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L’Iran teme eccome l’ormai imminente conflitto con Israele

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Lo scorso 27 luglio le antenne dell'Intelligence israeliana sono entrate in stato d'allarme rosso: prima della preghiera del venerdì, la Guida suprema dell'Iran, l'Ayatollah Khamenei, ha convocato i vertici delle forze armate e il ministro della Difesa per predisporre i piani in vista di una guerra reputata "imminente", e che potrebbe andare a svilupparsi nel giro di qualche settimana. Sembra che gli interlocutori riuniti al tavolo strategico, al di là dell'ottimismo di facciata, temano come la peste l'eventualità bellica. Il Paese persiano, per ben che vada, da un conflitto contro Israele, Stati Uniti e compagni d'avventura uscirebbe pesantemente indebolito. A cominciare dal potenziale nucleare, naturalmente.

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Manca poco alle elezioni presidenziali americane, e ogni sussulto negli uffici segreti può provocare reazioni a catena sulla politica e i rapporti internazionali in un momento importante per il futuro della nazione. Ha suscitato quindi malumori a Washington l'articolo apparso su Associated Press che svela i timori dell'ufficio Cia adibito a seguire le dinamiche del "vicino Oriente". Secondo le testimonianze di alcuni agenti, rigorosamente anonimi, le spie dello Stato ebraico sono considerate la principale minaccia per gli interessi degli Stati Uniti, e i rapporti con essi sono meno sicuri di quelli intrattenuti con gli omologhi giordani, turchi o libanesi. Le insidie della recente inchiesta giornalistica si nascondono nelle sue pieghe, là dove si scrive delle eccellenti doti degli 007 di Gerusalemme e Tel Aviv (quasi a marcare una superiorità tecnica), nonché dei contatti ad alto livello negli ambienti della sicurezza Usa (con l'annesso carico d'informazioni tempestive e privilegiate): temporale estivo o cuneo duraturo nei rapporti, spesso non facili, tra alleati di ferro?

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Continuano i movimenti tra le "barbe finte" d'Oltralpe, a seguito l'avvento di François Hollande all'Eliseo. Il generale Eric Bucquet sembra lanciato verso il cruciale ruolo di direttore delle operazioni della DGSE, dove il numero uno, Erard Corbin Mangoux dovrebbe restare in arcione fino alla metà del prossimo anno. Prorogato, intanto, il mandato di Ange Mancini, coordinatore nazionale dell'Intelligence.

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