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L’antifascismo e i suoi nuovi nemici: Achille Lauro e Rita Pavone

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La scure della propaganda politicamente corretta, nel corso degli ultimi giorni, si è abbattuta sul Festival di Sanremo: evidentemente non erano sufficienti le polemiche legate alla partecipazione di Rula Jebreal, perché ora è finito nel mirino anche Achille Lauro. Il problema, assolutamente prioritario, è legato al titolo della canzone con la quale il cantante di origini veronesi sarà in gara, il quale recita “Me ne frego”, proprio come il famoso motto del regime fascista. E questo, per certa sinistra politicamente correttissima e priva di proposte è gravissimo, perché testimonia sicuramente il ritorno del fascismo! Ad ogni modo, il noto trapper, cresciuto a Roma, non è nuovo a queste scelte provocatorie, perché, già lo scorso anno, i si presentò al Festival della canzone italiana con un singolo intitolato “Rolls Royce”, che, da molti, è stato considerato come un invito a fare uso di droga, perché, con questo nome si identifica una pasticca di ecstasy, oltre che la famosa Casa Automobilistica britannica.

Comunque, Achille Lauro sembra essere in buona compagnia, dal momento che ulteriori polemiche sono sorte anche intorno alla partecipazione di Rita Pavone, della quale il ritorno non è stato digerito dagli anti-sovranisti, che l’hanno insultata ricordando le recenti dichiarazioni della cantante a favore del Leader leghista Matteo Salvini e contro la giovane Greta Thunberg, simbolo – secondo certa sinistra radical chic – della lotta contro il cambiamento climatico. Un mare di insulti, provenienti dagli stessi che, quotidianamente, si sbracciano per “lottare contro l’odio” ha travolto la Pavone, la quale è stata difesa non solo dallo stesso Salvini, ma anche da Fiordaliso e Malgioglio, i quali hanno sottolineato come siano sterili queste polemiche e soprattutto poco inerenti al contesto della prestigiosa rassegna.

Come sempre più frequentemente accade, dunque, non resta che constatare non solo la sterilità, ma anche la mediocrità di queste prese di posizione da parte di alcuni esponenti della politica e della stampa e dei media. Si tratta, infatti, di temi abbastanza futili, che, però, vengono costantemente trattati in tv e sui giornali: questo sembra celare il tentativo di distrarre l’opinione pubblica riguardo alla poca consistenza del governo in questioni sicuramente più importanti e, anzi, fondamentali, come, ad esempio, la situazione in Libia o quella che intercorre tra Stati Uniti ed Iran.

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