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L’imbarazzante mediocrità del cattolicesimo “critico” alla Micromega

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Il recentissimo fascicolo di Micromega (2007/4), pieno di presenze cattoliche, provoca con davvero utili esempi a proseguire un’analisi del cattolicesimo “critico” e “democratico” italiano già avviata. Nel ricco menu si propongono due temi di attualità religiosa: la crisi della presenza cattolico-democratica, su cui dovremo tornare, e la valutazione del Gesù di Joseph Ratzinger.  Alle pagine polemiche dedicate alla “imbarazzante mediocrità” del Gesù di Nazaret, in linea con tutto quello che la rivista di D’Arcais riserva alle cose della Chiesa di Roma,  contribuisce don Franco Barbero, “presbitero della Comunità cristiana di base di Pinerolo” (posizione di cui non saprei cogliere il profilo canonico: per essenza non sembrano sussistere nella Chiesa comunità “di base”) e studioso dotato per autocertificazione di un invidiabile patrimonio di 2.780 opere “espressamente cristologiche”, cioè di una vasta cucina rispetto al “cucinino” (come Barbero dice) di pochi libri usati dal piccolo professore bavarese ora Papa.

Leggo: “Dal Gesù [non il libro ndr] di Ratzinger mi sono congedato da molto tempo. Il Gesù dei dogmi non mi interessa, quando esso viene a trovarsi in contrasto con il Gesù ebreo, che secoli di studi [diciamo, da Spinosa in poi pdm] ci aiutano ad avvicinare e a comprendere un po’ meglio”. E prosegue: “constato il mio ampio dissenso [dalla comunque rispettabile, per il generoso Barbero, interpretazione del Pontefice ndr] e penso che sia assolutamente normale essere diversi nella stessa Chiesa. Non si è un’altra Chiesa [quando si è diversi ndr], ma una Chiesa ‘altra’”. 

In questi sinceri quanto incauti enunciati possiamo riconoscere, come un tutto nel frammento, la sostanza del disastro subìto e compiuto dall’intelligencija cattolica di questi ultimi decenni. 

Infatti il Gesù di Ratzinger  - intendo anch’io non il libro ma proprio Gesù di Nazareth, il Figlio dell’Uomo, colui di cui Ratzinger dichiara: “Egli proviene da Dio. Egli è Dio” - non è il Gesù di un’opinione rispettabile seppure “semplicistica” (Barbero). Il Gesù di cui scrive Joseph Ratzinger è l’unico Cristo della professione di fede cristiana, degli Evangelisti, di Paolo, dei Concili.  Proprio per non essere stato studiato come un a-teologico “Gesù storico” è il Gesù non dualistico (fede o storia) della divinità del Figlio di Dio fatto carne, il Gesù della Tradizione cristiana vitale. Una  Tradizione che è necessariamente anche ragione,  logos.

Cosa comporta ritenere, e far credere, che il “contrasto” tra il Gesù dei dogmi e il Gesù ebreo (un linguaggio insidiosamente de-ellenizzante, non nuovo, di cui diffidare), autorizza ad intervenire riducendo, in realtà demolendo l’economia del Credo, ovvero dell’intero quadro dogmatico? Non si dica che questo atteggiamento è questione tecnica di professori e di aggiornamento culturale. Se così fosse non troveremmo le friabili congetture della discussione dotta trasferite in enunciati come quelli del Gesù di Stephen J.Patterson, citato da Barbero.  Patterson che, com’è di moda, sviluppa la sua strategia affiancando od opponendo ai Vangeli canonici la pretesa “verità” emarginata di qualche apocrifo, ci dice ad esempio  che Gesù “non pretendeva affatto di essere Dio incarnato [formulazione dilettantistica ndr]. Ma affermava la Presenza del Regno di Dio”. Ora, se questa è “l’origine della fondamentale convinzione cristiana secondo cui Dio è presente nella condizione umana”, allora “questo è il significato dell’incarnazione”.

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4 COMMENTS

  1. Ratzinger e Barbero
    “…si presentano sempre i risultati storiografici come evidenze che sarebbero occasione di imbarazzo e sfida per una Chiesa timorosa e retriva.”
    Evidenze è italglese o ingliano?

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