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L'appello

L’avvelenata. Rivendicazione semiseria del diritto alla disobbedienza civile

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Nel mio ultimo intervento sul MES è rimasto, schiacciato dalla preponderanza dell’attualità economica, l’enorme problema della “forza” quale strumento di sovranità in contrapposizione alla “funzione mediativa” del diritto ed in particolare della lex mercatoria nei rapporti tra Stati e tra Stati e cittadini.
Tematica resa attuale, nella sua drammaticità  attesi i D.P.C.M. presidiati dalla forza dell’apparato burocratico amministrativo statale chiamato a farli rispettare anche in spregio a diritti costituzionalmente garantiti ai cittadini.
Quindi, e prendo a prestito le idee di Catania, la forza, il potere di influire sulle vite delle persone al punto di schiacciarne l’esistenza, di piegarne la fisicità, di scatenarne la sofferenza non è affatto tramontata per il solo fatto che soltanto in parte viene organizzata dagli Stati nella forma direttamente ed esclusivamente fisica, repressiva e sanzionatoria.
Ciascuna di quelle relazioni di potere economiche, sociali, politiche – che vedono una parte decidere e alle proprie decisioni far assumere forma giuridica, influenzando così l’esistenza di milioni di persone che vengono coinvolte e costituiscono la controparte o i destinatari della decisione normativa – sono relazioni diseguali e non simmetriche.
Originariamente i presupposti dell’esercizio di sovranità erano, costituzionalmente, l’azzeramento delle differenze e dei privilegi ed una, almeno formale e tendenzialmente crescente, uguaglianza dei cittadini espressa da diritti sempre più ugualitari. La linea politica di Giuseppi di azzeramento delle libertà costituzionali attraverso un singolare ed autoreferenziale provvedimento amministrativo, senza la funzione mediativa delle istituzioni parlamentari, rappresenta l’esplosione delle diseguaglianze di posizione e di forza. La durezza del rapporto diseguale di forza va colto nella difficoltà, per i non tutelati, di sottrarsi al gioco normativizzato; all’organizzazione che decide per esempio i dispositivi di protezione, le aperture o le chiusure delle attività produttive commerciali e ricettive, l’apertura o la chiusura delle attività artigianali e professionali.
Per tali settori riconoscere ed accettare la normatività delle decisioni prese da altri (anzi da uno solo) fuori  dal perimetro costituzionale, significa star dentro o fuori da un gioco che comunque finisce col coinvolgere le vite. E dunque tanto vale, con la disobbedienza civile, prendere posizione politica e giuridica e mobilitare tutte le forze politiche che possano contrattare e contrastare l’effettività di quelle decisioni. D’altra parte, stiamo assistendo a Regioni che disobbediscono a decisioni statali anche quando vengono dallo Stato richiamate e persino ammonite; a sindaci che minacciano di disattendere le ordinanze dei governatori. E’ quanto meno lecito domandarsi: perché questa catena dovrebbe interrompersi allorché a essere vessato, senza il legittimo intervento della forza della legge, è il cittadino e, in particolare, quel cittadino che produce ricchezza e viene impedito dal farlo?
Rapporto di Forze, non rapporto tra libertà e Forza.
Il paradigma normativo del Premier, implementato dal pezzentismo pentastellato e dalle incertezze di un PD ormai governato dagli eventi sta producendo, sotto il profilo economico, dei nuovi martiri: le aziende legate al turismo ed alla ristorazione con la filiera agro-alimentare di compendio, le aziende artigianali e le professioni. Con la cosiddetta “fase 2” proposta dal Governo la riapertura di tali attività non solo è scaglionata oltre ogni ragionevole limite di resistenza ma con delle modalità operative così analitiche e canagliesche (nella loro pseudo-scientificità) che più che la riapertura, la fase 2 ne sta sancendo il “de profundis”.
Tali attività imprenditoriali, che scontano il peccato originale di non essere rendite parassitarie a spese dello Stato sono quelle che producono ricchezza, occupazione, che pagano le imposte (imposte senza le quali non sarebbe possibile pagare gli stipendi alla burocrazia ed alle rendite più o meno parassitarie) e che avevano (ed hanno) bisogno per sopravvivere di pochi, elementari aiuti. E sarebbe, a questo punto, inutile ripeterli in quanto giacciono in tutti i contributi delle Commissioni Parlamentari e mai sono stati presi in considerazione.
Nei fatti, invece, ci si deve accontentare di provvedimenti, dai nomi spassosi se non ci fosse la tragicità del momento: Cura Italia, Cresci Italia, Sblocca Italia, Avanti Italia, Decolla Italia, Risorgi Italia, Chissenefrega Italia basta che sto bene io; o dai numeri da Asilo Mariuccia Fase 1, 2, 3, 4…e via contando.
D’altronde questo è il Governo che abbiamo: il nostro Premier è un semisconosciuto avvocato pugliese con grande (ma calante) gradimento televisivo; del Ministro dell’Economia Gualtieri si ricorda una memorabile suonata per chitarra di “Bella Ciao”; Di Maio, Ministro degli Esteri, è scarso di formazione universitaria, lingue estere, geografia… per tacere dei sostenitori della teoria della Terra piatta, dei negatori della validità dei vaccini e dei negatori del valore delle competenze … Con tale compagine rischia di diventare puro accademismo ogni analisi strutturata economica, giuridica, istituzionale.Tanto non saprebbero attuarla e forse nemmeno comprenderla.
Rimane solo un diritto: quello della disobbedienza civile. Disobbedienza nella riapertura, con le misure di sicurezza che ormai abbiamo imparato a memoria e non se ne può più, delle attività per chi vuole ed è in grado.
Perché soldi non ne sono arrivati e non ne arriveranno. Il compito di questa compagine governativa è di tutelare la propria base elettorale costituita per lo più da percettori di rendite (a vita) statali e comunque collegate all’elefantiaco apparato burocratico dello Stato, delle Province e delle Regioni anche a statuto speciale. Tutti gli altri sono abbandonati al proprio destino di pericolo di morte per rovina economica, ora.
E il popolo dei produttori non trova conforto nemmeno nella religione. Ci si sarebbe aspettati dal Papa, tramite il suo elemosiniere così lesto a riattivare (illegalmente) le utenze elettriche agli immigrati, degli aiuti in concreto, quanto meno di natura spirituale. Invece ha, papale papale, rimesso i disoccupati ed i senza reddito del mondo imprenditoriale industriale ed artigianale “alla Provvidenza”: come a dire “ca-a-Maronna-v’accumpagni”.
A questo punto voglio disobbedire anch’io, chiedendo scherzosamente venia alla Redazione, concludendo con una citazione di Trilussa apparsa a suo tempo sul muro di un palazzo di Roma appena bombardato e, prontamente, rimbiancato dal Regime.
“…Roma Roma brilli di tanta luce… Ti fan corona il Duce, la Madonna e il Re”. La sera stessa, sullo stesso muro, apparve la continuazione ispirata da Trilussa: ”Stanchi de tanta luce volemo sta allo scuro. Natevene affanculo Duce Madonna e Re”. Viva l’Italia.
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