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Le opzioni di Napolitano e la lungimiranza del Pdl

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Il susseguirsi di ipotesi riguardo un possibile "salvacondotto" che eviti a Berlusconi l'umiliante trattamento della detenzione domiciliare o l'affidamento ai servizi sociali sta monopolizzando il dibattito politico che sembra non volersi concedere, quest'anno, un periodo di merito (?) riposo. Più in particolare, l'iniziale accelerazione da parte del Pdl verso una richiesta di grazia a Napolitano si è invece arenata proprio di fronte ai malumori filtrati dal Quirinale dove ritengono difficile una concessione del genere, specie dopo alcune dichiarazioni incendiarie dell'immediato post-sentenza. Non solo. A sinistra, dove in passato sono stati costretti più volte a subire obtorto collo le decisioni di Napolitano, stavolta sarebbe difficile evitare a non pochi esponenti di dissociarsi pubblicamente dal Presidente, il quale si ritroverebbe, in un colpo solo, ad essere attaccato da entrambi gli schieramenti che, solo poche settimane fa, lo hanno rieletto alla magistratura più alta della Repubblica. È principalmente per questa ragioni che, una grazia tout court, sembra essere tramontata dal novero delle possibilità.

In queste ultime ore, complice il comunicato del Colle poco dopo la sentenza della Cassazione, sta prendendo piede una strada alternativa, forse meno dirompente ma ugualemnte impervia:  quella della riforma della giustizia. Riforma che, con ogni probabilità, rischierebbe di rappresentare l'anticamera del baratro per il Pd, il quale si ritroverebbe così a trattare col Pdl proprio su quei temi che, in questi anni, hanno accentuato lo scontro politico e la distanza tra i due poli. Licenziare un testo di comune accordo significherebbe essenzialmente accogliere se non tutto, in parte, le richieste avanzate dal Pdl con inevitabili ripercussioni sulla posizione giudiziaria di Berlusconi, che potrebbe riconquistare quello spazio di manovra politico al centro del dibattito. A quel punto la tenaglia sinistra-grillini-ala dissidente farebbe collassare il Pd e addio riforme di governo. Come si possa poi addivenire ad un accordo, non per forza rapido, rimane un mistero, alla luce dell'incapacità dimostrata del centrodestra di arrivare ad una complessiva riforma nonostante i molti anni passati al governo del Paese.

L'unica strada parrebbe quindi quella di una commutazione della pena da detentiva (carceraria o domiciliare che sia) a pecuniaria, dove si eviterebbe non solo l'umiliazione a Berlusconi (ma per l'Italia stessa) di dover guidare dieci milioni di italiani dagli arresti ma anche l'implosione del Pd, il quale potrebbe comunque sempre sbandierare la condanna di Berlusconi, i cui effetti rimangono al di là della pena scontata. Non a caso si tratta del percorso utilizzato dallo stesso Napolitano per il ''caso Sallusti'', da molti ritenuto assimilabile a questa vicenda. In questo caso, a norma dell'art. 87 della Costituzione, il Capo dello Stato, previo parere favorevole del ministro della Giustizia e del parere (meramente indicativo) del procuratore generale della Corte della corte d'appello (o del magistrato di sorveglianza se il condannato è detenuto) può, di sua sponte, convertire la pena detentiva in una somma di denaro.

Le ipotesi di amnistia rimangono, forse, le più semplici sulla carta ma le più difficili sotto un punto di vista procedimentale, visto che difficilemente il Pd si presentarà unito nel concorrere al raggiungimento dei due terzi del Parlamento (maggioranza richesta per questo tipo di provvedimento). Un elemento di medio e lungo termine, infine, poco rammentato in questi giorni di concitato dibattito riguarda l'esito degli altri procedimenti ancora pendenti che vedono Berlusconi non solo imputato ma anche condannato in primo grado. Si pensi alla sentenza nel processo ''Ruby'', dove Berlusconi è gia stato condannato a sette anni o ai procedimenti di Bari sulle escort o sulla compravendita di senatori. In caso di condanna definitiva questo dibattito si rinnoverebbe in eterno. Difficilmente (anzi, è escluso per legge) si ripotrà chiedere al Presidente della Repubblica (immaginate Prodi al posto di Napolitano) una nuova grazia o una nuova commutazione della pena.

Ecco quindi che, per ottenere quella "agibilità politica" di cui sopra, il Pdl dovrà valutare molto attentamente le munizioni a disposizione poichè rischia di salvare Berlusconi da una condanna relativamente pesante per poi ritrovarselo, tra un paio di anni, con le manette e dentro un istituto penitenziario, senza che neanche il Capo dello Stato possa, pur volendo, salvarlo. Si rischia seriamente di ricadere in uno dei più gravi mali italiani, l'incapacità di lungimiranza nel medio e nel lungo periodo. Difetto che, stavolta, può costare tremendamente caro.

 

 

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