Home News L’Egitto usa il caporale Shalit per riaggiustare il tiro con Israele

Ora Hamas deve scegliere

L’Egitto usa il caporale Shalit per riaggiustare il tiro con Israele

0
46

Il Medio Oriente non è solo primavera araba, almeno per Israele. Quel vento di libertà, che soffia oltre le sue frontiere, finora ha offerto ben pochi contributi alla pace in Medio Oriente. Ma il rilascio di Gilad Shalit potrebbe cambiare molte cose: Hamas si è detta pronta a "esaminare un accordo" sul rilascio del caporale catturato nel sud di Israele. Da Gaza però fanno sapere che i dettagli del piano vanno ancora approfonditi. Le elezioni in arrivo potrebbero consigliare ad Hamas un "nuovo look", magari spingendo il gruppo dirigente della organizzazione a non insistere troppo sui nomi dei prigionieri da liberare, visto che Israle non intende fare concessioni su quelli che si sono macchiati di fatti di sangue.

E' il 2006 quando Shalit viene rapito dal braccio militare di Hamas. Partono i primi contatti, ma si arenano subito. Il ruolo dell'Egitto non convince come mediatore, soprattutto i palestinesi di Hamas, che sospettano delle reali intenzioni di Mubarak. Nel 2009 viene annunciato un possibile accordo sulla base del rilascio di un migliaio di prigionieri palestinesi. Sembra fatta, poi non si trova il giusto compromesso sui nomi da rilasciare e salta tutto.

Di nuovo. Lo scorso settembre Israele accetta di rilasciare 20 detenute palestinesi in cambio di un video che provi le buone condizioni di salute del prigioniero. Il 2 ottobre, le televisioni israeliane mostrano una foto del ragazzo con in mano un quotidiano: data 14 settembre. Aprile 2011, si parla di alcuni contatti non confermati dai diretti interessati. Ahmed Jabri, il leader militare di Hamas, atterra in Egitto per un colloquio con il capo della Direzione generale intelligence, Murad Muwafi e con il suo vice Mohammed Ibrahim. L’oggetto dell’incontro è sempre lo stesso: Gilad Shalit. Raggiungere un risultato concreto sembra impossibile. Hamas chiede il rilascio di 1.400 prigionieri in cambio della riconsegna di Shalit.

Il riavvicinamento tra Fatah e Hamas e la caduta del Rais egiziano riaprono i giochi, anche se sembra rischioso sbilanciarsi troppo. Il Cairo esercita può esercitare pressioni su Hamas per ammorbidire la posizione degli islamici, in modo che lo scambio possa essere concluso, ma ancora non esistono veri e propri negoziati e nulla sembra essere stato definito nel dettaglio. Le ultime notizie sul caso vengono trasmesse da Al Jazeera: funzionari egiziani hanno discusso il caso Shalit con leader politico di Hamas Khaled Meshal, mentre Meshal era al Cairo la scorsa settimana. L’Egitto non molla e rafforza la sua azione. Un tale attivismo fa parte di un disegno molto chiaro. In effetti, se si giungesse ad un accordo definitivo i leader egiziani riuscirebbero a scrollarsi di dosso i dubbi che li circondano sull'assetto internazionale dell'Egitto post-Mubarak, e sulla sua alleanza con Israele. Per il Cairo sarebbe un modo di accreditarsi davanti alla comunità internazionale.

In un articolo uscito su Hareetz si afferma che "gli egiziani intendono presentare il loro piano a un inviato israeliano, che si recherà al Cairo nei prossimi giorni". Molto probabilmente l’uomo scelto da Israele per la missione sarà David Meidan, nominato di recente negoziatore dal premier Netanyahu. Si fa sul serio. Alti funzionari egiziani vogliono un accordo in tempi rapidi. Ora forse è possibile. Finora l'ala militare di Hamas è stato il vero problema, ma alcuni osservatori ritengono che ci siano esponenti del gruppo islamico disponibili a un compromesso. La famiglia Shalit dichiara di non essere stata aggiornata sugli ultimi sviluppi e lo stesso Netanyahu smorza i toni con un secco “nulla di nuovo”.  Nonostante le smentite pare evidente che qualcosa si stia muovendo all’ombra delle diplomazie medio orientali. Potrebbe essere uno dei "buoni frutti" della primavera araba?

 

 

  •  
  •  

Aggiungi un commento

Please enter your comment!
Please enter your name here