L’evangelista Marco sapeva come predicare il Vangelo (sul Web)

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L’evangelista Marco sapeva come predicare il Vangelo (sul Web)

25 Gennaio 2010

Una nuova terra da conquistare, perché “Dio lo vuole”. Parte dal messaggio per la 44° Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, prevista per il prossimo 16 maggio, la valorizzazione del mondo virtuale annunciata da Benedetto XVI, che ha descritto Internet come una “grande risorsa per l’umanità” e uno stimolo per il confronto e il dialogo. Uno strumento indispensabile per fornire risposte adeguate alla sete di “verità non caduche” dell’uomo, e quindi un mezzo di cui anche i sacerdoti potranno servirsi per una innovativa metodologia pastorale.

Le risposte del popolo di Internet non hanno tardato ad arrivare; siti e blog sono stati invasi dai commenti sulla nuova missione evangelizzatrice del web lanciata da Joseph Ratzinger. Se i male informati prevedono la vendita delle indulgenze su ebay o le confessioni in chat, sono in molti a osservare come questo slancio cattolico verso Internet non è una novità. La Chiesa Cattolica, a partire dal Concilio Vaticano II, passando per i documenti come “Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia”, redatto dalla Cei nel 2001, o “La Chiesa e Internet” del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, si è sempre mostrata al passo con i tempi.

Nella storia del Cristianesimo stesso possiamo individuare almeno tre livelli di comunicazione. Il primo è insito nella natura stessa della religione che, in quanto rivelata, nasce dalla volontà di Dio di svelare il proprio messaggio salvifico agli uomini. Un secondo livello è quello che si instaura tra i fedeli: se la Chiesa è communio, la comunicazione è essenziale per la Chiesa. Infine vi è un terzo livello, quello della testimonianza, che pervade tutto il Nuovo Testamento ed investe coloro che hanno già conosciuto la Parola di Dio del compito di diffonderla in tutto il mondo.

Il cattolicesimo internettiano, dunque, lungi dall’essere ridotto a una banale strategia di marketing, risponde all’invito di Marco di andare “in tutto il mondo” e predicare il Vangelo “ad ogni creatura”. Non male per un’istituzione che alcuni considerano la principale responsabile dell’arretratezza morale e tecnologica in cui verserebbe il nostro Paese.