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Mulini a vento

Le primarie del centrodestra sono utili a Berlusconi, al Pdl e pure al paese

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Dopo la batosta elettorale, dalle parti del centro destra si registra una new entry: le primarie. Le elezioni primarie come toccasana salvifico per guarire il grande malato (il PdL) e per ridare slancio ed intensità ad un partito illanguidito. Diciamo la verità: di primo acchito la cosa non ci ha convinto. Ai nostri occhi le primarie puzzavano troppo di buonismo sinistrorso e democraticista. Una spolveratina veltroniana di America alla politica arcaica ed antiamericana della sinistra ex comunista italiana. Insomma una roba che sa tanto dell’Alberto Sordi di “Un americano a Roma” o del Renato Carosone di “Tu vo’ fa l’americano”.

Ma ragionandoci un attimo ci siamo convinti. Probabilmente la definizione di una forma pubblica di selezione dei candidati per le cariche elettive e di governo potrebbe risultare il passo decisivo per stabilizzare definitivamente quel faticoso processo di superamento del vecchio modello del partito di integrazione di massa che ha caratterizzato la Prima Repubblica e che ancora periodicamente si riaffaccia, se non nelle dinamiche concrete del sistema, quanto meno nei sogni inconfessabili di alcuni dei protagonisti della nostra politica. Un partito fatto di una rete capillare  presente sul territorio in grado di veicolare e controllare tutte le dinamiche della società civile. Un partito costruito sulla potenza geometrica delle campagne di tesseramento. Un partito governato dal più rigido centralismo democratico ovvero dilaniato dalla feroce lotta fra le correnti. Un partito pesante e costoso è come tale generosamente sovvenzionato dallo Stato, attraverso il finanziamento pubblico legale ovvero attraverso quello illegale delle tangenti sui grandi appalti. Una forma partito novecentesca, inaugurata dalla socialdemocrazia tedesca, che in Italia aveva raggiunto il suo massimo splendore grazie alla politica del PCI che, dopo aver abbandonato Antonio Gramsci nelle carceri fasciste, ne aveva riesumato la teoria dell’egemonia, della rivoluzione socialista pensata non come sovvertimento violento dello stato borghese ma come progressiva conquista del controllo dell’intera società, casamatta dopo casamatta, da parte del moderno Principe, il Partito.

Ma quel modello di partito è stato superato dalla Storia, reso del tutto inservibile dal mutamento della società, dalla crisi delle ideologie totalizzanti del XX secolo, dalla fine della politica identitaria.

La prima e più felice intuizione politica di Berlusconi fu proprio la necessità di dar vita ad un nuovo  partito diverso dai precedenti sia dal punto di vista dei contenuti sia, e ancor più, dal punto di vista del modello organizzativo. Un partito non costruito intorno ad un’ideologia, ma aggregato su valori politici generali e raccolto intorno ad una leadership forte. Un partito con apparati esili ma strutturato a ridosso dei rappresentanti eletti in Parlamento o nelle assemblee locali e regionali. I suoi detrattori lo hanno da subito bollato come deriva plebiscitaria o come partito populista. In realtà, quello messo in piedi da Berlusconi è un partito che riprende né più né meno che quel modello di “partito degli elettori” verso il quale da diversi decenni si sono evoluti le principali democrazie del mondo.

E il partito di Berlusconi è riuscito ad essere partito degli elettori pur senza tenere elezioni primarie, perché naturalmente la leadership di Berlusconi era indiscussa. Che forse Casini o Fini avrebbero mai avuto il coraggio di sfidare Berlusconi in un’elezione primaria per il candidato premier? Dal loro punto di vista, meglio, molto meglio, insidiarlo con manovre di Palazzo dalla comoda e protetta poltrona di Presidente della Camera. Da un certo punto di vista il PdL (e prima Forza Italia) è il partito che più di tutti gli altri ingloba la logica delle primarie pur non avendone mai svolte.

Si potrebbe perciò ritenere che (almeno in questa fase storica) le primarie sono per il centro destra un inutile rito democraticistico. Eppure non è così. E non è così per due buone ragioni. Non è così perché nel frattempo il PdL è molto cresciuto e si è molto consolidato e crescendo, in assenza di classiche procedure di democrazia interna e di meccanismi di selezione che coinvolgessero anche gli elettori del centro destra, si è consolidato un ceto dirigente debole (perché cooptato dall’alto) ed arrogante (perché debole). Un ceto, cresciuto parassitariamente all’ombra del leader carismatico, che oggi rappresenta il principale problema del PdL nella comunicazione con il Paese. E questo ceto, presente anche a livello nazionale, in Parlamento o anche al Governo, è forte soprattutto in provincia dove da sempre sono maggiori i problemi del PdL.

