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Tra giornalismo e onirismo

Leggere del “Caimano” su Repubblica è come vivere in un fantasy

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“È finita. Il vascello fantasma del governo Berlusconi (come lo aveva definito Ezio Mauro almeno un mese fa) naviga alla deriva. (…) Neanche più in balia di se stesso, ma piuttosto di una Cosa [l’alleanza Fini-Casini-Rutelli] che (…) già cambia la geografia politica del Paese”. L’alto annuncio di Giannini risuona dal cassero di Repubblica. A parte la incongruenza della metafora: la bella leggenda del Vascello fantasma suppone un decreto divino, una condanna che agisce nei confronti del capitano, l’Olandese, come una protezione insuperabile; non ha bisogno di “gettare i corpi in mare”, Mauro, Repubblica del 17 luglio, poiché non può affondare. Nemmeno i tre mitici eroi (parlamentari) dei nostri giorni  potrebbero averne ragione. Il decreto divino risulterebbe anche più forte del direttore di Famiglia Cristiana. Narra l’Olandese wagneriano: “Con scherno minacciai al pirata;/in lotta selvaggia io sperai la morte:/ (…) Pure, ahimè, il barbarico figlio del mare/ si fa con angoscia il segno della croce e se ne fugge via!/” (trad. Manacorda).

Quasi sorprende la tenacia di Repubblica, eccellente ma non sola, nel confermare - in margine alla votazione Caliendo - l’appartenenza dei suoi giornalisti e saggisti alla schiera dell’intelligencija onirica.  E nel mondo affabulato, nell’Italia, che il giornale si è venuto creando, definendola nei personaggi, arricchendola di dettagli fittizi, come uno scrupoloso operaio del genere fantasy, il procedimento preferito è quello della cosiddetta profezia che si auto adempie.  Onirismo, e  enunciati che si verificano da soli nella testa dell’affabulatore di turno dell’équipe di Ezio Mauro, danno al quotidiano quell’aura di sicurezza che si manifesta nell’eccesso, da qualche anno, di un tono oracolare avidamente ascoltato, inattaccabile dai fatti. D’altronde ai sacerdoti di questo santuario i fatti, di cui quotidianamente anche Repubblica è costretta a dar conto, non interessano ma solo gli eventi che essi selezionano col criterio della (di una qualche) pertinenza con gli oracoli via via emessi. Secondo il metodo dell’intelligencija, analizzato da Voegelin, una parte della realtà viene esclusa per rendere possibile la costruzione del sistema e la sua infallibilità;  l’ideologo deve necessariamente accantonare, ignorare, parte della realtà se vuole rendere obbligatorio per tutti il proprio stato di alienazione, di frustrazione, su cui fa perno.  Ma il mondo che resta dopo eliminazione di realtà è necessariamente fabula.

L’affabulazione si associa circolarmente, dunque, con la de-realizzazione.  Della derealizzazione è sintomo ora, nell’orizzonte metaforico di Giannini (e Mauro), la consolatoria immagine del Vascello fantasma, lo skeleton ship alla deriva: un governo spettrale, le cui apparizioni, sia pure terrifiche, servono a gridare al pericolo, ma rassicurano poiché in effetti iquel governo non esiste. Allarme e (auto)assicurazione  si tengono ben stretti.  Non vi è maggiore consolazione che pensare che Berlusconi non esista, ma sia un cattivo sogno. Nei salotti, o a veglia, si può ascoltare chi racconta di altri che raccontano (non solo qualche vecchio marinaio) di averlo incontrato per mare.  Che il Vascello sia anche un Caimano, che si debba temere il colpo di coda, l’ultima aggressione della belva ormai allo stremo (come in celebri film), non è granché coerente, ma conservare una logica alle metafore oracolari non appartiene al genere; la teratologia in effetti non si cura della plausibilità  (secondo realtà) dei suoi materiali.

Conta ciò che emerge dall’estasi vaticinante: la Cosa.  Che la “Cosa” già cambi la geografia politica del Paese, che sia già una realtà nel sistema politico nazionale (centro e periferia) e si sia dimostrata già “grande quanto basta per cambiare il corso della storia”, è un eloquio cui nessun osservatore ragionante si lascerebbe andare. Ma, a Repubblica, che la contingente composizione di frammenti parlamentari, (essi) finora alla deriva, costituisca finalmente “un cambio di fase” (dopo tanto vaticinare a vuoto!), è confermato dall’autopsia che Giannini fa già di una serie di cadaveri - la Nuova Destra, il bipolarismo, la Seconda Repubblica insomma.  Un procedimento tipico, non importa se ingannevole; agli occhi dello studioso che cerca conferme è una commovente self-fulfilling prophecy, per poter sognare.
 

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