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Le “Colline Emiliane” è un’ambasciata delle cucine regionali italiane a Roma

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Nella minuscola Roma papalina dei secoli passati, le diverse realtà politiche europee erano presenti nella capitale della Cristianità oltre che con quelle che oggi definiremmo delegazioni diplomatiche anche con una chiesa nazionale di riferimento. Non tutti gli stati avevano – potevano permettersi – uno stabile insediamento diplomatico (ma taluni potevano vantare location da mozzare il fiato, valga l’esempio di Villa Medici per il “residente” fiorentino), ma un edificio religioso di riferimento non poteva mancare.

Pensiamo alla Chiesa di San Luigi, per la Francia, o di Santa Maria dell’Anima, per l’etnia tedesca, o di Sant’Antonio dei Portoghesi, per il popolo lusitano, tanto per limitarsi a qualche facile esempio. L’Italia, ancora espressione geografica e non entità politica unitaria, oltre ad ambasciate, anche importanti, arricchiva la città con molti luoghi di culto legati ai diversi stati e staterelli in cui si suddivideva.

Come non ricordare la Basilica di San Marco, punto di riferimento religioso dei sudditi dell’orgogliosa Repubblica lagunare, collocata alle spalle della sontuosa ambasciata nazionale, la Chiesa dei Fiorentini, intimamente connessa a Via Giulia, importante iniziativa urbanistica di un papa mediceo, o quella dei Lucchesi, per restare in Toscana, o, ancora, la Chiesa di San Carlo al Corso, punto di riferimento dei Lombardi.

Sempre avuto riguardo alla Penisola, l’unità nazionale prima e l’avvento della Repubblica poi hanno modificato il quadro d’insieme, per certi aspetti, tuttavia, arricchendolo. Sono restate, infatti, le diverse chiese nazionali, alla stregua, però, di fatto storico, posto che i legami con le realtà locali, deprivate di autonomia politica, si sono alquanto e fisiologicamente affievoliti e, talora, del tutto spezzati. Quale veneziano pensa ormai alla Basilica di San Marco come la “propria” chiesa in Roma?

Si è invece avuto uno sviluppo, per certi aspetti sconcertante, di rappresentanze regionali “paradiplomatiche”, non di rado sontuose ( e quanto costose?), anche per entità regionali, che non si possono francamente definire di prima grandezza. Accanto a questa irrazionale e non commendevole situazione, per quanto di specifico interesse della nostra rubrica, nel corso dei decenni, si sono ben radicate in Roma delle “ambasciate del gusto”, ristoranti rappresentativi di quel meraviglioso patrimonio di cultura nazionale che sono le nostre cucine regionali.

In diverse circostanze ho avuto il piacere di richiamare l’attenzione dei lettori su  valide e piacevolissime realtà che fanno puntuale e filologico riferimento alla tradizione toscana. Non è mancata la segnalazione di un’entità di cucina lucana (negli ultimi tempi, a dire il vero, di andamento qualitativo oscillante) e di locali – di diversificata qualità - di ascendenza campana. Nel prossimo futuro si dovrà parlare di cucina ligure, di rito calabrese e della situazione dei locali sardi. Della tradizione siciliana non mancano le proposte, che, però, non mi paiono, in nessun caso, del tutto convincenti. Per quanto concerne l’Abruzzo direi che, all’attualità, tira davvero brutta aria, anche per locali pariolini di storica presenza e, ormai, fama del tutto ingiustificata.

Molto ben rappresentato è, invece,il mondo succulento della cucina emiliana che vede nelle Colline Emiliane, locale che alza la propria insegna dal 1931, tra il Quirinale e il Tritone un validissimo ambasciatore. Diciamo subito che le Colline Emiliane sono un locale di culto per una raffinata e selezionata schiera di clienti affezionati, che in primo luogo apprezzano la linda semplicità del locale (due minuscole salette) e l’accoglienza, sempre cordiale, ma misurata, di indiscutibile ed esemplare livello professionale.

Quanto alla cucina, non si scherza: la tradizione emiliana è coltivata con attenzione filologica, tanto nell’esecuzione dei piatti quanto nella ricerca delle materie prime, con uno scrupolo e un’attenzione da fare invidia a non pochi locali che operano a Bologna e sul territorio regionale (un mio amico felsineo, nato in casa, in un palazzo che fornisce un’arcata di portici a Via Indipendenza, già frequentatore, sin da bambino, del contiguo ristorante un tempo forse più celebre della città e, attualmente, alquanto dimenticabile, ogni volta che scende a Roma, “pretende” di essere accompagnato alle Colline, per ritrovare i sapori e i profumi della sua infanzia).

Il menù delle Colline Emiliane non è ricco di proposte, ma c’è tutto quello “che occorre”, cioè quanto ci si aspetta di trovare. Culatello di Zibello, prosciutto di Langhirano, coppa di Parma, salame di Felino, mortadella di Bologna, rappresentano la geografia degli antipasti. I tortellini – straordinari – i tagliolini ed i quadrucci in brodo – e che brodo! – con le tagliatelle alla bolognese, i tortelli di zucca e i tortelloni di ricotta e spinaci, con talune altre proposte meno connotate, completano il panorama dei primi piatti.

Mentre tra i secondi debbono essere citati il ricco e fumante carrello dei bolliti, il manzo lesso con salsa verde, il meraviglioso quarto di gallina bollito (con libertà di scelta tra petto e coscia) il cotechino con purea (ma la purea, da sola, merita una visita), il giambonetto di vitella, parimenti con purea, la cotoletta di vitella alla bolognese, il brasato di manzo e il filetto di tacchino. Buoni i formaggi (a cominciare da re parmigiano) e ottimi i dolci, per lo più confezionati in casa, come la torta di pere e lo zabaione.

La cantina, di raccolte dimensioni, offre qualche etichetta regionale ed una valida selezione di etichette nazionali, sempre con ricarichi contenutissimi. Il costo di un pasto completo (ed abbondante) si colloca su livelli medi-moderati, e il rapporto qualità/prezzo è davvero ottimo.

Colline EmilianeRoma, Via degli Avignonesi, 22 – telef.: 06/4817538 – chiuso la domenica sera e tutto il lunedì.

 

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2 COMMENTS

  1. Nuova rubrica!
    Corbello egregio e pure piuttosto invidiato, ma nella geografia degli antipasti lo scarpazzone i ciccioli e lo gnocco fritto (o torta fritta) ci sono? Vedo che c’è lo zabaione, ma lo zampone insieme con lo zabaione c’è? Sentirsi a casa anche a Roma. Oltre il Tribunale del palato serve una specifica rubrica per ghiottoni erranti per dare finalmente indiscutibile autorevolezza culturale all’Occidentale. Corbello, se la sente? Loquenzi non sarà mica miseramente inappetente o sconciamente frugale?

  2. Nuova rubrica!
    Corbello egregio e pure piuttosto invidiato, ma nella geografia degli antipasti lo scarpazzone i ciccioli e lo gnocco fritto (o torta fritta) ci sono? Vedo che c’è lo zabaione, ma lo zampone insieme con lo zabaione c’è? Sentirsi a casa anche a Roma. Oltre il Tribunale del palato serve una specifica rubrica per ghiottoni erranti per dare finalmente indiscutibile autorevolezza culturale all’Occidentale. Corbello, se la sente? Loquenzi non sarà mica miseramente inappetente o sconciamente frugale?

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