Ma la seconda buona ragione riguarda anche la leadership del partito. E’ evidente che ad oggi la legittimazione di Berlusconi a guidare il PdL e ad essere il candidato premier del centro destra per il Paese non appare ragionevolmente contestabile. Eppure la formalizzazione di procedure per l’elezione primaria del candidato premier aiuterebbe proprio Berlusconi a tenere unita la classe dirigente del partito. Non c’è dubbio infatti che molti dei problemi che il PdL ed il Governo attraversano in questa fase derivano proprio dall’incertezza che regna sovrana sul problema del dopo Berlusconi. Molti dei leader del centro destra paiono avere la sola preoccupazione di posizionarsi nel modo più vantaggioso per affrontare la delicatissima fase che si aprirà quando Berlusconi deciderà di mollare. In questo quadro appare urgente definire una volta per tutte una procedura chiara e trasparente per disciplinare il confronto interno per la selezione del futuro leader, una procedura basata non sulle alchimie e sugli accordi sotterranei delle inesistenti correnti di un partito strutturalmente allergico alle correnti, ma sulla verifica del consenso di tutti gli aspiranti leader presso il proprio elettorato.

Se questa procedura fosse introdotta, immediati sarebbero i vantaggi. Il clima politico interno si svelenirebbe. Cesserebbero i giochi non cooperativi. Tutti sarebbero incentivati a dare il loro meglio, perché solo dando il meglio è possibile far cresce il proprio gradimento presso l’elettorato di riferimento e quindi aumentare le proprie chances di successo alle primarie. Probabilmente il tema della successione nella leadership del PdL non è attuale, ma a nostro avviso l’introduzione sin da subito delle primarie migliorerebbe immediatamente la resa del Governo e quindi le possibilità del centro destra di rivincere le prossime elezioni.

 

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9 COMMENTS

  1. risposta
    Mambrino ha ragione da vendere, forse più di quella che crede. Le regole per la contendibilità di un partito sono la sua forza e la sua difesa dalle manovre ostili. Perchè il “tema della successione nella leadership” è sempre attuale anche e soprattutto quando non è alla luce del sole.

  2. Direttore grazie per i
    Direttore grazie per i complimenti. Ma stia tranquillo: Mambrino è talmente presuntuoso, che non è tecnicamente possibile che egli abbia ragione più di quanto egli stesso creda. A volte, viceversa, potrebbe capitare che egli abbia meno ragione di quanto creda. Ma non capita mai! (O quasi mai).

  3. Mah, una marea di
    Mah, una marea di chiacchiere per sostenere un banale diversivo per distogliere l’attenzione dalla sconfitta e dai problemi genetici del centro destra italiano. A cosa servono le primarie in un partito o area politica che non ha a capo (come dovrebbe essere) un leader pro-tempore, ma un imperatore acclamato e osannato a vita?

  4. Esempio personale e considerazioni.
    Mio figlio ha compiuto i 16 anni all’inizio di marzo. Le primarie del PD a Torino (aperte al voto dei 16enni) erano il 27 febbraio. Mio figlio era arrabbiato di non poter partecipare (ovviamente per votare Gariglio, che è giovane, simpatico… più altre consiredazioni personali…).
    Non so se l’ha fatto, ma voleva scrivere una mail a Gariglio dicendo che per pochi giorni non l’ha potuto votare, è dispiaciuto della sua sconfitta, ma spera etc…..
    ———
    Il PdL come pensa di contattare la gente, con le solite prediche da 17 anni uguali?
    ——–
    Inoltre nel PdL ci sono veri galantuomini competenti, ma rischiano di dover cedere il passo alle “igeniste” anche nelle elezioni locali.
    —–W Le primarie !!! (e anche la preferenza per la camera di soli 300 membri, e il senato uninominale secco per 150 membri)

  5. primarie del centrodestra
    tenere le primarie per il centrodestra secondo me comporta molti rischi
    infatti considerato che i gruppi di sinistra sono molto organizzati potrebbe accadere che appartenenti a popolo viola, centri sociali, partiti dell’estrema sinistra, partecipino al voto inquinando così e distorcendo le scelte degli elettori moderati

