Le intelligence di Israele, GB e Francia si muovono in Libia. A modo loro
24 Marzo 2011
Israele sorveglia con attenzione l’evolversi della situazione in Libia e, sebbene con discrezione maggiore rispetto alla grancassa suonata dai colleghi francesi e inglesi, validi agenti dei suoi servizi segreti sono al lavoro tra Bengasi e Tripoli. La nuova gestione del Mossad, da qualche tempo ben capeggiato da Tamir Pardo, ha messo prudenza e discrezione al primo posto, cercando di gettare alle spalle certi movimenti non proprio felpati degli ultimi anni (anche se talvolta, come nel recente caso legato al nome del palestinese Abu Sisi, prelevato su un treno in Ucraina, resta necessaria la tecnica del blitz destinato a finire sui giornali).
Altra linea sta portando avanti l’intelligence militare dello Stato ebraico, vista la diffusione della notizia sull’istituzione di un’unità che avrà il compito di monitorare e, all’occorrenza infiltrare, le organizzazioni occidentali di estrema sinistra che prendono sistematicamente le parti dei palestinesi condizionando non di rado l’atteggiamento dei media a maggior diffusione. L’iniziativa è tesa soprattutto ad evitare la ripetizione del famoso episodio che nel maggio 2010 vide il convoglio marittimo Freedom Flotilla alle prese col tentativo di violare il blocco su Gaza, con tanto di morti e feriti. Il neonato ufficio speciale ha il sostegno del generale Yossi Kuperwasser, direttore generale del ministero degli affari strategici.
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Nessuno si è sorpreso nell’apprendere che gli uomini dell’ MI6 stanno facendo pressing sugli alti gerarchi di Gheddafi per convincerli a defezionare con minacce telefoniche personalizzate e mortali. Gli 007 londinesi sono da lunghi anni specialisti del ramo. Anche se i quotidiani ne parlano poco o nulla, operazioni simili sarebbero condotte dalle spie degli Stati variamente interessati al fallimento, o quantomeno alla difficile realizzazione, dei piani di Cameron e Sarkozy nel paese nordafricano. Per questo anche i vertici dell’ opposizione di Bengasi non ascoltano tranquilli la musica delle proprio suonerie.
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Le barbe finte transalpine voteranno Sarkozy alle prossime presidenziali. Era dai tempi dell’indimenticato Alexandre de Marenches che non recitavano così da protagoniste nell’agone internazionale e vorranno essere riconoscenti allo statista che li tiene in cotale considerazione ( senza trascurare il fronte domestico). L’Africa continua comunque a dar loro problemi ardui da sbrogliare.
Lunedi’ Al Qaeda Maghreb ha chiesto ben 90 milioni di euro per il rilascio di quattro cittadini francesi rapiti in Niger. Il ministro degli esteri Juppé ha risposto che non ci sono le basi per impostare una trattativa. La somma richiesta supererebbe l’ appannaggio a disposizione della DGSE per risolvere questo genere di faccende. Ufficialmente, anche se nessuno ci crede, Parigi ha sempre negato d’aver pagato riscatti per la liberazione di ostaggi. Qualche maligno può sospettare che una bella cifra sia stata versata per garantire la sicurezza dell’ex capo di protocollo di Gheddafi, felicemente sbarcato nella douce France sul finire dello scorso anno non solo per godersi prelibatezze da bistrot.
