluso il giovane Gemayel), dentro la logica della guerra asimmetrica siro-iraniana.

L’asse Teheran-Damasco-Hezbollah-Hamas, conquistata la testa di ponte di Gaza, ha intenzione di conquistare la testa di ponte libanese e martella su più punti (Unifil, Naher al Badr, i sei soldati libanesi uccisi a Tripoli, gli attentati contro gli antisiriani, il blocco del Parlamento) per ottenere lo scoppio della ennesima guerra civile libanese.

Siamo alla vigilia di nuove sanzioni del Consiglio Onu contro Teheran, a giorni dovrebbe essere approvato dal governo Siniora il dispositivo del Tribunale Onu per giudicare gli assassini di Rafik Hariri, è quindi ovvio che Ahmadinejad e Bashar al Assad facciano assaggiare all’Onu la loro frusta.

E’ un quadro prevedibile e da noi previsto 11 mesi fa, incluso l’ovvio particolare del gruppo anonimo, della sconfessione di Hezbollah e di Damasco. Il fatto è infatti che l’intera operazione Unifil ideata da Massimo D’Alema è stata impostata con una sovrana incapacità e un incredibile dilettantismo.

 Il contingente militare Onu non ha alcuna possibilità di difesa militare contro la guerra asimmetrica (per di più dispone solo di blindati leggeri), ma soprattutto non ha alcuna copertura politica.

 D’Alema e alleati si sono limitati a una serie di intese sottobanco con Hezbollah e con Damasco (non i patti segreti rivelati da Haaretz, ma una serie di gomitate d’intesa tra diplomatici), ma non hanno ottenuto né dagli uni, né dall’altro, alcuna garanzia di protezione, anzi.

Per di più, incredibilmente, hanno posto l’intero contingente Onu in posizione di “sponda” rispetto ad un esercito libanese che semplicemente non esiste. Da un mese questi tenta di stroncare il gruppo Fatah al Islam dal campo palestinese di Naher al Badr, subisce più perdite degli assediati (un elemento incredibile, sotto il profilo militare, che evidenzia la sua inconsistenza), dichiara ciclicamente la sua vittoria (4 giorni fa per bocca addirittura del ministro della Difesa) e poi si trova nella tragicomica situazione di subire nuove perdite e morti da parte degli “sconfitti”.

Il Libano sta  incendiandosi. Damasco e Teheran hanno intenzione di farlo bruciare di nuovo e tutto indica che – questa volta – sono pronti a intervenire direttamente.

Disegno semplice, lineare, sotto gli occhi di tutti, denunciato da mesi in particolareggiati report sulla stampa israeliana. L’incredibile è solo che l’Europa faccia finta di non vedere.