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Legislative: Sarkò cerca l’en plein

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C'era una volta la quadriglia bipolare. Era la modalità di funzionamento classica del sistema partitico francese: a destra gollisti e liberal-moderati, a sinistra comunisti e socialisti. All'interno dei due campi si sviluppava una concorrenza che, quasi sempre, si consumava al primo turno delle elezioni fossero esse legislative o presidenziali. Al secondo turno, invece, la dinamica bipolare aveva il sopravvento e i due campi, nella gran parte dei collegi, si presentavano uniti contro l'avversario comune. D'allora tant'acqua è passata sotto i ponti. La sinistra s'è fatta plurielle e, al suo interno, il Partito comunista si è trasformato nello spettro del grande partito di massa del tempo che fu. All'estrema destra è sorto l'inossidabile astro di Jean Marie Le Pen, che in diverse occasioni ha trasformato lo scontro al secondo turno in una triangolazione favorendo spesso (anche se non sempre) la sinistra. Oggi la vittoria di Sarkozy alle presidenziali, per i termini che ha assunto e per le modalità con le quali è giunta, pone il sistema partitico francese di fronte a una nuova svolta, i cui connotati precisi, però, potranno cogliersi soltanto dopo le elezioni legislative il cui primo turno si celebra oggi e il secondo tra quindici giorni. Da qui ad allora, infatti, sono ancora molte le incognite che si dovranno sciogliere.

A destra si dovrà comprendere se lo straordinario recupero di voti tradizionalmente conquistati dal Front National di Jean Marie Le Pen da parte del nuovo gollismo incarnato da Sarkozy avrà seguito. Dal punto di vista delle dinamiche elettorali ciò potrebbe voler dire ridurre al minimo i casi nei quali l'estrema destra riuscirà a superare la barra che concede l'accesso al secondo turno. Dal punto di vista del sistema significherebbe, invece, un drastico indebolimento della principale forza ad esso ostile. A sinistra, invece, dalle presidenziali sono giunti segnali contrastanti. Da un canto, il 26% che la Royal ha raccolto al primo turno è da considerarsi un buon risultato per il PS. Esso si è certamente avvantaggiato della "parola d'ordine" d'evitare la dispersione per non ripetere il disastro che accadde cinque anni fa con Jospen, escluso dal turno di ballottaggio perché finito un punto indietro a Jean Marie Le Pen. Dall'altro, va tenuto presente come la somma dei voti conseguiti da tutti i candidati di sinistra - poco meno del 36% - rappresenta uno dei dati più insoddisfacenti di tutta la storia delle presidenziali francesi. Sul punto ha ragione Stroskan quando afferma che le presidenziali sono state compromesse dal pessimo risultato conseguito dalla sinistra al primo turno. Con ogni probabilità queste elezioni legislative confermeranno ala sua analisi.

Già a questo punto si pone un quesito: la dinamica alla riunificazione dei voti sul partito maggiore e ormai privo di competitori all'altezza avrà un seguito alle legislative o sarà confinata alle sole presidenziali? La risposta al quesito dipende, in gran parte, da cosa accadrà al centro. E' lì, infatti, che risiede l'incognita più consistente dell'evoluzione del sistema partitico francese. Bayrou, infatti, ha raccolto una messe di voti enorme al primo turno, ma insufficiente a mandarlo al ballottaggio. Si è trattato, per una buona parte, di voto moderato e cattolico che riattualizza con incredibile precisione la carta della geografia elettorale dell'Mrp: la democrazia cristiana francese, scomparsa quasi cinquant'anni fa. Bayrou sapeva bene di avere raccolto un voto centrista in parte riluttante verso la prospettiva d'appoggiare la sinistra. Per questo si è astenuto dal dare un'indicazione di voto esplicita a favore di Ségolène Royal. Si è limitato a cercare di favorirla, in ogni modo: accettando il confronto televisivo prima e spingendosi fino al punto di dichiarare l'intenzione di non votare Sarkozy poi. Tanta riluttanza non è bastata a evitare che si creasse una spaccatura tra le sue attitudini e quelle di una parte consistente dei suoi parlamentari che, invece, sono rimasti fedeli alla legge bipolare cha ha fin qui governato la V Repubblica.

A partire dai risultati di queste legislative bisognerà comprendere se Bayrou vorrà insistere nel suo progetto centrista, puntando a divenire nel tempo il maggior competitore della nuova destra di Sarkozy, ovvero preferirà accettare un'alleanza immediata con la sinistra moderata al secondo turno. Sin da ora è certa una sola cosa: Sarkozy farà di tutto per ridurre il centrismo di Bayrou a una meteora. In primo luogo perché la possibilità di contare su una maggioranza coesa è per lui condizione indispensabile al fine di esercitare i suoi poteri come quelli di un "monarca repubblicano" e non soltanto come un semplice capo di Stato. Se egli vorrà effettivamente dar seguito al proposito di mettere mano alle riforme sociali preannunciate superando la più che prevedibile opposizione della piazza, di quelle prerogative non potrà proprio fare a meno. Inoltre perché, in tal modo, riporterà la V repubblica nei binari del suo fisiologico bipolarismo, nonostante il prevedibile terremoto partitico. E il suo quinquennato potrà così aprirsi sotto i migliori auspici.

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