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L’Europa cristiana che c’è ma non si vede

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di Vera Capperucci e Daniele Federici

L'Europa dei cristiani c'è ma nessuno la vede, o preferisce non vederla. Il 12 maggio la Hanns Martin Schleyer Halle di Stoccarda è stata, infatti, teatro della giornata di studio Insieme per l'Europa 2007, che, sotto il patrocinio della Commissione europea di Barroso, ha visto più di 250 delegati di comunità, movimenti, e gruppi cristiani confrontarsi sui problemi della costruzione dell'unità europea e sulla ricerca dei suoi fondamenti ideali. Sulla stampa nazionali nessuna eco, così come sugli altri moderni ed aggiornati mezzi di comunicazione di massa. Eppure di Europa e di cristiani nell'agenda politica e culturale del nostro paese tanto si è parlato, e si continua a parlare grazie anche alle iniziative politiche che sembrano destinate a nascere sull'effetto ritardato del family day di Roma. Certo i cristiani non sono un corpo unitario ed omogeneo: seguirne le iniziative e le scelte politiche non è spesso impresa facile. Tuttavia la manifestazione di Stoccarda ha rappresentato per i cattolici, e per quanti guardano a quell'universo con una certa dose di attenzione, un evento sul quale valeva almeno la pena spendere qualche parola.

 

Insieme per l'Europa 2007 ha costituito, infatti, l'ultima tappa di un percorso culturale e religioso di più lungo periodo che, iniziato in occasione della Pentecoste del 1998, ha condotto poi alla sottoscrizione ideale di un "patto d'amore scambievole" l'8 dicembre a Monaco e, infine, al primo grande incontro del maggio 2004 celebrato sempre nella città di Stoccarda. Ed è a quest'ultimo appuntamento che i promotori della giornata hanno guardato per tracciare un primo bilancio dei progressi e delle difficoltà che il rilancio dell'Europa ancora incontra, per fissare definitivamente la missione a cui tutti i cristiani "di oggi" devono sentirsi chiamati.

Così, a fronte dello scetticismo e delle divisioni ideologiche e politiche che allontanano la realizzazione dell'unità, la risposta diventa il Vangelo: «Vogliamo portare la luce chiara del Vangelo nei vari ambiti della società e richiamare l'Europa alla vita». Una vita che ha le proprie radici nella chiamata che Gesù fa ai propri discepoli, nel monito che rivolge loro di fronte alle tentazioni dell'allontanamento: «Forse anche voi volete andarvene?». Così il Vangelo diventa testimonianza di una vita dedicata alla costruzione di quella unità e di quella fratellanza che non negano le diversità interne alla grande famiglia cristiana, ma che da queste diversità partono per riscoprire il comune denominatore proprio nel Vangelo, in quel messaggio di fede e di amore con cui Gesù, crocifisso e risorto, ha promesso il suo ritorno.

L'Europa dei movimenti è, dunque, l'orizzonte in cui si realizza la vita del cristiano. Un'Europa costruita sull'unità delle comunità e dei popoli, «madre della collaborazione quotidiana che ci affratella e della preghiera che ci raccoglie», in cui ogni cristiano europeo abbia il coraggio di promuovere un sentimento comune, un nuovo modo "europeo" di essere tedeschi, italiani, francesi, polacchi etcc.

E nella evoluzione degli equilibri geopolitici e culturali iniziata dopo l'11 settembre, lo slancio europeo non può che passare attraverso il recupero di una storia comune e la difesa di quei valori di libertà, di fede, di solidarietà che caratterizzano tutto il messaggio cristiano e costituiscono l'anima dell'Europa.

L'Europa dei cristiani, allora, è quella che dice sì alla vita, e si impegna a difenderne la dignità inviolabile in tutte le sue fasi; che dice sì alla famiglia, legata da un patto indissolubile di amore tra uomo e donna, fondamento di ogni società; che dice sì alla difesa della natura, dell'ambiente e delle città; che dice sì ad una economia equa; che dice sì alla solidarietà verso i poveri, gli emarginati e gli ammalati; ce dice sì alla pace costruita sul dialogo e sul confronto.

Questa è l'Europa che i cristiani di Stoccarda vogliono. E che troppo spesso non fa rumore.

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