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Il caso

L’aborto, la sinistra e la libertà di scelta (a senso unico): il caso Piemonte

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In Piemonte succede una cosa curiosa: la giunta regionale di centrodestra applica la legge 194 sull’aborto, ma la sinistra e il M5S protestano furiosamente.

L’assessore Marrone, di Fratelli d’Italia, prima ha bloccato la somministrazione della pillola abortiva Ru486 nei consultori (come invece è richiesto dalle linee guida del ministro Speranza), poi ha emanato un bando che apre alla collaborazione tra le Asl e i volontari delle organizzazioni pro-life, come i Centri di aiuto alla vita. Entrambe le decisioni sono state prese nel pieno rispetto della 194, che all’art. 2 recita: “I consultori sulla base di appositi regolamenti o convenzioni possono avvalersi, per i fini previsti dalla legge, della collaborazione volontaria di idonee formazioni sociali di base, e di associazioni del volontariato, che possono anche aiutare la maternità difficile dopo la nascita”.

Anche lo stop alla pillola abortiva nei consultori è in linea con la legge, che all’art. 8 indica con precisione i luoghi in cui si possono effettuare gli interventi di interruzione di gravidanza, e i consultori non sono previsti. Tutto perfettamente legittimo, dunque; anzi, gli amministratori piemontesi hanno dimostrato un’attenzione alla salute della donna e alle sue libere decisioni davvero ammirevole.

Invece, apriti cielo. La sindaca Appendino, che dopo la condanna per i fatti di piazza San Carlo ha bisogno di una nuova legittimazione, parla di “delirio oscurantista e ideologico”, appoggiata dal coro delle donne del Pd, a partire da Laura Boldrini, e dall’associazione Nonunadimeno. Gli slogan che abbiamo sentito ripetere così spesso sulla necessità di applicare la 194 e di difendere la libera scelta delle donne rivelano oggi tutta la loro carica ideologica e strumentale. Quello che si vuole veramente difendere sembra sia l’aborto in sé, come se la bandiera delle donne di sinistra fosse il rifiuto della maternità.

Soltanto il volontariato, in tutti questi anni, ha aiutato le mamme in difficoltà. Migliaia di bimbi, pienamente desiderati, non sarebbero nati a causa della solitudine delle madri, costrette ad abortire da condizioni di bisogno, di violenza, di disperazione. I Centri di aiuto alla vita non fanno ideologia, non costringono chi si rivolge a loro a proseguire a tutti costi la gravidanza. Semplicemente, sono donne che aiutano altre donne, che ascoltano i loro problemi e se ne fanno carico con i pochi mezzi a disposizione, evitando che una mamma ricorra all’aborto anche quando il figlio lo vorrebbe, solo perché non trova il sostegno necessario.

La giunta piemontese e l’assessore Marrone vanno avanti con coraggio, nonostante gli attacchi. Ma alla Boldrini e all’Appendino suggeriamo, se sono in buonafede, di incontrare i volontari dei Centri di aiuto alla vita, e di vedere con quanta delicatezza e solidarietà accolgono le donne che si rivolgono a loro. Temo però che non lo faranno. L’unica scelta che si deve offrire alle donne è l’aborto: la solidarietà non è più roba di sinistra da tanto tempo.

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