Home News Liberati i due ostaggi Farc, ma per Chavez è un successo a metà

Liberati i due ostaggi Farc, ma per Chavez è un successo a metà

1
2

La terza volta è stata quella buona. La guerriglia delle Forze Armate Rivoluzionarie di Colombia (Farc) ha infine consegnato al presidente venezuelano Hugo Chávez le due prigioniere liberate Clara Leticia Rojas e Consuelo González de Perdomo. La prima, candidata alla vicepresidenza colombiana per il partito Verde Ossigeno, era stata sequestrata assieme alla candidata alla presidenza Íngrid Betancourt il 23 febbraio 2002; la seconda, deputata, era stata invece catturata il 10 settembre 2001: il giorno prima l’attacco alle Torri Gemelle!

Già a novembre, durante il suo viaggio in Francia, Chávez aveva parlato dell’operazione. Ma lo aveva fatto in conferenza stampa con uno dei suoi classici show esibizionistici, e andando ben oltre il mandato che il collega colombiano Uribe Vélez gli aveva dato. Ad esempio, aveva detto che i due presidenti sarebbero stati disponibili a parlare tutti e due coi leader della guerriglia per ottenere la liberazione di alcuni ostaggi, quando in realtà l’offerta del governo di Bogotá era di un vertice a tre solo dopo la liberazione di tutti gli ostaggi in mano alle Farc, dopo un cessate il fuoco, e nel contesto di una trattativa per un accordo di pace definitivo. Era finita a insulti, come d’altronde è prassi nelle relazioni tra Chávez e Uribe, ormai abituati da anni a passare in continuazione dalle strette di mano ai litigi da lavandaia e viceversa. E poi Chávez aveva ricevuto anche lo schiaffo della sconfitta interna, al referendum del 2 dicembre per la riforma costituzionale che gli avrebbe permesso di farsi rieleggere a ripetizione.

Proprio per recuperare un po’ di immagine internazionale Chávez era però tornato a parlare della possibile liberazione di tre ostaggi a fine anno, in seguito a un’offerta unilaterale delle Farc probabilmente leggibile anche come una volata in soccorso per un leader che i guerriglieri sentono vicino. Ed era stata montata così la cosiddetta “Operazione trasparenza”, con la concessione da parte dei militari colombiani di un salvacondotto per l’arrivo di una missione di elicotteri venezuelani con insegne della Croce Rossa. A bordo con lo stesso Chávez sono venuti “delegati”  di Francia, Svizzera, Cuba, Bolivia, Ecuador, Brasile e Argentina, in quest’ultimo caso addirittura l’ex-presidente Néstor Kirchner. E si era aggregato il regista Oliver Stone, interessato a girarvi sopra un documentario. Ma per quattro giorni la carovana mediatica ha atteso nella jungla che le Farc mandassero le coordinate, senza riceverle. Finché a Capodanno non ha infine gettato la spugna. “Come delegati crediamo sia opportuno sospendere temporaneamente la nostra presenza in territorio colombiano”, ha spiegato Kirchner. “Quando ci saranno le condizioni per la consegna di Consuelo, Clara ed Emmanuel, il gruppo di delegati internazionali riprenderà immediatamente la sua missione”.

Durissime le accuse di Chávez a Uribe di aver “dinamitato” l’“Operazione Trasparenza”.  “Le intense operazioni miliari nella zona ci impediscono per ora di consegnarveli come era nostro desiderio”, era il testo della lettera rivoltagli dal segretariato delle stesse Farc e da lui letta alla tv di Stato venezuelana. “Accuso il presidente di Colombia di stare mentendo, di stare manipolando”, ha commentato. “Uribe: guarda di più qua e di meno verso Bush. Staccati da Bush e abbracciamoci, per fare la patria grande. Rifletti Uribe, gli Stati Uniti non vogliono la pace per nessuno e farebbero festa con una guerra tra Venezuela e Colombia”.  Prima però le Farc avevano detto di non poter dare le coordinate agli elicotteri venezuelani con insegne delle Croce Rossa che avrebbero dovuto prelevare gli ostaggi perché non c’erano condizioni atmosferiche favorevoli. Uribe, in conferenza stampa col comandante delle Forze Armate Freddy Padilla, ha quindi rigirato l’accusa di menzogna sui guerriglieri. “Qui non c’è cattivo tempo atmosferico. Nelle ultime ore c’è stato tempo brillante e le Farc dicono che le condizioni atmosferiche hanno impedito la liberazione dei sequestrati. Le Farc mentono, come è stata la loro usanza: mentire. Qui non si sono avute operazioni militari nelle due ultime settimane nell’area, come ha appena confermato il Comandante delle Forze Militari il generale Padilla de León”. Al contrario, hanno detto i  militari, sarebbe stata la guerriglia a rompere la tregua: in particolare col missile che il 29 dicembre ha lanciato contro un aereo militare che portava un gruppo di familiari di marines in una caserma, per permettere loro di celebrare assieme a loro il Capodanno.

