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Liberalizzazioni a colpi di fiducia

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Intorno alle 16,40 il governo ha posto la questione di fiducia al decreto liberalizzazioni all'esame dell'Aula del Senato. Il ministro per i Rapporti con il Parlamento Vannino Chiti, ha sottolineato la scadenza imminente del decreto legge (lunedì prossimo) e la necessità di non far decadere, dunque, il provvedimento. Dopo l’ok di ieri ai presupposti di costituzionalità, stamani il Senato ha respinto la questione pregiudiziale posta dalla Cdl per non procedere all’esame del decreto legge. Per le 10 di domani mattina sono previste le dichiarazioni di voto e per le 12 il voto finale sul provvedimento. Intanto, non si placa la polemica.

Non liberalizzazioni ma autentiche lesioni. Maurizio Sacconi (Fi) non usa mezzi termini per sottolineare il suo totale disappunto: "Negli stessi giorni in cui il Senato, senza alcuna possibilità di entrare nel merito è chiamato ad un voto di fiducia sulle false liberalizzazioni e le autentiche lesioni al mercato contenute nel decreto, il governo respinge gli emendamenti di forza Italia al ddl Lanzillotta sui servizi pubblici locali. Senza la possibilità di  riorganizzare il personale nessuna società privata si candiderà alla gestione dei servizi pubblici locali per cui le gare risulterebbero una mera conferma del monopolio pubblico. Il governo Prodi - conclude - sta quindi rivelando il suo bluff sulle libertà economiche che esso nega peraltro quando alza la pressione fiscale e burocratica o quando vuol far regredire il mercato del lavoro''.

A parlare di ostruzionismo da parte della Cdl e di mancanza di dialogo, è  lo stesso Bersani: "La fiducia del Senato sul dl liberalizzazioni è stata necessaria a causa dei tempi stretti. Il decreto è rimasto troppo al lungo alla Camera a causa dell'ostruzionismo della Cdl. Ci hanno portati agli sgoccioli". Bersani ha definito "stucchevoli" le critiche dell'opposizione . "Anche questa volta il dibattito è stato segnato dall'idea che si faccia bene alle imprese  tenendole al riparo dalla concorrenza. Ma cosi' - ha detto -  gli si fa del male''. Pronta la replica, con il capogruppo di Forza Italia al Senato Renato Schifani: "Non si era mai verificato nella storia del nostro Parlamento che ad uno dei due rami venisse  data solamente una settimana di tempo per discutere e convertire un decreto legge''. Secondo Schifani infatti, il governo Prodi "non soltanto ha svuotato di qualunque  funzione legislativa il Senato, attraverso il continuo ricorso  alla fiducia, ma adesso aggiunge a tale espediente anche l'inaccettabile ghigliottina dei tempi. Il Senato, infatti, avrà sei soli giorni per poter approvare questo testo. Confido nell'autorevole intervento del capo dello Stato".

Il disegno di legge sulle liberalizzazioni collegato al decreto Bersani  sarà  esaminato nel mese di maggio nell’Aula della Camera: lo ha deciso la conferenza dei Capigruppo di Montecitorio che oggi ha stilato il programma di lavoro dell’Assemblea per i mesi di aprile e maggio. Sul provvedimento nei giorni scorsi l'Assemblea di Montecitorio aveva deliberato l’urgenza nell’esame

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