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Le conseguenze dei mutui Usa sulle tasche degli italiani

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Quali le implicazioni per l’Italia dopo la crisi dei mercati che a Ferragosto ha travagliato tutte le maggiori piazze e quale risposta può dare il Governo per risolverla? Per il momento, il Presidente del Consiglio Romano Prodi ha cercato di tranquillizzare il colto e l’inclito affermando che la situazione si sta tormando e il Ministro dell’Economia e delle Finanze Tomaso Padoa-Schioppa (TPS), attraverso un articolo, ha ricordato agli italiani la virtù dell’austerità.

Prendiamo allora avvio dalle prediche di TPS: austerità vuol dire una nuova manovra di finanza pubblica con aumenti degli oneri fiscali e parafiscali e qualche ritaglio alla spesa. Le prime stime degli effetti del pasticciaccio finanziario iniziato negli Usa ma diffusosi nel resto del mondo sono un rallentamento del pil, il cui aumento, in Italia, non supererebbe l’1,5% nel 2008. Per restare in linea con gli obiettivi del Dpef ciò vuole dire una manovra di 25-30 miliardi di euro. Stangata non da poco dopo quella dell’anno scorso. Con in più il rischio che, dando la colpa alla crisi dei mutui Usa a clienti inesigibili, si potrà infilare qualche voce aggiuntiva di spesa tra le tante che chiedono i Ministri, soprattutto quelli della sinistra reazionaria (il termine appropriato per chiamare quelli che si sono autoproclamati “sinistra radicale”) . Quindi prepariamoci a stringere la cinghia mentre nascono altri carrozzoni (come l’agenzia per la cooperazione allo sviluppo e l’agenzia per la formazione della pubblica amministrazione).

Andiamo ora alla seconda domanda. L’Italia non è che un piccolo elemento nel contesto economico internazionale. La determinante primaria della crisi ( di cui i titoli “derivati” che contengono mutui non esigibili è unicamente una delle molte dimensioni) risiede nel dislivello tra consumi da un lato, e risparmi e investimenti negli Usa dall'altro (dove mediamente ciascuna famiglia ha uno stock di debiti che supera il reddito complessivo annuo): la bilancia dei pagamenti americana ha un disavanzo corrente di 800 miliardi di dollari che viene finanziato attirando capitali dal resto del mondo. A tal fine sono stati inventati prodotti finanziari derivati sempre più complessi (e sempre meno trasparenti) che hanno invaso il pianeta (solamente quelli collegati ai mutui non esigibili sarebbero circa 600 miliardi di dollari vaganti per i cinque continenti). Le autorità di regolazione e vigilanza Usa (in primo luogo la Sec e il Comptroller of Currency) non sono state in grado di controllarli con dovuta cura. Neanche quelle europee (e quelle italiane in particolare) hanno agito molto meglio.

In Italia specialmente, scoppiata la crisi mentre il Governo vagheggiava di Partito Democratico, nessuna delle numerose authority a tutela del risparmio è stata in grado di dire quanti derivati a rischio con una forte componente di mutui inesigibili sia finita nei conti di banche, assicurazioni e fondi pensioni. La tecnologia consente di dirlo spingendo un tasto di un computer ma un architettura barocca delle authority e procedure rococò per le loro comunicazioni fanno sì che non si avrà la risposta prima di settembre. Un riordino dovrebbe essere all’ordine del giorno di Prodi e TPS.

Alcuni esponenti del Governo hanno commentato come risolutivo l’adeguamento del tasso di sconto Usa, effettuato negli Usa il 17 agosto, al livello (5.25%) a cui si era assestato da alcuni giorni. Non sanno che negli Stati Uniti il tasso di sconto non ha (come in Europa) la funzione di tasso direttore del mercato - in effetti, la mattina del 18 agosto, due tra i maggiori commentatori finanziari del New York Times hanno tenuto a precisare che “la manovra non avrà alcun effetto sui tassi d’interesse” di mercato praticati negli Usa. Dà respiro specialmente alle operazioni di arbitraggio, velocizzandole le transazioni immediate appena le quotazioni variano da quelli che sono considerati i loro valori fondamentali (a riguardo è utile leggere la voce “Efficient Markets Hypothesis" nella seconda edizione del The New Palgrave : A Dictionary of Economics”, pubblicata alcuni mesi fa da McMillan, secondo il teorema di fondo la transazione dell’abitragista dovrebbe essere immediata, se non rallentata da “frizioni

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