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Il parallelo

La Xylella, il Covid degli ulivi (e non solo)

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Covid-19 e Xylella fastidiosa. Due nomi ormai tristemente noti al popolo italiano. Due emergenze differenti, due mondi forse lontanissimi, ma con alcune analogie.

Il primo, il famoso virus di Whuan, è un nuovo coronavirus ad RNA ad unico filamento positivo, della stessa famiglia dei virus del comunissimo raffreddore, e parente di quelli responsabili di SARS e MERS.

Scarsamente letale, è noto soprattutto per le manifestazioni cliniche importanti e talvolta con esiti fatali che sono comparse in soggetti che, per varie ragioni, risultano predisposti, e che nel nostro Paese sono stati soprattutto anziani e con pregresse patologie. Dai dati ufficiali dell’ISS, emerge infatti che i decessi dovuti al Covid abbiano riguardato, in media, persone con età di 82 anni con tre comorbalità. Di questi, una buona parte nemmeno è giunta in ospedale. Contrariamente alla vulgata, i maggiori decessi infatti non si sono avuti nei reparti di terapia intensiva, ma nelle RSA o tra le mura domestiche. E questo perché ad una situazione oggettiva pregressa in termini di salute precaria, si è sommata la scelta, tutta di natura politica, di attendere il decorso della malattia senza intasare Pronto Soccorso e strutture sanitarie. Anche per il terrore scatenatosi. Del resto, il recente rapporto dell’AIFA ha certificato, a partire dal mese di febbraio 2020, un maggior utilizzo di anestetici generali e sedativi iniettivi (leggasi fiale di morfina…), probabilmente utilizzati per “accompagnare” alla morte i pazienti, in una sorta di eutanasia sottotraccia e diffusa.

Per combattere questo virus – che oggi, dal solo punto di vista farmacologico, alla luce di diversi studi scientifici così come dell’esperienza maturata sul campo (e certificata dal predetto rapporto dell’Agenzia del farmaco), sembrerebbe si possa contare su un ampio ventaglio di circa una ventina di farmaci – si sono del resto operate scelte uniche nella storia della medicina a livello mondiale, fino ai famigerati lockdowns, decisi dai diversi governi con più o meno intensità.

La seconda, è un batterio gram-negativo, ben noto da oltre cento anni nel continente americano, che, attraverso un insetto vettore che inocula il pategeno nello xilema, colpisce numerose specie vegetali portando al disseccamento della vegetazione fino alla morte della pianta in specie particolarmente suscettibili.

Purtroppo, tra queste vi rientra l’ulivo, ed in particolare varietà molto diffuse in territorio pugliese, quali la cellina di Nardò e l’oliarola salentina, famose per i caratteristici ulivi secolari, ossia piante con secoli di vita e che in poco tempo sono state ridotte a legno secco dal famigerato patogeno.

L’origine del batterio, almeno nella “sub specie pauca”, pare sia da rintracciare nel Costa Rica, in particolare nelle piantagioni di caffè: l’assenza di adeguati controlli, ha fatto in modo, nel gioco del libero mercato globale, che piante infette venissero introdotte nel Salento e che il “philaenus spumarius”, la famigerata “sputacchina”, trasmettesse la Xylella a qualche pianta di ulivo. Da lì, la diffusione, favorita da precise scelte politiche e giudiziarie.

Il virus del Covid è arrivato anch’esso in virtù della globalizzazione e dell’assenza di controlli alle frontiere: anzi, il sogno di un mondo globale senza più stati, nazioni, popoli e confini è stato proprio quello che ha partorito il problema della pandemia.

Su Covid una narrazione vergognosa ed una politicizzazione della vicenda hanno fatto passare, in Italia, l’idea di un virus letale in grado di sterminare la popolazione non appena qualcuno avesse osato infrangere le regole irrazionali della dittatura sanitaria: mentre l’evidenza scientifica dimostrava altro, e che, ad esempio, l’aria aperta, i grandi spazi, le strade, il vento, il sole, erano fattori e situazioni altamente negativi per la “vita” del virus, che necessita di essere veicolato attraverso goccioline di saliva infetta fino all’apparato respiratorio altrui, e che al contrario i luoghi chiusi, senza areazione, la permanenza lunga e ravvicinata potevano essere occasione di contagio (che non significa malattia assicurata e men che meno morte), la campagna mediatica e governativa atta a combattere chi uscisse da casa senza la giustificazione si poneva contro la realtà e contro la conoscenza scientifica.

