Le tragiche beffe dell’affaire Merah
28 Marzo 2012
L’ondata emotiva seguita alla strage di Tolosa resta forte in tutta la Francia, con l’annesso carico di conseguenze politiche sulle vicine elezioni presidenziali. Le polemiche infuriano intorno ai vertici della sicurezza interna, impegnati a beccarsi tra loro come i polli dell’indimenticata metafora manzoniana: anche a Parigi qualche collo importante dovrà ben finire tagliato.
Tra gli alti papaveri tendenza Sarkò, sono nell’occhio del ciclone il ministro dell’ Interno Claude Guéant e, soprattutto, il capo della "Direction Centrale Du Renseignment Intérieur" (DCRI), Bernard Squarcini, già incriminato per violazione del segreto della corrispondenza nell’ambito dell’ affaire Bettencourt. Nei giorni scorsi, l’ illustre imputato ha provato a difendere il suo operato con un’intervista a Le Monde che ha convinto pochi osservatori.
La sensazione, già forte nelle ore successive allo spargimento di sangue, che il calibro delinquenziale di Mohamed Merah sia stato sottovalutato dal controspionaggio d’Oltralpe, si è rafforzata con il fluire delle notizie sui viaggi del terrorista in Israele e nei territori palestinesi, oltre che in Afghanistan e Pakistan.
Una personalità che conosce bene il modus operandi degli 007 francesi confida a L’Occidentale: "Non riesco a credere che gli uffici segreti abbiano abboccato alla tesi del piccolo mascalzone che all’ improvviso diventa turista nei vari fronti caldi del mondo. Possibile che qualcuno, troppo sicuro di sé, sia stato beffato da un giovinastro che credeva di riuscire a gestire". La tesi circa una presunta "coltivazione" andata a male di Merah torna quindi a far capolino, pur in assenza di prove concrete; congetture indiziarie sposate per vero da addetti ai lavori distanti da ogni manierismo cospirazionista.
Le certezze sono altre, e raccontano del criminale convertito all’islamismo che nel novembre del 2011, reduce da un’epatite A contratta nei peggiori anfratti pakistani, risponde alle chiamata di un funzionario del controspionaggio di stanza nella regione di Tolosa, assistito da un esperto di estremismo religioso giunto appositamente dalla capitale. Il tandem di agenti, terminato l’inter-rogatorio del sospetto, scrive nel rituale rapporto che ha l’impressione di trovarsi davanti un ragazzo bizzarro, piuttosto perturbato nella mente, difficilmente assimilabile al jihadista tipico.
Un’analisi destinata a rivelarsi tragicamente fallace, quest’ultima, e che non pare aver tenuto nel debito conto le centinaia di ore di sorveglianza a cui la stessa DCRI ha sottoposto Merah appena un anno prima; poco importa se da quel continuo monitoraggio risultasse l’assenza di collegamenti apparenti con i principali attivisti salafiti in zona. Gli eventi dell’ 11, 15 e 19 marzo hanno raccontato un’altra storia.
Il padre dell’assassino di bambini e innocenti vuole ora denunciare la Francia per averlo eliminato: nuova puntata di una vicenda drammatica che, per troppi versi, continua a marciare verso terreni farseschi. Pasticciaccio brutto, scriverebbe Gadda.
