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Le parziali aperture di Putin al nuovo governo georgiano

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La scorsa settimana, durante la sua consueta apparizione TV davanti alla nazione, lo Zar della Federazione Russa, Vladimir Putin, ha parlato anche della Georgia, inviando nel contempo importanti messaggi a Tbilisi.

Dopo quasi cinque anni di chiusura politica totale, riservata dal Cremlino al dittatore georgiano Saakashvili, inizia a intravedersi una parziale apertura verso il nuovo governo. Un esecutivo che, pur essendo dichiaratamente filo-europeo e pro-Nato, sembra essere riuscito a sollecitare a dovere la politica russa.

Prima di passare al dunque, occorre ricordare che, per la sua natura particolare, il conflitto russo-georgiano è sempre rimasto isolato dagli scenari internazionali, per il volere e per le pressioni della Russia. Ogni sforzo politico internazionale, guidato dall’Occidente, che puntava a internazionalizzare le trattative sulla risoluzione del conflitto, non ha mai portato ad alcun risultato. La Russia, essendo parte del conflitto, l’ha in concreto blindato, rendendolo impermeabile e privato. Le posizioni e le richieste politiche dei paesi occidentali che cercavano di aiutare Tbilisi, non sono mai state in grado di influenzare le azioni del Cremlino sulla Georgia. La Russia, invece, ci ha fatto abituare a un gioco duro e imprevedibile, soprattutto quando tratta i suoi interessi nazionali, non prendendo mai in considerazione le posizioni e/o le minacce del mondo circostante, anche se da tale comportamento può derivare il suo totale isolamento politico nello scacchiere internazionale.

È proprio questo il motivo per cui numerosi analisti politici occidentali sono convinti che il conflitto russo-georgiano potrà essere risolto solo dall’interno (purtroppo per la Georgia). Insomma, la chiave per la risoluzione del conflitto è a Mosca. Mentre ogni passato tentativo dell'Occidente di influenzare la situazione cercando di aiutare la posizione della Georgia è finito con nulla di fatto.

Tornando al tema principale, dopo quasi cinque anni di minacce e pressioni politiche, ora Putin starebbe modificando la sua visione personale verso Tbilisi, esprimendo il desiderio di iniziare un dialogo serio con il governo di Ivanishvili, il quale, a sua volta, ha già nominato un inviato speciale per la Russia che tenterà di riallacciare i rapporti con il Cremlino.

Secondo Putin, infatti, è necessario che questi due popoli comincino a dialogare e a discutere delle proprie problematiche politiche. Inoltre, la Russia considererà di riallacciare anche i rapporti commerciali con la Georgia che tra l’altro sono in questo momento pressoché inesistenti. Su quest'ultimo punto Putin ha comunque voluto rilevare che il ripristino dei rapporti commerciali servirebbe più alla Georgia che alla Russia.

Per quanto riguarda la questione dolente tra la Russia e la Georgia, cioè le regioni georgiane occupate e proclamate indipendenti dal Cremlino, la situazione è ancora poca chiara. Putin ha sottolineato che la Russia non può annullare il riconoscimento di queste due regioni, ma si è detto assolutamente consapevole che la Georgia non accetterà mai la perdita dei suddetti territori. Ha anche ripetuto di non saper come risolvere questo dilemma, ma si è detto disposto a cercare delle possibili soluzioni.

Stavolta non si può non riconoscere il cambiamento parziale della politica russa nei confronti di Tbilisi, che ha mandato messaggi estremamente seri verso il nuovo governo guidato dal Premier Ivanishvili. Tale disponibilità al dialogo era assolutamente impensabile nei tempi del regime di Saakashvili. Ora dipenderà molto dalla maestria dei politici georgiani che dovranno cercare di ottenere il massimo risultato da questa parziale apertura.

Oggigiorno, anche se il dittatore Saakashvili occupa ancora il posto del Presidente (per questo motivo, Vladimir Putin si sta muovendo con i piedi di piombo), un nuovo governo con un'altissima legittimazione popolare, sta tentando di cambiare il paese. E cambiare il corso politico del paese dovrebbe essere alla portata di un governo forte e determinato e con una vasta maggioranza al parlamento.

La Georgia ha ancora molti passi da compiere in numerosi campi per arrivare a questo cambiamento. E’ importante che si cominci a costruire la vera democrazia nel paese ed è auspicabile che si continui a puntare verso un’eventuale integrazione Euro-Atlantica, ma le normalizzazioni dei rapporti politici con il suo vicino-gigante deve essere la priorità assoluta per Ivanishvili.

Un vicino così potente e così imprevedibile come la Federazione Russa, non può essere ignorato da Tbilisi. Il dittatore Saakashvili ha provato a ‘giocare con il Cremlino’ e l’azzardo ha portato a risultati devastanti, spaccando così il paese in tre parti.

La politica georgiana deve comprendere bene che bisogna fare i conti con la presenza russa nella regione. E proprio per la sua locazione geografica, la Georgia dovrà mettere in conto la necessità di scendere a compromessi per il lungo termine.

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