L’Argentina punisce i Kirchner e premia il blocco conservatore e liberista
29 Giugno 2009
Per la prima volta dal 1890 l’Argentina quest’anno non esporterà cereali, ma dopo che si è diffusa la notizia della sconfitta del Fronte della Vittoria, scusate il bisticcio, dei coniugi Kirchner, la Borsa è cresciuta di botto dell’uno e mezzo per cento. Nel momento in cui la loro fase calante è ormai iniziata è giusto riconoscere i meriti, e indubbiamente i coniugi Kirchner hanno accompagnato una ripresa dell’economia dopo il botto del 2001: forse una ripresa strutturale, ma che comunque richiedeva anche un’iniezione di fiducia. E va pure detto che i Kirchner sono riusciti a farsi finanziare da Chávez senza per questo che la democrazia argentina abbia conosciuto un’involuzione da regime chavista, e senza neanche compromettere mai le indispensabili relazioni con Washington.
Dato a Cristina e Néstor quel che è di Cristina e Néstor, però, non c’è neanche dubbio che quel modello sia ormai al capolinea: gli agroimprenditori non ne possono più di venire tosati dal fisco senza vere contropartite; passato l’effetto positivo del default creditizio, resta che i bond argentini li copra ormai solo Chávez per amicizia; ma lo stesso Chávez di soldi non ne ha più tanti, col crollo dei prezzi del petrolio; e anche la redistribuzione alla peronista ha ormai prodotto il massimo di effetto che poteva. Né il governo ha più molto dove attingere: una volta che pure i fondi pensione sono stati espropriati; e una volta che proprio in seguito alle sue politiche l’export agricolo, tradizionale forza del Paese, è finito anch’esso al capolinea.
Ultimo vantaggio dei Kirchner: restava un’opposizione paradossalmente divisa in due blocchi, l’uno contro l’altro armati ancora di più che contro il governo. Da una parte, infatti la Proposta Repubblicana di Mauricio Macri, jefe de gobierno di Buenos Aires: miliardario, presidente del Boca Juniors e leader del centro-destra, altrimenti soprannominato “il Berlusconi argentino”. Dall’altra l’Accordo Civico e Sociale di Elisa Carrió, il cui partito di stampo dipietrista Ari arrivò secondo nel 2007, e che si è alleata con gli storici partiti radicale e socialista. Insomma, il Berlusconi di Baires e la Di Pietro del Plata: il che spiega eloquentemente il perché i due raggruppamenti hanno perso quasi più tempo ad accusarsi a vicenda di volersi alleare con i Kirchner dopo il voto che a polemizzare contro gli stessi Kirchner.
Ma non è stato il solo aspetto surreale di una campagna che qualcuno ha paragonato a un racconto di Borges e in cui a un certo punto la Carrió ha proposto scherzando di candidare lo stesso Jorge Luis Borges, defunto da oltre un ventennio: polemica contro quei cosiddetti candidati “testimoniales", di cui si sapeva già che se eletti avrebbero rinunciato per mantenere gli più importanti già detenuti. Primo fra tutti Daniel Scioli, governatore di quella Provincia di Buenos Aires che non bisogna confondere con Buenos Aires città: di cui, come si è già ricordato, il capo dell’amministrazione è Macri.
La terminologia ha poi distinto candidati "quinieleros": dalle scommesse calcistiche, che si erano presentati dappertutto pur di riuscire. E "importados": spostati da una Provincia all’altra. Tra loro lo stesso ex-presidente e attuale Primer Caballero (il coniuge della Presidentessa) Néstor Kirchner, che Cristina ha fatto candidare nella Provincia di Buenos Aires contro il miliardario di origine colombiana Francisco de Narváez: l’alleato che Macri aveva individuato per sfondare nella Provincia che dal punto di vista demografico e economico è un po’ la Lombardia argentina, ma con la centralità geografica del Lazio. Una sfida che ha assunto il sapore di una specie di referendum pro e contro il governo, e che però un ricorso radicale ha contestato, obiettando al tempo insufficiente in cui Néstor Kirchner aveva risieduto nel collegio. Ma un tribunale ha convalidato la candidatura, stabilendo che era valido anche il periodo di permanenza alla Casa Rosada da capo dello Stato, benché la residenza ufficiale fosse nella Provincia di Santa Cruz. Presentandosi sia col Fronte della Vittoria che per il Partito Giustizialista lo stesso Kirchner ha sfruttato anche l’altro marchingegno delle "liste specchio". Mentre un omonimo di de Narvaéz poi invalidato da un altro ricorso è stato il massimo esempio di "candidato gemello".
Il voto avrebbe dovuto tenersi il 25 ottobre, ma Macri aveva deciso di anticipare le elezioni locali di sua competenza, per evitare che la concomitanza con le nazionali indebolisse l’effetto del suo carisma, e così la presidentessa ha risposto anticipando tutto il voto. In suo aiuto è venuto anche il governo cubano, che dopo 15 anni di tetragoni rifiuti ha infine permesso alla scienziata dissidente Hilda Molina di recarsi in Argentina per tre mesi a trovare il figlio, la nuora argentina, i nipoti e la vecchia madre malata: e anche a scontrarsi duramente con le Madri di Plaza de Mayo, da lei accusate di appoggiare le dittature di sinistra. Kirchner ha potuto poi presentare come numero tre della sua lista la cantante e attrice Nacha Guevara: cognome del Che, ma nota come "Evita" per averla interpretata anni nel noto musical, di cui mantiene ancora la caratteristica pettinatura. Il regista Pino Solanas, di un quarto polo che in effetti a Buenos Aires città è arrivato secondo dietro la lista di Macri, 24,4% contro 31%, si è finanziato la campagna vendendo film, ma un altro candidato ha invece venduto uova, e la candidata di punta dei verdi è stata una cartonera: raccoglitrice di spazzatura informale.
Si rinnovavano metà dei deputati e un terzo dei senatori, e le posizioni di partenza per il Fronte della Vittoria erano di 137 deputati su 257 e 41 senatori su 72. L’aspettativa, pur pessimista, era di scendere a 155 deputati e 37 senatori. Invece sono stati un centinaio e 36: al Senato, scavalcati come forza di maggioranza relativa dal blocco di Carrió. Ma la vittoria più significativa è stata quella di de Narváez: 34,5 % e oltre 2 punti di distacco su Kirchner. Perfino nella loro Provincia di Santa Cruz i Kirchner hanno perso: 41,18 per cento del Fronte della Vittoria, contro il 42,54 di una lista in area Carrió. E sono dati pure superiori a un risultato nazionale che vede il Fronte della Vittoria poco sopra il 30%. Mancano ancora due anni, ma è probabile che per il 2011 la grande sfida sarà quella tra Macri e la Carrió. Anche se nel Paese di Borges tutto può sempre succedere.