  6. considerato il flop di
    considerato il flop di alcuni candidati ,l’impresentabilità di alcuni e la designazione per grazia berlusconiana ….sono consigliabili le primarie.ci sono alcune persone che creano imbarazzo nel partito e quindi è opportuno che chi li ha fortemente voluti ne chieda le dimissioni . nel centro ,nel sud e in Sardegna gli insuccessi sono stati incrementati dalle follie della lega ,a cui neanche hanno giovato ,e queste follie
    non son sono state subito stoppate ma anzi ….. .Latina è stata tenuta al primo turno e la Polverini e ALEMANNO hanno cercato di salvare la situazione .il pdl deve rendersi conto che molte delle follie della lega lo affossano al sud e comunque danneggiano anche al nord . il pdl deve scegliere o il nord o l’Italia .

  7. Ma è tutta roba sua!!!
    Ma è tutta roba sua!!! Altro che primarie heheh: Fra 20 anni sua figlia.

  8. Le Primarie non vanno bene per il centrodestra
    Voi avete bisogno di un capo/leader/padre che vi sottragga dallla fatica di pensare che si assuma quelle responsabilita’ che voi non volete prendervi e da accusare e sostituire allorche’ le cosa non vadano piu’ bene … Insomma le primarie non si accordano all’uomo medio di destra italiana che da buon addestrato ha bisogno di un padrone a cui obbedire. Il fatto che poi vengano elette igieniste dentali e signorine di piccola virtu’ a voi non fa ne caldo ne freddo fino a qundo tutte le cose vanno bene . Tra 20 anni i vostri figli vi chiederanno ma come e’ possibile che un uomo del genere abbia governato cosi’ a lungo? e voi i guarderete bene di ammettere di averlo votato … cosi’ accadde con il fascismo .. cosi’ accadde’ con la Dc …, Voi addestrati siete veramente fantastici. Provate a crescere invece che cercare un padre padrone .. dopo che sarete cresciuti … allora si provateci con le primarie … ma prima passate almeno dagli omogeneizzati alle pappine OK? Ciao

  9. articolo di Mambrino del 1/06
    Concordo con Mambrino e vorrei estendere l’analisi ad alcuni aspetti che, secondo me, completano il quadro e lo rendono facilmente comprensibile: 1) Chi fa politica gode di privilegi indiscussi e sostanziosi che fanno gola a molti. 2) Si tratta di privilegi che attirano in particolare le persone meno capaci di badare a se stesse nel modo moderno che richiede molto in fatica, competenza, sacrificio, spesso sofferenza e restituisce poca o niente sicurezza. 3) Chi possiede questi privilegi ovvio non li voglia perdere e molti desiderano acquisirli.
    Il circuito perverso che ne è nato farà sempre tutto il possibile per alimentare se stesso e moltiplicarsi ripetendo ancora una volta un processo che ha portato alla autodistruzione tutte le civiltà che si succedono da qualche migliaia di anni. Un possibile, anche se parziale, rimedio sarebbe rendere l’accesso alla politica (ed all’amministrazione della cosa pubblica) più “difficile ed insicuro” per esempio con :
    – requisiti minimi per l’accesso alle cariche elettive (si può, devono essere relativi alla capacità e competenze e non alla persona o al censo)
    – mandato limitato e non ripetibile e qualche forma di equiparazione tra carica elettiva ed amministrativa ad alto livello in strutture pubbliche o di proprietà pubblica.
    – numero limitato degli eletti, quelli necessari ma non di più, a tutti i livelli eliminando, riducendo ed accorpando.
    Su queste basi, il discorso è lungo e complesso ma questi sono i fondamentali, è anche accettabile che per un percorso “difficile ed insicuro” che vi siano dei sostanziosi privilegi con la certezza però che non sono per sempre e non sono trasferibili per diritto ereditario come spesso, di fatto, sono oggi.
    Integrando tutto ciò con un modo di scegliere i politici chiaro e democratico come le primarie per esempio, ci starebbe anche una forma equa di finanziamento pubblico della politica che mi vede finora, molto contrario e contrariato per come è stato definito ed applicato in spregio alla volontà popolare espressa. Da dove si parte? dalla proposta di Antonio Mambrino per esempio.

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