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L’Islamismo avanza in Turchia con l’aiuto dell’Unione Europea

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I generali turchi hanno disertato, per la prima volta nella storia, la cerimonia di assunzione dei poteri del presidente Abdul Gul, eletto a maggioranza semplice da un parlamento in cui il partito islamista del presidente, l’Akp, ha ricevuto il 46.5% dei suffragi popolari. Al momento del voto, i partiti laici, di tradizione kemalista, avevano abbandonato l’aula. Due gesti clamorosi che segnalano, nella loro impotenza, la fine del kemalismo, della concezione laica dello Stato e anticipano il nulla che i laici potranno fare a fronte della riforma della Costituzione in senso islamico che il Parlamento si accinge a varare. Tutto nell’ambito della democrazia, va detto, tutto assolutamente corrispondente agli idioti “parametri di Copenhagen” che un’Unione Europea al culmine della sua idiozia ha imposto alla Turchia. L’unico paese musulmano al mondo ad avere sviluppato una democrazia piena e consolidata e una totale separazione tra religione e stato, tra legge e shari’a, inizia con l’elezione di Gul, seguita a quella di Tayyp Erdogan al governo, un cammino inverso, un ritorno alla shari’a. E questo solo grazie alla demenza dell’Ue che ha imposto - senza naturalmente rendersi conto di quello che faceva - la fine del  principio che ha segnato la democratizzazione della Turchia: la sovraordinazione dei militari al potere politico.

Un’Europa incapace di elaborazione politica, arroccata nella demente  riproposizione dei principi di Montesquieu, totalmente, drammaticamente ignorante dei principi culturali e storici che regolano una società musulmana, ha infatti imposto ad Ankara, quale precondizione per avviare le trattative per l’ingresso nell’Ue, di applicare i “principi di Copenhagen”. In questa denominazione è già racchiusa tutta la povertà e la demenza del vecchio Continente. Quei principi furono definiti nella capitale danese nel 1992 (un’intera era geologica fa) per guidare l’ingresso dei paesi dell’est europeo, a economia statalista e a sistema politico comunista, dentro l

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4 COMMENTS

  1. Europa beota o
    Europa beota o connivente,come sostiene Ida Magli,che sia,il risultato non cambia.Ha permesso la crezione dell’eurabia e,tutta contenta,assiste all’islamizzazione della Turchia.Già Satkozy,che in campagna elettorale,aveva detto un secco no al suo ingresso in europa,ora parla di “preferenza”.Mi auguro che l’intervento dei militari ci sia prima possibile,prima che venga cambiata la costituzione.

  2. Si continua, purtroppo, a
    Si continua, purtroppo, a dipingere l’Islam moderato dell’AKP come minaccia e involuzione per la Turchia.
    A ben guardare, negli ultimi mesi la vera minaccia si è dimostrato essere il kemalismo-nazionalismo intransigente dei partiti tradizionalmente laici dell’opposizione. Basti pensare a due fatti. Primo, nelle ultime elezioni, il primo partito laico dell’opposizione, il CHp, non ha esitato ad allearsi con il partito ultra-nazionalista e di estrema destra dell’MHp.
    Secondo, tutte le minoranze religiose hanno dato il loro voto ad Erdogan e al suo AKP. Come dire, le minoranze oggi in Turchia si sentono tutelate più da un islam moderato, in grado di essere politicamente laico, che dai partiti legati al kemalismo, primo fra tutti il CHp.
    Scusate, ma è cosi negativo che l’esercito, celebre per i colpi di stato in curriculum, perda la propria ingerenza nella vita politica del Paese? E’ così negativo che s’instauri un nuovo equilibrio per la Turchia? Ricordo che il Presidente della Camera turca è un laico che ha scelto l’AKP. Il Presidente Toptan non ha mai militato nell’Islam integralista e i tempi di Erbakan e del partito del Refah sono lontani. Non confondiamo il governo di Erdogan con i vecchi progetti, quelli si islamizzanti, di Erbakan. Oggi la Turchia non è in mano ad un manipolo di islamizzatori. Avete camminato ultimamente per le strade di Istanbul? Donne con velo camminano a fianco di donne senza velo: una convivenza all’insegna di una auto-regolamentazione laica tra i i cittadini della stessa città, condizione che, dopo 5 anni di vecchio governo Erdogan e dopo poco più di 1 mese di nuovo governo sempre Erdogan, non dovrebbe sussistere se veramente la sharia fosse tornata a mescolarsi con la vita politica e civile. Al contrario, esiste un divieto a portare il velo all’interno degli uffici pubblici e nelle Università. Lo stesso Erdogan aveva proposto un referendum sul divieto del velo. Non certo con la speranza d’imporlo, ma lasciando decidere gli elettori circa le limitazioni della loro libertà di religione.
    Oggi in Turchia esistono due laicismi: quello intransigente e inflessibile dell’opposizione kemalista, nazionalista e ultra-nazionalista, e quello più garantista interpretato dagli uomini politici di un islam moderato che crede nella democrazia. Ricordo, per la seconda volta, i voti delle minoranze religiose all’AKP alle elezioni dello scorso 22 luglio.
    Claudio Maggiolini
    http://www.ilfattonline.com

