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Laicisti, tradizionalisti e il sogno di una società che ci liberi dal pluralismo reale

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Ci sarà ancora consentito di ritenere, con Sigmund Freud, che la omosessualità rivela una patologia, con Kant, che la pena di morte è più giusta dell’ergastolo, con Winston Churchill che la democrazia liberale non è fatta per tutti i paesi?

Ciascuna di queste tre tesi, in realtà, mi sembra problematica ma mi chiedo: esiste un punto di vista oggettivo, scientifico, che stabilisca, una volta per tutte, se una è più ‘vera’ del suo contrario? E me lo chiedo perché sta venendo fuori, forse non solo in Italia, un tipo di ‘cultura civica’ che sembra non rendersi conto dell’<incertezza ontologica> che regna nel mondo umano dove non confliggono il vero e il falso — come nella scienza — ma ‘opinioni’ dettate da diverse concezioni del mondo e che portano, ad es., gli uni a ritenere l’aborto un omicidio, gli altri una sorta di appendicectomia. Laicisti e  tradizionalisti,  atei e credenti, in cuor loro coltivano il sogno di una società a norma, che  ci <liberi> dal pluralismo <reale>.   


 

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4 COMMENTS

  1. Reazionari in insalata?
    Guardi, Cofrancesco, che in campo scientifico non siamo poi andati tanto oltre Popper, che ci ha insegnato che possiamo conoscere con certezza ciò che è falso, ma non ciò che è vero.

  2. Boh
    Mi accodo allo stile degli autorevoli commentatori qui sopra: Boh! Il “Boh” è la grande cifra dell’epoca, la sola risposta rimasta lecita dopo l’affermazione del relativismo assolutista che vieta (mediante precise direttive piene di timbri e bolli) di esprimersi su qualunque cosa. Per esempio, si prenda una qualunque delle tre tesi riportate: pronunciata da un europeo, essa probabilmente lo conduce dritto in galera; pronunciata da un iraniano, essa è la legittima espressione di una cultura “diversa” che non è consentito comparare alla nostra. Pertanto, finché non si siano chiarite tutte le condizioni accessorie, è prudente rifugiarsi nell’ovattato regno del “Boh”.

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