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No alle gabbie salariali e alla Cassa per il Sud

L’intervento del Governatore di Bankitalia? Incompleto senza pensioni

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L’intervento del Governatore Mario Draghi al Meeting di Rimini ieri, contiene elementi interessanti per affrontare il dibattito in corso in merito alle politiche per il Mezogiorno che si e’ aperto all’inizio dell’estate. Sono importanti in questo contesto due "no" pronunciati da Draghi e un "si".

Il primo "no" riguarda le gabbie salariali. Non poteva che essere altrimenti tenuto conto della rigidità del meccanismo che il nome stesso evoca. Per altro egli ha avuto modo di ribadire l’auspicio, già evocato dal Ministro Sacconi, che si possa pervenire ad un migliore raccordo tra salari e produttività prevedendo una contrattazione decentrata a livello aziendale; solo in questa maniera le nostre imprese e quelle del Sud in particolare potranno guadagnare competitività e beneficiare della fase di ripresa che si profila all’orizzonte. 

Il secondo "no" il Governatore lo ha riservato alla ipotesi di costituire o ricostituire una Cassa per il Mezzogiorno. Cio’ di cui ha bisogno l’area è di fare funzionare bene le leggi che già esistono, ha ricordato Draghi. Le risorse non sono carenti, ma vengono spese male. Oggi sul quotidiano La Repubblica, Alessandro Penati cita i dati della recente Relazione Generale sulla situazione economica del Paese per ricordare che il trasferimento di risorse al Sud comporta un disavanzo di bilancio dei pagamenti per l’area nell’ordine del 22 per cento del suo prodotto interno lordo; ciò significa che i consumi e gli investimenti di quelle regioni sono finanziati in misura massiccia dal resto dell’Italia. In confronto alle regioni più ricche, gli investimenti che si effettuano annualmente nell’area non sono carenti se rapportati al PIL locale; superano il 23 per cento rispetto al 21 per cento realizzato in Lombardia.

Volendo usare una terminologia familiare agli utilizzatori di computer, Draghi ci dice che ciò che penalizza il Mezzogiorno non è l’hardware, bensì il software. Se questo è il caso, e da parte nostra condividiamo la tesi, è molto importante il "si" pronunciato da Draghi al Federalismo fiscale, a condizione che si stabilisca un collegamento stretto tra decisioni di spesa e decisioni di entrata. In effetti, una maggiore responsabilizzazione dei politici locali nel reperire in-loco le risorse da destinare al territorio costituirebbe un poderoso incentivo a un utilizzo più efficace della spesa pubblica.   

Resta un rammarico a proposito dell’intervento di Draghi: che non abbia letto quanto contenuto nel testo scritto e circolato a proposito dell’innalzamento della età pensionabile. Liberare margini di flessibilità nel bilancio pubblico con risparmi di spesa pensionistica sarebbe infatti un presupposto fondamentale per integrare le politiche a favore del Mezzogiorno con la realizzazione di una no-tax area nelle regioni meridionali. Una proposta avanzata dall’Istituto Bruno Leoni che ha ricevuto consensi da più parti in queste settimane, compreso quello del candidato alla segreteria del PD. Sarebbe utile che il PDL, che ha a cuore la riduzione della pressione fiscale e il sostegno alla libertà di intrapresa, non si faccia cogliere in contropiede su questa proposta.

 

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