  3. Si continua, purtroppo, a
    Si continua, purtroppo, a dipingere l’Islam moderato dell’AKP come minaccia e involuzione per la Turchia.
    A ben guardare, negli ultimi mesi la vera minaccia si è dimostrato essere il kemalismo-nazionalismo intransigente dei partiti tradizionalmente laici dell’opposizione. Basti pensare a due fatti. Primo, nelle ultime elezioni, il primo partito laico dell’opposizione, il CHp, non ha esitato ad allearsi con il partito ultra-nazionalista e di estrema destra dell’MHp.
    Secondo, tutte le minoranze religiose hanno dato il loro voto ad Erdogan e al suo AKP. Come dire, le minoranze oggi in Turchia si sentono tutelate più da un islam moderato, in grado di essere politicamente laico, che dai partiti legati al kemalismo, primo fra tutti il CHp.
    Scusate, ma è cosi negativo che l’esercito, celebre per i colpi di stato in curriculum, perda la propria ingerenza nella vita politica del Paese? E’ così negativo che s’instauri un nuovo equilibrio per la Turchia? Ricordo che il Presidente della Camera turca è un laico che ha scelto l’AKP. Il Presidente Toptan non ha mai militato nell’Islam integralista e i tempi di Erbakan e del partito del Refah sono lontani. Non confondiamo il governo di Erdogan con i vecchi progetti, quelli si islamizzanti, di Erbakan. Oggi la Turchia non è in mano ad un manipolo di islamizzatori. Avete camminato ultimamente per le strade di Istanbul? Donne con velo camminano a fianco di donne senza velo: una convivenza all’insegna di una auto-regolamentazione laica tra i i cittadini della stessa città, condizione che, dopo 5 anni di vecchio governo Erdogan e dopo poco più di 1 mese di nuovo governo sempre Erdogan, non dovrebbe sussistere se veramente la sharia fosse tornata a mescolarsi con la vita politica e civile. Al contrario, esiste un divieto a portare il velo all’interno degli uffici pubblici e nelle Università. Lo stesso Erdogan aveva proposto un referendum sul divieto del velo. Non certo con la speranza d’imporlo, ma lasciando decidere gli elettori circa le limitazioni della loro libertà di religione.
    Oggi in Turchia esistono due laicismi: quello intransigente e inflessibile dell’opposizione kemalista, nazionalista e ultra-nazionalista, e quello più garantista interpretato dagli uomini politici di un islam moderato che crede nella democrazia. Ricordo, per la seconda volta, i voti delle minoranze religiose all’AKP alle elezioni dello scorso 22 luglio.
    Claudio Maggiolini
    http://www.ilfattonline.com

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