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Le tragiche beffe dell’affaire Merah

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L'ondata emotiva seguita alla strage di Tolosa resta forte in tutta la Francia, con l'annesso carico di conseguenze politiche sulle vicine elezioni presidenziali. Le polemiche infuriano intorno ai vertici della sicurezza interna, impegnati a beccarsi tra loro come i polli dell'indimenticata metafora manzoniana: anche a Parigi qualche collo importante dovrà ben finire tagliato.

Tra gli alti papaveri tendenza Sarkò, sono nell'occhio del ciclone il ministro dell' Interno Claude Guéant e, soprattutto, il capo della "Direction Centrale Du Renseignment Intérieur" (DCRI), Bernard Squarcini, già incriminato per violazione del segreto della corrispondenza nell'ambito dell' affaire Bettencourt. Nei giorni scorsi, l' illustre imputato ha provato a difendere il suo operato con un'intervista a Le Monde che ha convinto pochi osservatori.

La sensazione, già forte nelle ore successive allo spargimento di sangue, che il calibro delinquenziale di Mohamed Merah sia stato sottovalutato dal controspionaggio d'Oltralpe, si è rafforzata con il fluire delle notizie sui viaggi del terrorista in Israele e nei territori palestinesi, oltre che in Afghanistan e Pakistan.

Una personalità che conosce bene il modus operandi degli 007 francesi confida a L’Occidentale: "Non riesco a credere che gli uffici segreti abbiano abboccato alla tesi del piccolo mascalzone che all' improvviso diventa turista nei vari fronti caldi del mondo. Possibile che qualcuno, troppo sicuro di sé, sia stato beffato da un giovinastro che credeva di riuscire a gestire". La tesi circa una presunta "coltivazione" andata a male di Merah torna quindi a far capolino, pur in assenza di prove concrete; congetture indiziarie sposate per vero da addetti ai lavori distanti da ogni manierismo cospirazionista.

Le certezze sono altre, e raccontano del criminale convertito all'islamismo che nel novembre del 2011, reduce da un'epatite A contratta nei peggiori anfratti pakistani, risponde alle chiamata di un funzionario del controspionaggio di stanza nella regione di Tolosa, assistito da un esperto di estremismo religioso giunto appositamente dalla capitale. Il tandem di agenti, terminato l'inter-rogatorio del sospetto, scrive nel rituale rapporto che ha l'impressione di trovarsi davanti un ragazzo bizzarro, piuttosto perturbato nella mente, difficilmente assimilabile al jihadista tipico.

Un'analisi destinata a rivelarsi tragicamente fallace, quest'ultima, e che non pare aver tenuto nel debito conto le centinaia di ore di sorveglianza a cui la stessa DCRI ha sottoposto Merah appena un anno prima; poco importa se da quel continuo monitoraggio risultasse l'assenza di collegamenti apparenti con i principali attivisti salafiti in zona. Gli eventi dell' 11, 15 e 19 marzo hanno raccontato un'altra storia. 

Il padre dell'assassino di bambini e innocenti vuole ora denunciare la Francia per averlo eliminato: nuova puntata di una vicenda drammatica che, per troppi versi, continua a marciare verso terreni farseschi. Pasticciaccio brutto, scriverebbe Gadda.

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3 COMMENTS

  1. servizi segreti francesi e Merah
    Merah era stato in Israele, due volte in Afghanistan, in Pakistan e si era addestrato nei campi del Waziristan sotto copertura dei servizi segreti francesi. Il governo francese ha smentito, però è stato smentito dai servizi segreti degli altri paesi. E’ stato smentito anche da un portavoce talebano che ha telefonato a Reuters e Associated Press per dire che sì Merah si era addestrato da loro. Il portavoce talebano ha detto di non sapere nulla degli attacchi in Francia, che loro non c’entrano, ma che i servizi segreti francesi avrebbero un interesse vitale – riporta il Foglio – a coltivare e infiltrare informatori con il profilo di Merah: almeno 85 giovani francesi si sono addestrati – o ancora si stanno addestrando – nella regione del Waziristan del nord negli ultimi tre anni. Gli uomini sono in maggior parte francesi di origine araba, hanno formato un gruppo chiamato Jihad e Islami, hanno un comandante francese che si fa chiamare Abu Tarek e cinque di loro sono tornati in Francia nel gennaio 2011 per trovare altre reclute. “Non è chiaro”, dicono i due, se tra i cinque tornati ci fosse anche Merah – un’ammissione implicita della sua possibile presenza. Possibile che Merah non fosse schedato dai servizi segreti come lo era da quelli americani? Non saremo tanto ingenui da pensare che polizia, servizi segreti e altro non monitorano cosa accade nella galassia musulmana francese, tenendo conto, bene o male, che la Francia ha soldati in Afghanistan, basi in Africa e ha giocato un ruolo importante in Libia, inviando agenti segreti e combattenti, quest’ultimi probabilmente francesi di origine araba o nordafricana. Tra parentesi la Libia era quest’estate era anche piena di ribelli anglo arabi inglesi e arabi-americani, che erano stati a Guantamano….Uno dei capi ribelli proviene da Guantamano… Il Foglio riporta che “Squarcini, il capo del Dcri, sostiene che Merah, assediato dalla polizia dentro l’appartamento di Tolosa, avrebbe detto di essere stato addestrato “da una singola persona” e non in un campo, in modo da “non spiccare in mezzo agli altri per la lingua francese”. Merah era destinato a qualche operazione dei servizi segreti, forse in Africa o Medioriente, qualche nuova rivoluzione di primavera,forse, un’operazione finita male, molto male.

  2. Divergenze tra servizi
    Non escludo che la situazione sia scappata di mano anche per divergenze operative tra Dgse e controspionaggio interno.

  3. E’ evidente che Merah era un
    E’ evidente che Merah era un doppiogiochista dei servizi segreti francesi. Un tipo che stava con il piede in due staffe, e che doveva servire la causa francese… Poi il ragazzo ha fatto altre scelte, e la Francia paga un prezzo altissimo…

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