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Il ritorno del nucleare/3

L’energia atomica e le fonti rinnovabili non sono inconciliabili

Una delle critiche più frequenti contro il nucleare riguarda l’impatto che un suo sviluppo avrebbe sullo sviluppo delle energie rinnovabili. Questa critica si fonda su un erronea interpretazione degli investimenti in nuove tecnologie come uno “zero-sum game”, un gioco a somma zero. Investimenti nel nucleare porterebbero via investimenti in energie rinnovabili. 

Ma non è così, per due ragioni: primo, tutte le nuove tecnologie low carbon (a bassa intensità di CO2) saranno necessarie per raggiungere gli obiettivi prefissati a livello internazionale, quindi sia il nucleare che le rinnovabili; secondo, le rinnovabili ricevono tutt’oggi ingenti finanziamenti e sovvenzioni per il loro sviluppo rendendole già un investimento attrattivo – e questi sovvenzionamenti non scompariranno nel caso si persegua la strada del nucleare. Ma anzi grazie ai nuovi obiettivi “20-20-20” approvati a livello europeo è probabile che tali sovvenzionamenti aumentino.

Immaginiamo per un momento che tipo di mix di combustibili nella generazione elettrica l’Italia potrebbe avere nel futuro, fra poco più di dieci anni (nel 2020) e fra circa 20 anni (nel 2030). E immaginiamo che gli obiettivi imposti a livello europeo di riduzione del 20% in emissioni nel 2020 e di 17% di energia da rinnovare nel 2020 siano raggiunti (una discussione sui costi di questi obiettivi è rimandata a un prossimo intervento). Che posto avrebbe il nucleare? E quanto spazio rimarrebbe per un ulteriore sviluppo nelle energie rinnovabili?

Il raggiungimento degli obiettivi europei nel 2020 richiede uno sviluppo delle rinnovabili nella produzione elettrica dal corrente livello di circa 50TWh fino a 105TWh nel 2020 o circa il 25% del totale – questo assumendo un forte sviluppo delle rinnovabili termiche e un uso estensivo delle biomasse nel settore trasporti. Nel caso che queste ultime due ipotesi non si concretizzassero l’investimento in energia eolica o solare o nelle biomasse per elettricità sarebbe ancora maggiore, potenzialmente fino a 30% del totale. Al momento è immaginabile una sola centrale nucleare in Italia, nel 2020 – per un massimo di 2% del totale. Nel 2030 il nucleare potrebbe rappresentare il 15% al minimo e il 25% al massimo del totale di produzione elettrica. Le rinnovabili già al 25% nel 2020 salirebbero potenzialmente a circa il 30% se non oltre.

Nel recente "Rapporto Energia e Ambiente 2007" l’Enea ha proposto scenari per il 2030 dove il nucleare si aggira attorno al 24-25% e le rinnovabili attorno al 28-29%. Tenendo conto della chiusura di centrali vecchie e obsolete questo implica un livello di nuove centrali considerevole: circa 11GW di nucleare (circa 8 nuove centrali) e fino a 30GW di rinnovabili (solare ed eolico).

Gli investimenti necessari sono ingenti: circa 30 miliardi di euro in energia nucleare e probabilmente 60 miliardi nelle rinnovabili (senza contare gli investimenti nella rete di distribuzione). E’ importante ricordare che le tecnologie rinnovabili, e in particolare il nucleare, richiedono elevati costi capitali di costruzione e quindi investimenti up-front (la costruzione di una centrale nucleare, per esempio, costa circa €2-3 miliardi).

Il problema quindi non è che il nucleare tolga spazio alle rinnovabili ma piuttosto di trovare sufficienti investimenti, sia per quanto riguarda il nucleare ma soprattutto per le energie rinnovabili. Per quanto riguarda le rinnovabili l’Italia per fortuna è ben posizionata per attrarre tali investimenti. Secondo il Renewables Country Attractiveness Index, che misura quanto appetibile è l’investimento in energie rinnovabili nei vari paesi, l’Italia si posiziona al settimo posto globalmente e al quarto in Europa – in particolare si trova al terzo posto dietro la Germania e la Spagna nell’energia solare – anche se nel futuro un miglioramento in tale posizione sarebbe auspicabile.

E’ quindi ovvio che a dispetto delle vari critiche ricevute il nucleare non rimpiazzerebbe o diminuirebbe l’importanza delle energie rinnovabili nel mix elettrico. Le rinnovabili hanno già un posto importante nel nostro mix elettrico e la loro importanza continuerà a crescere per raggiungere gli obiettivi a livello europeo nel 2020. Il nucleare è un importante complemento che permetterà all’Italia di raggiungere gli obiettivi di lungo termine nel 2030 e oltre. Come dicono in Inghilterra non esiste una sola silver bullet che risolva tutti i problemi… ma una serie di ‘bullets’ forse sì.

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