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Festival Aix en Provence

L’amor sacro e l’amor profano rubano la scena alla politica de sinistra

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Dal 1948, Aix en Provence è sede di uno dei più importanti festival di teatro in musica europei. Finanziata per il 66% da biglietteria e da sponsor privati (europei, americani e giapponesi), questa edizione presenta sei opere, 17 concerti , 3 mostre nell’arco di un mese. A latere, due conferenze internazionali di politica e di economia, un festival di musica barocca provenzale, uno di operetta francese e spettacoli “Off” e “Back” nelle piazzette, stradine e giardini di questa città di 150.000 abitanti il cui centro storico è rimasto intatto così come venne programmato ai tempi del Cardinal Mazarino. In agosto, al Festival principale ne fanno seguito altri due, dedicati rispettivamente alla danza ed al jazz. Aix viene raggiunta bene dall’Alta Velocità da tutta Europa ed ha, a mezzadria con Marsiglia, un comodo aeroporto a 30 km dal centro. Quindi, per due mesi è un crocevia di incontri – politici, industriali e finanziari. Le sponsorizzazioni sono da tempo accompagnate da colazioni o cene con “chi-può” e negli intervalli degli spettacoli gli sponsor hanno salette speciali a loro riservate.

Il Festival non è cominciato bene: una lettura della mozartiana “Zaide” (opera incompiuta e mai rappresentata quando l’autore era in vita) fatta da Peter Sellars, ormai legato alla sinistra radicale europea, in chiave da protesta da centro sociale, nonché condita da inaudita violenza. La partitura (incompleta) è, poi, interpolata con brani di “Thamos, re degli Egizi), il finale (mai scritto) non c’è e soprattutto il cast è malassortito.

La manifestazione ha ritrovato lo stile degli ultimi anni (oltre che nei concerti dei Berliner Philarmoniker, in residenza a Aix per due mesi), nelle due opere presentate subito dopo “Zaide”: “Sigfrido” di Richard Wagner (terza puntata di un allestimento su quattro anni della “tetralogia” , in co-produzione con Salisburgo, con i Berliner nel golfo mistico, un cast internazionale e la regia di Stéphane Braunschweig) e con la prima mondiale di “Passion” di Pascal Dusapin, il compositore francese più rappresentato in Patria ed all’estero. “Sigfrido” potrà essere visto ed ascoltato anche al Festival di Pentecoste di Salisburgo e “Passion” inizia in settembre una lunga tournée (Strasburgo, Rouen, Parigi, Vienna, Lussemburgo e forse New York e Roma – per parlare unicamente degli impegni nella stagione 2008-2009).

Cosa hanno in comune i due lavori? Sono due letture differenti, e speculari, dell’amore e dell’eros. “<Siegfried>- afferma Braunschweig che il prossimo Sant’Ambrogio inaugurerà la stagione della Scala con una nuova edizione del verdiano “Don Carlo” – è delle quattro opere della tetralogia wagneriana quella in cui la presenza stessa del sesso è più importante”. Non solo nei simboli (la spada, la lancia, la grotta, il fuoco), ma nell’intera vicenda, Il protagonista è un adolescente innocente e senza paura ma in piena esplosione ormonale; non conosce la paura – ed in tal modo uccide un drago, fa carne per hamburger del nibelungo che vuole avvelenarlo, manda il Re degli Dei a farsi benedire, ottiene il piene potere dell’universo mondo – sino a quando non vede le fattezze di una donna, la vergine Brunilde. Gli ultimi 45 minuti sono un duetto travolgente carico di eros , che termina ovviamente in un enorme letto. La pagine più carnale composta nell’Ottocento. Aix offre una produzione di gran classe che sarà di riferimento per anni e che il pubblico, dopo oltre cinque ore di spettacolo, ha salutato con venti minuti di applausi.

L’eros e l’amore sono anche al centro di “Passion”: due soli cantanti – attori – Lui e Lei – ed un coro di sei elementi – gli altri. Un’orchestra quasi barocca – quattro archi, sei fiati, tre ottoni, un’arpa, un clavicembalo integrata, però, da “live electronics” ed elettroacustica (i due protagonisti indossano un dispositivo elettronico che trasforma in suono i movimenti dei loro muscoli). E’ una ricostruzione moderna del mito di Orfeo ed Euridice, in cui Lei, anche dopo aver di nuovo fatto l’amore con Lui, vuole restare “laggiù”  (nel’Oltretomba) piuttosto che ascendere lassù (sulla Terra). Novanta minuti, senza intervallo, ma con due intermezzi per orchestra e movimenti mimici. Una partitura di estrema eleganza; la live electronics e l’elettroacustica si fondono su una struttura madrigalistica dove prevalgono il “recitar cantando” (il libretto, in italiano, è costituito da brani di Badoaro, Busenello, Dante, Tasso e Striggio), il declamato ed i virtuosismi dei solisti, ma non mancano gli abbandoni lirici. Richiede orecchia use sia alla contemporaneità più avanzata sia all’inizio del teatro in musica (quattro secoli fa). La lunga tournée ci dirà se non si tratta unicamente di operazione da festival.

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1 COMMENT

  1. Sellars deturpatore di capolavori!
    Peter Sellars, purtroppo, è noto per le sue stravaganze che generalmente deturpano capolavori operistici. Nel 1987 ebbe il barbaro coraggio di realizzare una regia vergognosa per il “Giulio Cesare in Egitto” di Handel (opera del 1724): la scena è, anzichè in Egitto, nell’Iraq della Guerra del Golfo con americani in divisa, arabi, etc. (non continuo perché mi viene da vomitare). Questa porcheria fu concepita (se non sbaglio) per l’Opera di Boston; poi fu allestita anche in Europa e nel 1990 ne fecero persino un osceno DVD. La cosa è ancor più assurda perché una simile regia è stata posta al fianco di un’orchestra che fa uso di copie di strumenti d’epoca. Un’orchestra “filologica” (cosa che considero lodevolissima dato che sono un clavicembalista) avrebbe meritato una regia di tutt’altro genere. Povero Handel! Il Giulio Cesare è un’opera davvero magnifica. Ma ciò che fa rabbrividire è che alla Facoltà di Musicologia di Cremona (dove mi sono laureato) questa autentica schifezza fu fatta vedere in un corso di “Storia della Prassi Esecutiva”, corso che verte sulla prassi storica con strumenti originali e sulle problematiche riguardanti l’esecuzione di musica del passato!
    A che livelli di degrado siamo arrivati, soprattutto in certe Università Italiane.

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