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L’ambientalismo di sinistra ha fallito. Per salvare la terra servono soluzioni liberali

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Trentotto anni fa esatti, circa venti milioni di americani parteciparono al primo Earth Day. La Quinta Strada di New York fu chiusa al traffico per permettere a centomila persone di riunirsi e celebrare l’evento.  Più di duemila università interruppero le loro proteste contro la guerra nel Vietnam per manifestare il loro dissenso alla distruzione delle foreste, la crescita della popolazione, l’inquinamento atmosferico. Il fumo delle ciminiere, gli scarichi degli aerei, le polveri e il vapore – si diceva - avrebbero coperto la Terra di una coltre tanto spessa da impedire ai raggi del sole di riscaldare a sufficienza il pianeta. A detta di autorevoli scienziati, in trent’anni la temperatura media sarebbe crollata di cinque o anche di dieci gradi, catapultando l’umanità in una nuova era glaciale.

Questo raffreddamento globale, com’è noto, non si è verificato: anzi, la temperatura pare sia aumentata di un quarto di grado negli ultimi trenta anni e - a leggere le stime dell’IPCC (la commissione internazionale costituita nel 1988 dall’Onu per studiare i cambiamenti climatici in atto) - dovrebbe continuare a salire nei prossimi decenni.  Dovrebbe, ma non si può affermarlo con certezza; come rimane qualche dubbio che l’eventuale aumento della temperatura globale abbia come effetto determinante il livello di emissioni antropiche.

Se la prima edizione dell’Earth Day fu dunque dedicata al global cooling, da qualche anno protagonista dell’evento è il global warming, il suo esatto opposto. Un particolare curioso ma poco rassicurante, che testimonia come la questione ambientale sia dominata da un approccio più emotivo che scientifico, un coacervo ideologico fatto di diffidenza per la scienza e la tecnologia, nostalgia per l’autarchia e vagheggiamenti sulla necessità di politiche denataliste. Anche quest’anno l’Earth Day rischia di promuovere politiche per l’ambiente ispirate a teorie “anti-sviluppiste”, anziché a soluzioni “laiche” che puntino all’innovazione tecnologica, alla crescita economica e che non siano avverse al mercato.

Mai come in questi ultimi tempi si è palesato il cortocircuito di questo ambientalismo: il massiccio investimento nei  biocarburanti “puliti” ha sottratto terra alla produzione per la filiera agro-alimentare, contribuendo all’aumento dei prezzi; l’ostilità preconcetta allo sviluppo degli OGM frena la possibilità di sperimentare nuove vie per un rapido adeguamento dell’offerta alimentare mondiale alla crescita della domanda; in tema di riscaldamento globale, il catastrofismo degli scenari si scontra con la inadeguatezza di molte soluzioni proposte (se è vero quanto ci prospettano, converrebbe puntare su strategie di adattamento del territorio agli effetti del riscaldamento globale piuttosto che perseguire costosissime politiche di mitigazione del clima); in campo energetico, rimane una dichiarata ostilità alla più pulita delle tecnologie, il nucleare. Ridurre nel medio periodo le emissioni inquinanti, su scale locale e globale, è un obiettivo fondamentale, ma le soluzioni adottate devono tenere conto anche delle analisi costi/benefici e della necessità di prefigurare risultati effettivamente conseguibili. Fissare obiettivi irrealistici per acquietare le coscienze non rappresenta mai una buona politica.

La qualità dell’ambiente in tutti i suoi aspetti è una esigenza avvertita in modo sempre più urgente e deve divenire una priorità politica per ogni governo.

Nel nostro paese, le preoccupazioni dei cittadini sul futuro del pianeta sono state fino ad oggi monopolizzate da minoranze rumorose e aggressive che, in base ad analisi semplicistiche, hanno propugnato soluzioni irrealistiche e hanno trasformato la questione ambientale in una critica pregiudiziale all’industria, alla tecnologia, al mercato.  Vale per il riscaldamento globale, ma vale anche per la qualità dell’aria dei centri urbani, il ciclo dei rifiuti, la produzione di energia, la tutela del patrimonio naturale, la sicurezza alimentare.

Le elezioni hanno portato alla bruciante sconfitta di questo ambientalismo del "No".

La conquista di una piena cittadinanza dell’ambientalismo nelle fila dello schieramento liberale, dunque, impone alla nuova maggioranza la responsabilità di realizzare, in chiave locale e in proiezione globale, una politica sull’ambiente alternativa e “laica”. Il governo Berlusconi è chiamato a rilanciare come centrali le politiche per l’ambiente, in chiave liberale, sulla scorta delle piattaforme ecologiche che caratterizzano in Europa i programmi dei partiti moderati.

