Home News Libano, la lunga estate calda dell’Unifil

Libano, la lunga estate calda dell’Unifil

0
5

Il lancio di tre katyusha contro Israele il 17 giugno, il tragico attentato costato la vita a sei caschi blu dell’Unifil il 24 giugno e l’esplosione del 16 luglio che ha colpito, fortunatamente senza gravi conseguenze, il contingente della Tanzania nella zona di responsabilità italiana, avrebbero dovuto imbarazzare la carovana di politici, giornalisti ed ex-ambasciatori che si sono di recente recati a Damasco per cercare di ottenere una maggior collaborazione siriana. E avrebbe dovuto insegnare prudenza a chi, in Libano e a Roma, insiste a dire che nel sud del Libano non sono state introdotte armi dalla fine del conflitto dell’estate scorsa.

Il rapporto della commissione indipendente per la valutazione del confine libanese (Libat) e il rapporto del Segretario Generale dell’Onu Ban Ki Moon sull’attuazione della risoluzione 1701, presentato al Consiglio di Sicurezza il 27 giugno scorso e non ancora pubblicato, mettono in luce – ancorché nel linguaggio ovattato dell’Onu – una situazione potenzialmente esplosiva. A questo si vanno ad aggiungere le due recenti notizie di un coinvolgimento diretto di Hezbollah nella guerra in Iraq al servizio degli iraniani contro truppe statunitensi e la cattura in Turchia di un carico d’armi destinato con tutta probabilità a Hezbollah, su un treno in transito tra l’Iran e la Siria e colpito da un attentato del Pkk.

Il rapporto Libat indica come, nonostante l’evidenza lampante di ogni tipo di traffico di contrabbando, nessuno dei testimoni abbia riportato un singolo incidente di violazione del confine, di qualsiasi tipo. Strano, specie da parte siriana, visto che i siriani sostengono che i miliziani di Fatah al Islam asserragliati nel campo di Nahr el Bared sono al-Qaidisti, che la presenza di al-Qaida in Libano minaccia anche la Siria e che i miliziani (molti dei quali, a detta dell’esercito libanese, erano sauditi), sono giunti in Libano attraverso il confine libanese. Ancor più strano, perchè i siriani hanno denunciato numerose violazioni del loro confine in una lettera indirizzata alla presidenza del Consiglio di Sicurezza dell’Onu e al segretario generale, in cui offrono dettagliate informazioni su supposte partite d’armi fatte entrare in Siria dal Libano. Se i siriani sostengono che il traffico d’armi avviene dal Libano alla Siria a loro scapito, come possono aver detto alla Libat che non sono a conoscenza di nessuna violazione del confine?

A tutti, certo, fa comodo dire che il conflitto a Nahr el Bared, le bombe contro l’Unifil e le katyusce contro Israele sono tutti incidenti riconducibili ad al-Qaida. Alla Siria fa comodo per ergersi a protettore del Libano e soprattutto per dimostrare la sua innocenza. A Hezbollah fa comodo per sostenere la propria estraneità al fatto e il proprio impegno ad adempiere le risoluzioni Onu sul Libano. All’Unifil fa comodo per evitare un confronto diretto con Hezbollah. E ai leader politici europei le cui truppe sono schierate in Libano fa comodo per non dover prendere una posizione più decisa nei confronti di Damasco.

Si è distinto in questo senso il nostro ministro della Difesa Arturo Parisi, che in una recente dichiarazione ha voluto attribuire l’attentato a “una frangia estremista dello stesso movimento Hezbollah, frangia che si muoverebbe in contrasto con la leadership ufficiale. Un'ipotesi alternativa è quella che vede l'attentato come promosso da un gruppo terroristico rivale di Hezbollah, nel caso riconducibile a gruppi d'ispirazione salafita, riconducibili ad Al Qaeda, gruppo che avrebbe operato in tal modo proprio per far rivedere la responsabilità sul ‘partito di Dio’”. Hezbollah lo ha subito smentito, prendendolo anche un po’ in giro, chiedendo infatti prove concrete sulla supposta quinta colonna all’interno dell’organizzazione.

Il problema di chi cerca scuse è che la realtà è troppo brutta da affrontare. E in questo senso i rapporti dell’Onu la dicono lunga sui rischi che si presentano quest’estate. La Siria si rifiuta di demarcare il confine con il Libano, rendendo la situazione nella zona delle Shaba Farms potenzialmente esplosiva. Il flusso d’armi continua e il rapporto non smentisce quanto sostenuto dal governo libanese, secondo cui la Siria stia riarmando i gruppi terroristi palestinesi del Pflp-Gc e di Fatah-Intifadah nella valle della Beqa’a. Il rapporto cita esplicitamente operativi di Hezbollah intenti a fotografare e a filmare le forze Unifil. Indica come il propagarsi delle aree di tensione militare stia mettendo a dura prova l’esercito libanese e sminuendone quindi la capacità operativa nel Sud del Libano. Cita una serie di episodi provati di violazioni delle risoluzioni Onu 1559 e 1701 da parte della Siria e di Hezbollah e mette in guardia contro nuovi incidenti, indicando la presenza di armi sul territorio sotto il controllo dell’Unifil. Cita gli attacchi e gli attentati contro obbiettivi civili e politici in Libano. Cita il rifiuto di Hezbollah di adempiere l’obbligo secondo le risoluzioni 1559 e 1701 di disarmare la propria milizia.

Su tutto questo fa capolino la notizia del ruolo di Hezbollah in Iraq, non come scheggia impazzita e autonoma nel mosaico sanguinoso di quel paese, ma come elemento integrato delle Guardie Rivoluzionarie iraniane nel loro gioco contro l’America. Gli arresti di membri di Hezbollah in Iraq e le informazioni raccolte sulla loro attività lasciano pochi dubbi sulla simbiosi tra Hezbollah e l’Iran e sul ruolo che la Siria gioca da coadiuvante in questo complesso confronto regionale sempre più condizionato da un’asse siro-persiana impegnata su più fronti – Libano, Iraq e Gaza – a contrastare l’Occidente e i suoi alleati regionali.

A fine agosto si rinnova il mandato Unifil per il prossimo anno. E’ da auspicare che i paesi partecipanti – Italia in testa – non facciano come il contingente spagnolo, che ha risposto all’attentato del 24 giugno cercando una maggior coordinazione con Hezbollah. Occorre invece cercare un mandato più robusto e aggressivo, che dia i mezzi all’Unifil per attuare per davvero le risoluzioni 1559 e 1701 e mandi un duro monito a Damasco e Teheran.

  •  
  •  

Aggiungi un commento

Please enter your comment!
Please enter your name here