Ed ovviamente, non potevano mancare gli untori, ossia i soggetti tacciati di diffondere il virus, magari facendo una passeggiata in riva al mare. Ciò assumendo il comportamento più sicuro e logico ai fini del contenimento del potenziale contagio! E oseremmo dire quello davvero razionale.

Una follia tutta italiana, con tanto di dispiegamento di forze dell’ordine e di risorse economiche, in spregio ad ogni logica e ad ogni principio di vero diritto.

Al contrario, su Xylella, la narrazione è stata di tipo “negazionista”, sebbene tale termine andrebbe completamente bandito, perché utilizzato come strumento ideologico. Ciò che conta è che la vicenda Xylella sia stata caratterizzata da un assurdo rifiuto della realtà: dai sostenitori dell’assioma che il batterio non esistesse, a quelli che “c’è, ma è completamente innocuo”. E come spiegare i disseccamenti di tantissimi uliveti? Bhè, sempre con i famosi “untori”: le leggende popolari hanno così narrato di squadre in tute spaziali che di notte avrebbero irrorato prodotti chimici sulle chiome degli alberi con l’intento di farli seccare…il giorno dopo! Per poi dare la colpa a Xyella ovviamente.

E via inchieste della Magistratura, gli attacchi feroci ai veri scienziati, le teorie più strambe, e un investimento a perdere su cure miracolose nei confronti di una malattia che non può essere, ad oggi, curata, ma solo prevenuta. Eradicando le piante infette, facendo letteralmente terra bruciata intorno ai focolai e combattendo il vettore.

In tutto ciò, una classe politica sempre in cerca di consenso – e che ha avuto il terrore di abbattere da subito gli ulivi malati perché c’era sempre qualcuno pronto a “difenderli” e ad intercettare i voti dei poveri agricoltori – e che riduce la Politica a potere, non solo non ha preso le decisioni razionali e giuste, ma ha favorito il disastro. Da ultimo, cancellando l’obbligo della lotta al vettore in tutta la zona dichiarata infetta, abbandonandola quindi ad un destino segnato.

Sempre per le stesse finalità di potere e di consenso, la medesima politica ha assunto, su Covid-19, un atteggiamento diverso ed opposto: dinanzi ad un virus che per la maggior parte dei casi o non da sintomi, o produce una malattia simil-influenzale, che non richiede particolari accorgimenti se non quello di non contagiare altri (soprattutto soggetti a più alto rischio), ma davanti ad una piccola percentuale che necessita di cure ed interventi tempestivi fino all’ospedalizzazione, si è scelto, dopo aver fatto dilagare i focolai, di non investire minimamente sulle cure.

Anzi, il concetto di malattia curabile, spesso persino a domicilio e con farmaci “da banco” se monitorata e presa per tempo, è stato quello più boicottato. Il covid-19 doveva essere il virus letale, quello che porta a morte certa, e che può essere evitato solo con il più rigido lockdown, la stigmatizzazione dei contatti umani ed indossando mascherine anche in assenza di ogni indicazione e studio scientifico. E poi guanti, sanificazione delle strade, saluti con i gomiti, e tante altre idiozie anti-scientifiche. Perché una malattia curabile richiede impegno e responsabilità da parte della Politica, oltre che grande perizia da parte medica. Ed invece, narrare di un morbo mostruoso che non da scampo, contro ogni studio ed evidenza, libera la classe politica dalle proprie responsabilità e consente di scaricare tutto sulle spalle del povero cittadino impaurito ed aizzato a temere ed odiare i suoi simili. E, diciamola tutta, crea anche meno problemi di natura “risarcitoria” alle strutture sanitarie…

