La vendetta di Prodi su Walter è già cominciata
10 Aprile 2008
Nessuno parla della vendetta che Romano Prodi sta freddamente consumando nei
confronti di Walter Veltroni, pure il frutto avvelenato e sbocconcellato è lì,
come la lettera di E. A. Poe, alla vista di tutti, scandalosa nella sua
evidenza. Vendetta succulenta, ben pensata, feroce, da boiardo di Stato, più
ancora che da politico. Nessuno più di Prodi sa infatti che nel trattare un
contratto su un asset così complesso come Alitalia tutto si deve e si può fare,
tranne che far sedere al tavolo delle
trattative acquirenti, sindacati e Tesoro durante una campagna elettorale.
Invece, Prodi ha organizzato le cose in modo che questo accadesse con diabolica
precisione. Il suo governo è caduto a febbraio, e quindi aveva tutto il tempo o
per anticipare la trattativa o – ancora meglio – per organizzare una copertura
finanziaria – quel prestito ponte che l’Ue ammette senza problemi, se
finalizzato a condurre al meglio la trattativa con la stessa Air France – che permettesse al Cda Alitalia di non avere
problemi di cassa sino all’estate e magari oltre.
Invece no. Prodi non
si è mosso, ha lasciato che la diabolica – e voluta – coincidenza facesse tutti i
danni possibili e immaginabili a Veltroni.
Oggi, molti giornali – in particolare il Riformista – pronosticano che Berlusconi darà notizia a
Matrix dell’avvenuta formazione della cordata italiana, facendo alcuni nomi ad
effetto. Se così sarà, sarà un colpo diretto sotto la cintura di Veltroni, un
enfatizzazione del ruolo di “salvatore del Nord” che è nelle più intime corde
del cavaliere, una trovata elettorale da mago della comunicazione. E questa
congiuntura, non è stata creata da Berlusconi, che sinora l’ha solo sfruttata
con eccellente intuizione, ma da Prodi.
Se ne vuole la
controprova? Si legga la cronaca della festicciola di commiato da Palazzo Chigi
scritta da Fabio Martini sulla Stampa. Martini non è un gossiparo, è un
eccellente commentatore politico, non uno che si inventa virgolettati. E le
frasi di Prodi che ha riportato – mai smentite – sono un altro colpo molto, molto
sotto la cintura di Veltroni. Prodi, infatti, ha aperto un fronte di polemica
frontale e diretta contro Fausto Bertinotti personalmente e contro la Sinistra Arcobaleno,
formalmente e direttamente accusate di avere la responsabilità politica della
caduta del suo esecutivo. Prodi, ha negato che la responsabilità vera del suo
secondo fallimento sia stata di Mastella e Dini, ma ha sostenuto che si è
trattato di un secondo ’98, con l’aggravante che questa volta Bertinotti ha
agito usando scorrettamente il peso di una “rilevante carica istituzionale”.
Parole del presidente
del Pd, tutte tese a fare saltare i nervi al “popolo rosso”, ad aprire la
polemica eterna nelle famiglie e nei clan della sinistra, a rinfocolare il tema
delle identità, a permettere a Bertinotti di fare subito un appello alla sua
gente, perché si difenda dall’ennesima guerra a sinistra menata cinicamente dal
Pd. In breve, parole mirate a fare saltare la strategia veltroniana del “voto
utile”, del voto disgiunto – alla Camera per Sinistra Arcobaleno, al Senato per
il Pd – indispensabile in molte regioni per conquistare il premio di maggioranza
del Senato.
Ma perché tanto
rancore? Semplice: Prodi non scorda quel che ha fatto Veltroni durante la pausa
di riflessione di Mastella, dopo l’arresto della moglie. Nel momento in cui il
Guardasigilli doveva decidere se aprire la crisi, o tornare nelle fila,
Veltroni ha annunciato che avrebbe rotto con l’Udeur, che l’avrebbe
isolata o assorbita, che mai o poi mai si sarebbe alleato con lei. Un
cambiamento di scena che ha convinto il leader Udeur a scegliere il male
minore, fare cadere il governo Prodi, ed evitare il referendum con elezioni
anticipate.
Fu Veltroni, insomma
– i fatti sono indiscutibili – a scegliere di enfatizzare sino allo spasimo
mortale le contraddizioni interne alla
coalizione di Prodi, annunciando che ne avrebbe minacciato l’esistenza
stessa, se gli avessero dato tempo per rafforzare il suo Pd.
Di qui l’obbligo della deflagrazione.
Di qui la vendetta odierna di Prodi.
Tramite Alitalia.
