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La minaccia

L’Europa tra l’incudine del nichilismo e il martello dell’islam

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«Possiamo definire il nichilismo dell’Europa come soggetto storico la sua riduzione a diritto ed economia senza spirito e senza religione, senza significato e senza missione universale»: così scrivevano Don Gianni Baget Bozzo e Raffaele Iannuzzi nel loro preziosissimo volume del 2006 dal titolo “Tra nichilismo e islam. L’Europa come colpa”, sintetizzando il male attuale che paralizza mortalmente il vecchio continente.

In questo senso l’idea che l’Europa coincida esclusivamente con le sue istituzioni comunitarie, che gli stati nazionali debbano cedere sempre più sovranità (economica, politica, fiscale, giuridica, giudiziaria), che non vi sia altro oltre il mercato comune europeo a tenere insieme i diversi popoli europei, che a fronte di una diminuzione reale della democraticità degli Stati europei frutto della diminuita partecipazione popolare ai processi decisionali si registra proprio ad opera delle istituzioni comunitarie un aumento delle autoreferenziali procedure volte a regolare la democrazia solo in senso formale, che la stabilità dell’euro è la sola garanzia per il futuro dell’Europa, dimostra come si è perduta radicalmente la visione profonda sull’essenza della civiltà europea.

Questa mancanza di consapevolezza rappresenta non soltanto una prospettiva nichilista intorno alla vera natura dell’Europa – che prima di essere finanziaria o istituzionale, è culturale e spirituale nonostante ogni negazione in tal senso –, ma costituisce il tarlo che tenacemente e inesorabilmente divora ed erode dall’interno ciò che ancora rimane dell’Europa come civiltà.

La situazione, tuttavia, non sarebbe così grave se ad essa non si accompagnasse, parallelamente, l’aggressività rampante mai sopita che caratterizza l’islam intorno al territorio europeo.

I recenti attentati di Nizza (del 29 ottobre 2020) e di Vienna (del 2 novembre 2020) altro non sono che la testimonianza lampante e diretta di quel martello jihadista che pugnante si abbatte sulle porte di un’Europa adagiata esanime sul talamo del proprio smarrimento ontologico.

La carenza di legittimazione politica e soprattutto democratica che le istituzioni comunitarie stanno vivendo nell’apice della loro evidente crisi e il problema dei numerosi e sanguinosi attacchi jihadistici che oramai da anni si consumano all’interno del territorio europeo non potranno trovare una soluzione concreta e definitiva fino a quando tutta l’Europa (quindi anche la Russia) non tornerà a pensare se stessa per ciò che essa realmente è, cioè una unica civiltà con una storia e con una missione culturale specifica – come del resto storicamente determinata –, cioè condurre l’umanità sulla via della scoperta, della tutela e del progresso della persona umana tramite la diffusione dello spirito cristiano e il riconoscimento del diritto naturale.

La laicità, la scienza, la democrazia, “l’invenzione” e la tutela dei diritti fondamentali dell’uomo, la logica del libero mercato, la proprietà privata, la libertà di coscienza e di pensiero, lo Stato sociale, infatti, sono tutti portati tipici della civiltà europea, non per una casualità della storia o del fato, ma per una causalità ontologica, cioè perché la civiltà europea è stata l’unica a fondarsi su quel fertile processo di sedimentazione del pensiero greco, del diritto romano e della spiritualità cristiana, senza uno dei quali oggi l’Europa non sarebbe ciò che è – nonostante faccia di tutto per negare e rinnegare la propria essenza.

Paradossalmente, il problema attuale dell’Europa con una fede che non le pertiene come l’islam risiede interamente nella mancanza di fede dell’Europa in se stessa, e, ovviamente, non già in un senso banalmente intimistico o psicologico, ma nel senso più complesso e profondo della consapevolezza della propria identità culturale oramai smarrita, dissolta in quell’ingenuo e tossico “minestrone” ideologico fatto di multiculturalismo, integrazionismo, filoislamismo, di cui si nutre larga parte dell’intellighenzia europea contemporanea.

In conclusione, o l’Europa si svincolerà dai legacci ideologici che oggi ne paralizzano le potenzialità spirituali, culturali, giuridiche e politiche, o sarà destinata ancora a lungo – per di più senza comprenderne le ragioni – a versare il sangue degli innocenti tra l’incudine del proprio nichilismo e il martello della jihad islamica.

 

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