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Le ragioni della libertà dei moderni

L’iniziativa de ‘Il Giornale’: ogni giorno un classico del pensiero liberale

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Nicola Porro e Il Giornale sono protagonisti di un bellissimo progetto editoriale: offrono al grande pubblico una collana di classici della Liberilibri sul pensiero liberale, liberista e libertario in formato e-book. Ogni giorno, dall'11 al 26 giugno, Carlo Lottieri presenta un libro e lo inquadra nel suo contesto storico-filosofico. Si va da “La tirannia fiscale” di Pascal Salin a “Difendere l'indifendibile” di Walter Block, da “Il pensiero libertario contemporaneo” di Carlo Lottieri a “L’ingranaggio della libertà” di David Friedman e poi Antonio Martino, Ron Paul, Chandran Kukathas e altri.

La collana si chiama “La libertà dei moderni” e richiama “La libertà degli antichi paragonata a quella dei moderni”, la fondamentale opera di Benjamin Constant. Il filosofo franco-elvetico sosteneva che la libertà degli antichi consisteva “nell’esercitare collettivamente, ma direttamente, molte funzioni della sovranità, nel deliberare, sulla piazza pubblica, sulla guerra e sulla pace, nel concludere con gli stranieri i trattati di alleanza, nel votare le leggi, nel pronunziare giudizi”. Ma si trattava di una libertà “compatibile con l’asservimento completo dell’individuo all’autorità dell’insieme”.

La libertà dei moderni invece consiste nel “pacifico godimento dell'indipendenza privata”, ciò vuol dire che ogni individuo ha il “diritto di non essere sottoposto che alle leggi, di non poter essere né arrestato, né tenuto in carcere, né condannato a morte, né maltrattato in alcun altro modo, a causa della volontà arbitraria di uno o più individui. E ognuno ha il diritto di esprimere la propria opinione, di scegliere il proprio lavoro e di esercitarlo; di disporre della sua proprietà e perfino di abusarne, di andare e venire senza chiedere permessi e senza rendere conto delle sue intenzioni e dei suoi passi. Ognuno ha anche il diritto di unirsi con altri individui, sia per ragione dei propri interessi, sia per professare il culto che egli e i suoi associati preferiscono, sia semplicemente per occupare il proprio tempo nel modo più conforme alle proprie inclinazioni e fantasie”. Molte di queste libertà in Italia sono continuamente violate e per certi versi la nostra libertà è più simile a quella degli antichi.

Pertanto, l'iniziativa ha tanti meriti, il primo è quello di dare rilievo al grandissimo lavoro fatto in questi anni dalla Liberilibri di Aldo Canovari, una casa editrice che ha avuto il coraggio di portare una ventata di libertà nel polveroso panorama editoriale italiano. Il secondo è quello di far arrivare al grande pubblico un pensiero originale, non conformista, a prezzi bassissimi e di mostrare che la rete è forse lo spazio ideale per i liberali: nonostante la liberticida legge Levi, che mette un tetto massimo agli sconti impedendo a venditori e acquirenti di scegliere liberamente il prezzo che entrambi ritengono più conveniente, e nonostante l'inspiegabile differenza di trattamento Iva tra cartaceo (4%) e e-book (21%), la vendita online e la rivoluzione dei libri digitali permettono alle case editrici di nicchia di abbattere i costi e di potersi ritagliare un nuovo ruolo nel panorama culturale italiano. Il terzo merito è quello di rilanciare nell'agone pubblico le ragioni della “rivoluzione liberale”, ragioni che restano intatte se non accresciute. Si tratta di ribattere alla “narrazione” mainstream della crisi causata dal “neoliberismo selvaggio” e dalla deregulation, alle favole del “fascismo finanziario” e della “signoria del mercato”.

Il nostro Paese, da sempre dominato da grandi movimenti collettivisti come il nazional-corporativismo fascista, il maternalismo di stato democristiano e l'ortodossia marxista, è sempre stato abbastanza refrattario alla cultura che richiama alla libertà e alla responsabilità individuale. La battaglia liberista e libertaria, quindi, sembra persa in partenza. Ma è proprio dove lo stato è più asfissiante che bisogna diffondere il gusto della libertà, è proprio quando la crisi mette in discussione le forme consolidate del potere che bisogna affermare, come diceva Hayek, “il principio fondamentale secondo cui nel gestire i nostri affari dobbiamo fare uso il più possibile delle forze spontanee della società e ricorrere il meno possibile alla coercizione”. Complimenti a Liberilibri, a Nicola Porro e a Il Giornale.

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