Xylella invece non può, ad oggi, essere curata. Ed ogni investimento sugli oliveti in disseccamento con prodotti ed agrofarmaci è completamente inutile. O utile ad arricchire le tasche di qualche arruffapopolo. Vi sarebbe però un modo per salvare i secolari, oltre a quella prevenzione che la politica (intesa sempre come gestione del potere) ha evitato in tutti i modi di porre in essere seriamente: una campagna di innesti con varietà resistenti (ossia che non manifestano i sintomi del disseccamento), almeno al fine di salvaguardare un paesaggio che, ricordiamolo, è quello che è grazie al lavoro che i contadini hanno fatto nei secoli. Grazie all’opera dell’uomo in armonia con la terra e con il Sacro. Non è un qualcosa spuntato dal nulla, come vorrebbe la narrazione ambientalista che ha fatto della lotta contro la verità su Xylella una propria bandiera. L’ambientalismo gnostico che, come ogni forma di Gnosi, rifiuta e combatte la Realtà. E che non vuol sentir parlare nemmeno lontanamente di genoma editing sulle piante, tecnica che potrebbe recuperare la caratteristica della resistenza ed estenderla a diverse varietà e specie. Magari però ne è entusiasta se ci fosse un modo per far nascere un bambino clonandolo, senza necessità di maschio e femmina…

Per una strana coincidenza, quella parte ideologica e politica che ha cercato in tutti i modi di ostacolare la lotta al batterio killer degli ulivi, è la stessa che si è fatta la più strenua difenditrice delle chiusure, della caccia agli untori irresponsabili, dello stare a casa. Cavalcando e fomentando le umane paure. Favorendo ancora una volta la gnosi contro la realtà. E che glissa sugli anticorpi monoclonali, sull’ipotesi dell’omoplasia, e su tutto ciò che la scienza vera, quindi non dogmatica, pone sul campo della conoscenza e della ricerca, ignorando il ruolo dei linfociti T e il funzionamento della cross-reattività immunologica. Perché non vuol sentire nulla che non sia l’evocazione magica della Santa Chiusura e della mascherina al posto della Corona del Rosario.

Questa stessa area del tutto avulsa dal realismo, oggi taccia persino di “negazionismo” (sic!) medici e scienziati che sottolineano quelle evidenze che portano a concludere che attualmente in Italia non vi sia più un’emergenza di natura sanitaria a livello clinico ma, semmai, il bisogno di investire in monitoraggi, strutture, medicina di territorio, cure.

Chissà. Forse per certi ambienti – che dovremmo definire gnostici, se non fosse che la gnosi è ormai mentalità diffusa nel c.d. Occidente e, purtroppo, anche in Italia – l’ideologia, la politicizzazione, la lotta contro la realtà, viene naturale come forma mentis. Ed è questo il vero grande morbo italiano, che purtroppo rischia di infettare un pò tutti, se non si hanno o si potenziano gli adeguati anticorpi culturali.

Anzi, la diffusione di questo morbo, che assume poi vesti proteiformi caratterizzate da faziosità, dal rifiuto della retta ragione, ma anche dallo scientismo, sembra incontrastata.

Occorrerebbe iniziare seriamente a combatterlo. Prima che sia troppo tardi. Ma per farlo bisogna attrezzarsi, tornando al primato dell’essere sul sapere, e del conoscere sul fare. Esattamente il contrario di quello che avviene, dove si fa tanto per fare, senza conoscere, e spesso sbagliando, e dove l’idea, il pensiero, l’ideologia, sostituisce l’essere, ossia la realtà vera delle cose.

PS: pesa come un macigno su entrambe le questioni il ruolo del giuristi, o, meglio, l’assenza della voce del vero diritto. Chiuso nelle gabbie ideologiche del positivismo e del costituzionalismo, per citare il filosofo Marino Gentile il giurista non fa altro che essere un “enzima del potere”, difendendo un diritto senza verità, e provvedimenti senza giustizia. Proprio quanto accaduto, tra stati di emergenza e aporie giuridiche, dovrebbe invece innescare il ritorno al vero diritto, sempre che esistano ancora autentici giuristi e non meri conoscitori, bravi per quanto vogliamo, di leggi e di ordinamenti.

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1 COMMENT

  1. A proposito di Xylella nessune sente un “campanaccio stonato” per quanto riguardano le ricerche e la cura per il disastro provocato dalla Xylella e di altri “insetti e muffe” d’importazione.

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