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Lo "splendido isolamento" di Ankara

La verità è che la Turchia ha sempre fatto i suoi interessi nella NATO

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La NATO è un'alleanza molto variegata che al suo interno comprende correnti politiche sovrapposte, e in cui le più svariate "cordate" cercano di imporre la propria agenda. Fortunatamente, non si tratta di una lotta caotica che altrimenti paralizzerebbe l'organizzazione, ma una certa contrapposizione tra le "anime" dell'Alleanza rimane comunque molto sentita. Ogni documento NATO o comunicato congiunto è frutto di compromessi che a volte non riflettono le intenzioni iniziali.

Generalmente la Nato può essere divisa in quattro gruppi mossi da interessi multiformi e che possono convergere o divergere a seconda dell’argomento trattato. Il primo e il più influente gruppo è formato dai paesi fondatori dell’Alleanza Atlantica, tra cui l'Italia. Il secondo gruppo è un insieme di stati provenienti dall’ex patto di Varsavia e l'ex Unione Sovietica (Paesi Baltici). Il terzo gruppetto comprende gli stati dell’ex Jugoslavia e l'Albania. La quarta entità rappresenta più una posizione che un gruppo poiché si tratta di un solo stato membro, la Turchia. Ankara è un vecchio membro dell’alleanza atlantica ed ha un carattere molto particolare.

Raggruppare alcuni fatti riguardanti la politica turca permetterà di comprendere le peculiarità di questo paese. La Turchia raramente è incline a fare il gioco di squadra quando i suoi interessi nazionali non vengono ascoltati. L’adesione della Turchia alla NATO, avvenuta nel lontano 1952, è il frutto della vecchia politica di allargamento, in cui contava più l’effettiva capacità di contributo militare che gli standard democratici del paese aspirante. Di fatto, con la sua popolazione di poco meno di 80 milioni di persone e la grande forza militare di cui dispone era e rimane di particolare aiuto alla NATO. La sua posizione geopolitica permise all’alleanza atlantica di assumere una posizione geopolitica molto avvantaggiata e di circondare il vecchio nemico (URSS), bloccando quasi tutta la sua marina militare dentro il Mar Nero. 

Oggi tutto è cambiato e la Turchia ha la sua agenda internazionale che non è necessariamente in accordo con la politica comune dell'alleanza o della Ue. La Turchia gioca su almeno 5 fronti politici ed è interessata a espandere la sua egemonia quasi ovunque, soprattutto mediante il commercio e la cooperazione. Ha una politica estera molto rigida e ben definita che raramente ammette dei compromessi e vuole imporsi come una potenza interregionale sia in Europa che nel Medio Oriente e in Asia. La Turchia vede e percepisce la NATO come un importantissimo status di cui “vantarsi”, aumentando la sua autorevolezza nel mondo arabo ed in Asia centrale, ma che le dà influenza anche all’interno dell’alleanza. Ankara riesce a pesare, da sola, quanto qualsiasi altro gruppo di pressione all’interno dell’organizzazione.

Sulla scena internazionale, la Turchia è un alleato dell’Iran e dell'Azerbaigian, ha ottimi rapporti con moltissimi stati mediorientali ed Est Europei ed è un partner economico molto importante della Russia, la quale ne riconosce il peso politico  e tratta Ankara assolutamente alla pari. Quest’ultima affermazione non avrebbe neanche senso se non fosse per la peculiarità e arroganza della politica estera russa che riserva un trattamento politico paritario a pochi paesi prescelti. Per quanto strano possa sembrare, Ankara è anche un partner tra i più importanti per la Georgia in ambito politico, economico e soprattutto militare. Mantiene con il governo di Tbilisi una stretta collaborazione e ha recentemente firmato l’accordo per il libero commercio.

Come si vede, la Turchia ha una politica estera molto attiva e ma anche contraddittoria. Riesce ad essere amica della Russia pur rimanendo il partner principale della Georgia, ha relazioni molto buone con l'Iran e rimane un partner strategico degli Usa. Occupa illegalmente da decenni il nord dell’isola di Cipro ma è membro della NATO e il paese candidato per l’adesione all’Ue. Tale “successo” deriva dalla sua determinazione e grande ambizione per la supremazia regionale. Non si accontenta mai dello status quo di cui gode, ma cerca una continua espansione. Concede alle alleanze di cui fa parte la minima cooperazione e non esita a non dare nulla se tale concessione è contraria ai suoi anche più piccoli interessi privati.

Dopo aver toccato il tema dell’adesione turca all’Ue, bisogna essere obiettivi e riconoscere che tale prospettiva rimane ancora molto distante. Suddetta affermazione non è un problema culturale legato al fatto che la Turchia sia un paese musulmano, ma riguarda il bassissimo livello della democrazia turca e l’incompatibilità del programma Ue con gli interessi nazionali turchi. Purtroppo, ad oggi, la Turchia non riesce a rispettare la maggioranza dei requisiti minimi necessari per l’adesione all’Ue. Il livello e la qualità della democrazia in Turchia rimane minima e le libertà civili sono carenti.

Analizzando le critiche della Ue si evince che l'intero apparato della giustizia turca necessita di una riprogettazione totale e la corruzione dilagante nel paese ha bisogno di un lavoro serio e costante. Se questi requisiti venissero rispettati, sarebbe corretto mantenere la politica delle “porte aperte”, ma in nessun modo dobbiamo permettere che l'Ue possa diventare "un ricovero per gli ammalati".

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