L’Europa riuscirà ad avere un mercato bancario armonizzato?

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L’Europa riuscirà ad avere un mercato bancario armonizzato?

18 Luglio 2008

Si potrà avere in Europa un mercato bancario efficiente, armonizzato e soprattutto, sicuro?

Lorenzo Bini Smaghi – membro del Comitato esecutivo della Banca Centrale Europea – in un convegno a gennaio 2008 sulla “Banca Centrale Europea: un nuovo attore sulla scena internazionale” espresse questa opinione: "Le ragioni per giustificare differenze di normative, e differenze di applicazioni delle normative europee, sono ogni girono più deboli. È necessario progredire rapidamente verso un sistema di regolamentazione unico, applicato allo stesso modo in tutto il mercato unico europeo. Questo è il desiderio del mercato, delle istituzioni bancarie e finanziarie e dei loro clienti”.

Ora, mentre la Commissione europea – il 14 luglio u.s. con un bando aperto a esperti sia del settore privato che pubblico quali le associazioni di consumatori, le industrie finanziarie, le autorità nazionali, le accademie, che dimostrino una rilevante competenza ed esperienza su queste tematiche – è intenzionata a creare un gruppo di esperti su dati finanziari, con l’obiettivo di massimizzare il circolo di informazioni sul credito all’interno dell’Ue per arrivare a un mercato bancario più efficiente e competitivo, lo stesso mercato rischia una brusca frenata proprio sui tempi per l’armonizzazione dei sistemi finanziari. 

Pur se oltre il 2% del PIL europeo viene prodotto dai servizi bancari e finanziari, in realtà questa percentuale sarebbe ben più elevata se i tanti ostacoli – ancor oggi esistenti fra i vari istituti bancari europei, che limitano la concorrenza transnazionale e che generano, altresì, un aumento di costi per i consumatori – potessero essere eliminati.

La ridotta concorrenza è messa chiaramente in evidenza da altre percentuali: ammonta, infatti, appena all’1% il livello del credito ottenuto da imprese e cittadini comunitari in una banca di un altro Stato membro diverso dal proprio, mentre sale al 26% fra le mura nazionali (fonte Parlamento Europeo).

Il Trattato di Lisbona non apportava sostanziali innovazioni alla struttura di governo dell’economia europea. Non risolta la contrapposizione tra un sistema monetario pienamente integrato, con una politica monetaria unica decisa dalla Banca Centrale Europea e un mercato finanziario che è integrato solo in parte, poiché le politiche di regolamentazione e di vigilanza sono messe in atto a livello nazionale.

In Italia, la legge Finanziaria per il 2008, approvata dal Parlamento lo scorso 24 dicembre, prevede una norma di riforma della Banca d’Italia che mira a rivederne “in via generale i modi di finanziamento, i controlli sulla spesa, nonché le retribuzioni e gli emolumenti”. Queste disposizioni sembrerebbero non tener conto delle peculiarità (funzionali, istituzionali, normative) della Banca d’Italia, in particolare in quanto membro dell’Eurosistema evidenziando un contrasto con il principio di indipendenza.

Cosa fare allora? E’ opinione comune dover procedere, il più rapidamente possibile, ad un’armonizzazione dei sistemi finanziari dei ventisette paesi Ue. Sulla scorta di questi dati, Parlamento europeo e Commissione europea si stanno muovendo per approvare un testo che possa ovviare a tale evidente difficoltà, puntando sullo scambio di servizi finanziari via web e, soprattutto, sulla riduzione delle differenze fiscali applicate nei vari paesi dell’Unione europea, dato che la presenza di diversi sistemi tributari in ambito UE ha da sempre rappresentato un tangibile ostacolo alla realizzazione di un mercato comune europeo.

Ancorché dal 2002 (Direttiva 2002/65/CE modificativa di altre due direttive di cui la prima del 1990) se ne discuta, il nuovo testo, dovrebbe essere pronto entro la fine dell’estate.

Dato che il Trattato non prevede disposizioni specifiche sull’allineamento delle imposte dirette e il coordinamento fiscale è risultato particolarmente difficile in materia, l’imposizione fiscale diretta deve naturalmente rispettare le quattro libertà previste dal Trattato (libera circolazione delle merci, delle persone, dei servizi e dei capitali) come pure il diritto di stabilimento delle persone e delle imprese.

Purtuttavia, i progressi ottenuti in questo settore rappresentano una risposta parziale senza dubbio insufficiente a situazioni specifiche come la doppia imposizione o le attività economiche transfrontaliere. Staremo a vedere.