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Com'era il mondo diviso in blocchi/ 2

Leggi la recensione al saggio del professor Romero sulla Guerra Fredda

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La Guerra fredda non fu solo un conflitto ideologico assoluto, ma non fu neppure un “normale” antagonismo di potenza. Dunque la prima difficoltà che lo storico incontra nel tentativo di ricostruirne le fasi principali è proprio quello di una sua corretta definizione concettuale. Allo stesso modo è complicato offrire una corretta definizione spaziale dello scontro bipolare.

L’Europa, perlomeno nella prima fase e in quella conclusiva, è stata sicuramente centrale nel conflitto, ma troppo spesso si dimentica la dimensione periferica della Guerra fredda. E troppo spesso, a tal riguardo, si finisce per sovrapporre Guerra fredda e globalizzazione, magari intrecciandole in uno scenario deterministico. È al contrario corretto cercare nelle dinamiche di interconnessione politico-economica della globalizzazione gli elementi decisivi nel chiudere la contesa bipolare e soprattutto nel porre fine all’esperimento sovietico.

Anche da un punto di vista simbolico, più ancora del contenimento e della deterrenza, sono stati la cultura e l’organizzazione del blocco occidentale a guida statunitense ad avere la meglio su un avversario logorato e incapace di evolvere dalla sua staticità di gigante dai piedi d’argilla. Infine la Guerra fredda comporta un difficile approccio temporale, in particolare per quello che riguarda la sua fine. Senza dubbio il crollo del Muro e quello successivo dell’Urss rappresentano passaggi simbolici di estremo significato.

Ma come collocare il “ventennio lungo” che ancora oggi stiamo vivendo (così lo definisce Carlo Jean in un interessante saggio pubblicato sull’ultimo numero della rivista “Aspenia”)? Che si trovi fuori dalla logica bipolare è certo, ma appare davvero difficile fornirne una definizione concettuale plausibile.

Federico Romero, docente di Storia degli Stati Uniti presso l’Università di Firenze, ha deciso di misurarsi con queste innumerevoli difficoltà e offre al pubblico italiano che legge storia per lavoro, ma anche solo per cultura personale e passione, un libro di notevole spessore. La sua Storia della Guerra fredda (Einaudi, 2009) affronta lo scontro bipolare in maniera attenta, rendendo conto della migliore storiografia mondiale (in particolare anglosassone) e offrendo un quadro allo stesso tempo di semplificazione e problematizzazione di una serie di passaggi chiave.

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