Si tratta di una sfida culturalmente decisiva ai "teoremi ideologici" della sinistra, a partire da quello che vorrebbe dimostrare, contro ogni evidenza e contro lo stesso buon senso, che "difendere la Terra" significa combattere l’innovazione scientifica, il progresso tecnologico e la modernizzazione produttiva: è vero l’esatto contrario.

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6 COMMENTS

  1. Complimenti!
    Trovo che gli argomenti presentati dovrebbe rimanere scolpiti nelle menti dei nostri governanti: è raro leggere articoli di tale lucidità. Alcuni aspetti di assoluto rilievo: la cecità di quanti lottano contro gli OGM, la follia degli irriducibili avversari del nucleare, l’idea sconsiderata di utilizzare gli alimentari per farne carburanti. Ed infine l’idea fondamentale: se è vero che andiamo incontro al riscaldamento globale, piuttosto che pretendere di “fermarlo” con costosissimi ed impossibili risparmi di combustibili, sarebbe INDISPENSABILE una politica per prevenire i guai che conseguirebbero alla modificazione del clima. I miei complimenti a Della Vedova!

  2. Che in 38 anni degli
    Che in 38 anni degli scienziati,perchè nel mazzo ci sono anche loro,siano passati dal pronosticare una cosa al suo opposto,la dice lunga sulla qualità e onestà intellettuale di molti scienziati.Che l’attività dell’uomo pesi pesantemente sulla salute ecc.,mi sembra ovvio,che invece produca effetti sul clima una colossale sciocchezza.Come anche la demolizione del libro,ovviamente premio nobel,di Gore,ha dimostrato.Come non si stanca di ripetere il Prof.Battaglia,come hanno scritto i membri di un istituto parallelo a quello onu,ma non politicizzato.

  3. Adattiamo il territorio?
    “converrebbe puntare su strategie di adattamento del territorio agli effetti del riscaldamento globale piuttosto che perseguire costosissime politiche di mitigazione del clima”
    Una buona idea è quella di affrettarsi a visitare Venezia a piedi, prima di doverlo fare a bordo di un sommergibile.

  4. Sproloqui
    E’ impressionante il numero di persone che sproloquiano di argomenti di cui non sanno o non hanno studiato mai nulla… Orde di ragazzini che a malapena sanno scrivere in un italiano accettabile auto-elevatesi ad esperti in campo fisico-ambientale… Pseudo-scienziati seguaci ciechi del “principio di precauzione” (la bufala più grande mai avallata da Onu e Comunità Europea)… Speriamo che qualcuno, tipo il prof. Battaglia e gli iscritti a Galileo 2001, riesca finalmente a zittire i guru dell’ambientalismo beota! (p.s. credo che la frase “rimane qualche dubbio che l’eventuale aumento della temperatura globale abbia come effetto determinante il livello di emissioni antropiche” sia errata… dovrebbe essere “causa” e non “effetto”)

  5. Quale direzione per il progresso
    Condivido che l’ambientalismo ortodosso e’ stato spesso intriso di posizioni eccessivamente ideologiche portate avanti con certo fanatismo irrazionale. Non condivido una eccessiva fiducia nel mercato, nel liberismo, nella scienza di sviluppare il progresso nella migliore delle direzioni possibili senza prendere in considerazione diversi contributi per analizzare situazioni del tutto nuove. Le possibilita’ di crescita non sono infinite, si vanno rapidamente raggiungendo limiti fisici di saturazione, e l’articolo non tiene conto di quanto si va razionalmente sostenendo in merito di “impronta ecologica” delle attivita’ antropiche e di sostenibilita’ dello sviluppo. L’innovazione, la tecnologia, la scienza hanno bisogno di essere indirizzate dalla politica e il capitalismo sprecone ha fallito nel generare falsi miti nell’innovazione sempre possibile, senza freni, affidate alle sole logiche liberiste pro-profitti ma spesso molto poco family friendly, rights friendly, consumer friendly, earth friendly. Usare la razionalita’ scientifica e politica nell’indirizzare il nostro progresso e’ un nostro preciso dovere dal momento che l’umanita’ affronta oggi problemi del tutto nuovi per cui ricette piuttosto vecchiotte possono apparire inadeguate.

  6. Global Warming
    Articolo lucido, chiaro e convincente. Bisognerebbe dare spazio in tv, sui giornali etc ad opinioni che son contrarie al prevalere di quelle correnti, abbastanza catastrofiche, sui possibili effetti del riscaldamento globale sulla comunita’ terrestre, e sulle politiche della sinistra e dei verdi (verdastri?)che han finora causato piu’ danni che benefici, sopratutto in Italia.

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