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La Unifil di D’Alema fallisce e il Libano brucia

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Il ministro degli Esteri siriano Walid al Moallem ha telefonato al collega spagnolo Miguel Angel Moratinos per condannare “l’atto criminale teso a sconvolgere la sicurezza e la stabilità nel sud del Libano” in perfetto stile mafioso. Qualsiasi cosa dica o faccia il governo di Damasco, infatti (che ha sempre inviato sontuose corone di fiori alle sue vittime di rango), tutto porta per l’ennesima volta a attribuire al regime di Bashar al Assad il mandato per l’attentato che è costato la vita a sei soldati spagnoli dell’Unifil.

E’ assolutamente inutile perdere tempo per attribuire a questo o a quel gruppo questa azione. Basta guardare al quadro regionale e salta subito agli occhi la verità: si sta replicando esattamente lo schema del 2006. Solo che allora Hamas a Gaza si limitava a rapire il caporale Shalit e Hezbollah nel sud del Libano si limitava a replicare l’azione rapendo due militari israeliani.

Passato un anno, quella dinamica ha subito una straordinaria escalation. A Gaza, Hamas ha massacrato al Fatah e ha preso il controllo totale del territorio – a garanzia peraltro dei rapitori del giornalista della Bbc Jhonston, che si muovono da padroni - mentre in Libano, i sei soldati spagnoli sono stati uccisi in omaggio all’obbligatorio sviluppo dell’escalation siriana che ha massacrato nel frattempo una decina tra giornalisti, parlamentari e ministri antisiriani (incluso il giovane Gemayel), dentro la logica della guerra asimmetrica siro-iraniana.

L’asse Teheran-Damasco-Hezbollah-Hamas, conquistata la testa di ponte di Gaza, ha intenzione di conquistare la testa di ponte libanese e martella su più punti (Unifil, Naher al Badr, i sei soldati libanesi uccisi a Tripoli, gli attentati contro gli antisiriani, il blocco del Parlamento) per ottenere lo scoppio della ennesima guerra civile libanese.

Siamo alla vigilia di nuove sanzioni del Consiglio Onu contro Teheran, a giorni dovrebbe essere approvato dal governo Siniora il dispositivo del Tribunale Onu per giudicare gli assassini di Rafik Hariri, è quindi ovvio che Ahmadinejad e Bashar al Assad facciano assaggiare all’Onu la loro frusta.

E’ un quadro prevedibile e da noi previsto 11 mesi fa, incluso l’ovvio particolare del gruppo anonimo, della sconfessione di Hezbollah e di Damasco. Il fatto è infatti che l’intera operazione Unifil ideata da Massimo D’Alema è stata impostata con una sovrana incapacità e un incredibile dilettantismo.

 Il contingente militare Onu non ha alcuna possibilità di difesa militare contro la guerra asimmetrica (per di più dispone solo di blindati leggeri), ma soprattutto non ha alcuna copertura politica.

 D’Alema e alleati si sono limitati a una serie di intese sottobanco con Hezbollah e con Damasco (non i patti segreti rivelati da Haaretz, ma una serie di gomitate d’intesa tra diplomatici), ma non hanno ottenuto né dagli uni, né dall’altro, alcuna garanzia di protezione, anzi.

Per di più, incredibilmente, hanno posto l’intero contingente Onu in posizione di “sponda” rispetto ad un esercito libanese che semplicemente non esiste. Da un mese questi tenta di stroncare il gruppo Fatah al Islam dal campo palestinese di Naher al Badr, subisce più perdite degli assediati (un elemento incredibile, sotto il profilo militare, che evidenzia la sua inconsistenza), dichiara ciclicamente la sua vittoria (4 giorni fa per bocca addirittura del ministro della Difesa) e poi si trova nella tragicomica situazione di subire nuove perdite e morti da parte degli “sconfitti”.

Il Libano sta  incendiandosi. Damasco e Teheran hanno intenzione di farlo bruciare di nuovo e tutto indica che - questa volta - sono pronti a intervenire direttamente.

Disegno semplice, lineare, sotto gli occhi di tutti, denunciato da mesi in particolareggiati report sulla stampa israeliana. L’incredibile è solo che l’Europa faccia finta di non vedere.

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3 COMMENTS

  1. Unifil: Non tutti “disarmati”
    Condivido in pieno le preoccupazioni e le analisi di Panella, proprio per questo vorrei rilevare come non tutti i contingenti UNIFIL siano dotati di mezzi “leggeri”. I francesi hanno sul campo, tra l’altro, i carri armati Leclerc oltre che obici semoventi. Forse, a differenza di D’Alema sapevano cosa aspettarsi!

  2. La Unifil di D’Alema fallisce e il Libano brucia
    Il mio commento personale è che al sign D’alema e a tutti quelli della sua coalizione di sinistra
    antioccidentale è una lezione politica. Quando c’era il Cavaliere al governo si era deciso di mandare le truppe in Iraq a fronteggiare il terrorismo internazionale a fianco dell’alleato
    americano ma aimè questi signori hanno deciso per
    il tradimento e si sono ritirati. Poi hanno pensato bene di andare in Libano dicendo che era
    una operazione autonoma dagli “USA imperialisti”
    perchè “noi siamo per la pace e non per la guerra”
    se non che la storia come al solito mette a posto le cose senza guardare in faccia anessuno. Stà di fatto che lo stesso nemico che non si è voluto combattere in Iraq a fianco degli USA adesso ha colpito lo stesso in modo efferato in Libano pern-
    dendo di mira il contingente senza gli “USA impe-
    rialisti” uccidendo 6 soldati del Sign. Zapatero
    “pacifista antiamericano”. A quanto pare per il
    nemico non c’è distinzione tra pacifisti antiamericani e non. Sarebbe ora che si sveglino un po tutti questi europei altrimenti saranno
    sopraffatti da questa gente.
    Post Scritto: Riprendiamoci in mano il nostro futuro!! Cordiali saluti Martarelli Daniele.

  3. Le responsabilità di ONU e UE
    La missione Unifil è un enorme inganno. L’unico scopo è quello di far calmare un po’ le acque, ridurre l’attenzione dei media. Nessuno sta disarmando Hezbollah che, al contrario, continua ad ottenere armi e sostegni economici da Damasco e Teheran. Le Nazioni Unite e l’Unione Europea hanno dimostrato ancora una volta l’inevitabile insuccesso di una diplomazia timida e timorosa.

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