L’intelligence svedese ora sa che deve proteggere Lars Vilks

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L’intelligence svedese ora sa che deve proteggere Lars Vilks

17 Dicembre 2010

E’ dai tempi dei misteri dell’omicidio di Olof Palme che le forze di sicurezza svedesi non sono sotto pressione come in quest’ultimo periodo. La vicenda di  Lars Vilks, il vignettista che raffigurò Maometto come un cane, subendo dopo l’incauto disegno minacce di morte e tentativi di linciaggio, aveva acceso dal 2007 il semaforo rosso negli uffici della Sapo, agenzia ben raffigurata in diversi romanzi e libri d’inchiesta. Ma prima della mail arrivata  giusto dieci minuti prima dell’attentato della scorsa settimana, nessuno aveva indizi precisi circa un imminente attacco kamikaze, la funesta aspettativa, semmai, che prima o dopo la tranquillità del Paese sarebbe stata minata dalla furia islamista.

Gli uomini guidati da Anders Danielsson, in sella da tre anni, erano concentrati sull’intricata storia di Julian Assange, con le giovani dame che l’accusano di stupro e l’America in pressing per l’estradizione del numero uno dei pirati informatici mondiali.

Taymour Abdel Wahab, il giovane cittadino svedese nato in Iraq che si è fatto scoppiare nel pieno centro di Stoccolma ha quindi portato il terrore nella capitale del Regno e una crescente inquietudine nei servizi segreti, che adesso temono atti emulativi da parte dei 200 ultrà stimati sul territorio, magari anche più efficaci di quello appena compiuto.

La Sapo, acronimo di Sakerhetspolisen, conta allo stato un migliaio di dipendenti, divisi tra operativi, analisti e professionisti tecnici, ed ha preso la forma odierna nel 1987, ottenendo maggior autonomia dalla polizia nazionale, di cui comunque continua a far parte. Tra leggenda e realtà, gli 007 di Svezia sono stati sovente al centro dell’attenzione per le infiltrazioni subite in passato dal blocco occidentale e da quello sovietico, nonché per le voci su una discreta presenza di elementi d’ideologia neonazista.

Svanito l’assetto pre caduta del Muro di Berlino, con ogni stato europeo alle prese con il pericolo comunista, l’intera penisola scandinava deve ora dare il meglio di sé nel respingere un nemico meno visibile, e per questo assai insidioso.

Mentre sette esperti d’esplosivo dell’FBI sono in procinto di partire per Stoccolma le strutture d’intelligence norvegesi e finlandesi, a loro volta impegnate in un’opera di prevenzione contro le medesime trappole che hanno toccato sul vivo i cugini sudditi di Re Carlo Gustavo XVI, stanno intanto chiedendo supporto  concreto ai migliori colleghi delle agenzie occidentali, senza trascurare la solida esperienza di chi conosce meglio Al Qaeda e diramazioni sparse. Quel Mossad forse troppo frettolosamente accusato, da voci che non dovrebbero essere nemiche, di assassinii mirati contro terroristi in servizio permanente effettivo.

L’ultimo sinistro memento, da parte del finora sconosciuto gruppo "Partigiani della Jihad mondiale", di colpire il cuore del Vecchio Continente nel caso che la Nato non lasci subito l’Afghanistan, fa presagire altre giornate nervose.