Ma soprattutto Uribe ha accusato le Farc di non aver mantenuto i loro impegni “perché non hanno in loro potere il bambino Emmanuel”. Emmanuel, il terzo ostaggio da liberare, è il figlio che la Rojas tre anni fa ebbe da uno dei guerriglieri suoi carcerieri. L’asserzione di Uribe era basata sul caso di un bambino che ha la stessa età apparente di Emmanuel, che è oggi allevato in un istituto di Bogotá, e che con il nome di Juan David Gómez Tapiero fu consegnato ai servizi sociali nel dipartimento amazzonico del Guaviare il 16 giugno 2005 in condizioni disastrose: denutrito, con una frattura al braccio, tormentato dalla diarrea e affetto da malaria e leishmaniosi. Una storia incredibile, e che però l’analisi del dna ha dimostrato vera: tanto a ricordare che la Colombia è sempre il Paese del realismo magico. Alla fine le stesse Farc l’hanno ammesso, con un comunicato demenziale in cui accusavano il governo di aver “sequestrato” il bimbo nell’istituto apposta per impedire loro di consegnarlo a Chávez: invece che alla nonna! Il presidente venezuelano però poco prima aveva detto nero su bianco che il piccolo non poteva essere Emmanuel, pena la perdita di credibilità delle Farc. E il colpo è stato dunque accusato, anche perché condito da varie difficoltà interne che l’hanno costretto a un radicale rimpasto di governo. Anche Uribe si è però dovuto subito rimangiare l’irata dichiarazione che non ci sarebbero più state mediazioni del genere: per le pressioni dei parenti, della Francia, e anche del Brasile di Lula, che è un importante fornitore di armi anti-guerriglia alle Forze Armate colombiane, ma che ha detto di voler appoggiare l’”esfiltrazione clandestina” degli ostaggi di cui aveva iniziato a parlare Chávez.

Di qui il nuovo compromesso, annunciato dal ministro della Difesa colombiano Juan Manuel Santos. Nuovo salvacondotto, e nuova missione: ma a condizione che fosse discreta, “coordinata col governo colombiano”, e senza la presenza di personaggi che come Oliver Stone ne approfittassero per fare dichiarazioni filo-Farc. In bisogno sempre più disperato di un successo qualsiasi, Chávez si è adattato. Stavolta così la “carovana” sugli elicotteri è stata essenziale: il ministro dell’Interno venezuelano, un suo assistente, un medico, un giornalista venezuelano, l'ambasciatore di Cuba in Venezuela e gente della Croce Rossa. E finalmente la liberazione è andata in porto.

  •  
  •  

1 COMMENT

  1. la Farc-Chavez- e gli Afroamerindios
    Non condivido questa mania dei alcuni giornalisti Italiani di seguire in maniera superficiale e aprossimativa le notizie che riguardano il Sudamerica lo fanno in maniera folkloristica e cn un po di cinismo divertente, forze una bomba di fumo per figurare bene e coprire la ignoranza che ce alla base. Difficile informare del complicato fatto della (farc-Governo Colombiano, Cia,Cuba,Chavez,Narco trafico,indigeni,problemi politici,sociali,ambientali,e di trasculturizazione forzata )con la stessa cura cha hanno per il gossip a buon mercato, in questo territorio del contienente convergono e convivono due modi diversi di osservare e percepire la realta circostante, quindi sicuramente le notizie vengono riportate in forma piu reale da qualsiasi ,giornalista, scrittore o intelettuale che tanto abondano lungo questo enigmatico continente (lo diceva il Chè),che ancora deve essere scoperto con una nuova sensibilità, Il new york times ha realizato un dossier su un progetto chiamato AFROAMERINDIOS “Enigmas y Verdades de la Tierra Incognita” by H.Antoni Carvajal questo libro e documentario racconta la vera storia, America latina oggi, intervista al Figlio del Chè,a persone comuni,analisti Americani ed Europei ect. Si non altro ci da una visione piu autentica di tutto quello che accade in quella zona del mondo.

Aggiungi un commento

Please enter your comment!
Please enter your name here