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Minacce missilistiche

Lo scudo proteggerà l’Alleanza Atlantica senza minacciare la Russia

La questione del sistema antimissilistico da installare in Polonia e Repubblica ceca è tornata in questi giorni alla ribalta delle cronache internazionali. Dal colloquio telefonico con il presidente polacco Kaczynski, non è emerso l’inequivocabile impegno di Barack Obama a proseguire con il progetto avviato dal presidente Bush, mentre le ultime dichiarazioni del premier italiano Berlusconi, sul fatto che lo scudo sarebbe una provocazione contro i russi da parte americana, hanno gettato ulteriore benzina sul fuoco della polemica politica. La conseguenza è stato l’oscuramento degli aspetti strategici e di sicurezza che spingono per l'installazione dello scudo protettivo in Europa orientale, con l'obiettivo di garantire la sicurezza dei paesi dell’Alleanza Atlantica senza alcun pregiudizio per la Russia. Con Fabrizio W. Luciolli, segretario generale del Comitato Atlantico Italiano, approfondiamo l’argomento nelle sue implicazioni politiche e militari.

Come valuta la posizione italiana sul sistema antimissilistico? 
Al di là del clamore mediatico che talune recenti dichiarazioni hanno suscitato, va osservato che l’Italia e tutti i capi di stato e di governo dell’Alleanza, in occasione del vertice NATO tenutosi a Bucarest lo scorso aprile, hanno approvato i risultati di uno studio che indicava le diverse opzioni per proteggere i territori, le forze e le popolazioni della NATO dall’intero spettro delle minacce missilistiche. L’Italia e i paesi della NATO hanno riconosciuto che il dispiegamento in Europa degli assetti di difesa missilistica USA avrebbe contribuito a proteggere diversi paesi alleati ed hanno convenuto che tale capacità avrebbe costituito parte integrale di una più ampia futura architettura collettiva di difesa missilistica. Le opzioni per una difesa missilistica che garantisca una più completa copertura a tutti i territori dell’Alleanza saranno esaminate nel prossimo vertice in programma a Strasburgo-Kehl nell’aprile 2009. In tale prospettiva, la posizione italiana appare particolarmente attenta alle preoccupazioni della Federazione russa. Qualora ricondotta e fermamente ancorata nell’ambito di un costruttivo dibattito transatlantico, la posizione italiana potrà contribuire a rilanciare il dialogo con la Mosca su un tema di straordinaria rilevanza politica e nel solco di quella cooperazione che proprio l’Italia contribuì a varare con l’istituzione nel 2002 a Pratica di Mare del Consiglio NATO-Russia. In tale ambito, difatti, è già in atto una collaborazione con la Federazione russa sulla difesa missilistica di teatro.

Perché i russi si oppongono strenuamente all’installazione dello scudo in Europa orientale? 
Al tema della difesa missilistica si legano aspetti di carattere tecnico-militari ed ancor più rilevanti aspetti di natura squisitamente politica. Entrambi sono vissuti da parte americana e dalla Federazione russa con approcci e percezioni che attenti studiosi classificano come “asimmetrici”. Mosca non ritiene di aver “perso” la guerra fredda ma di avervi spontaneamente “rinunciato” e guarda ancora agli Stati Uniti come un parametro col quale misurare il proprio status di potenza. La Federazione russa, tuttavia, è gravata da numerosi problemi quali l’inarrestabile scesa degli indicatori demografici e la diffusione crescente del virus HIV, a cui fanno riscontro una aspettativa di vita di 59 anni e la prospettiva di una popolazione totale il cui numero potrebbe scendere nel prossimo futuro al di sotto della soglia dei 100 milioni. Inoltre, la crisi finanziaria ha particolarmente colpito il rublo e la borsa, ove le perdite sono state più concentrate che altrove. Il capitale di Gazprom, che si prevedeva crescesse sino a raggiungere nei prossimi anni i 1.000 miliardi, è passato da 350 agli attuali 70. La recente caduta del prezzo del greggio da 140 a 70 dollari al barile, ha ulteriormente decurtato le entrate dell’erario che ha dovuto riconfigurare il bilancio dello stato che, alla luce delle attuali quotazioni, ha accumulato una perdita di altri 20 miliardi di euro. In tale quadro, la sfida tecnologica lanciata dagli USA con un costoso programma di difesa missilistica appare insostenibile per l’attuale dirigenza di Mosca che avverte, pertanto, la minaccia di essere tagliata fuori da un settore ad altissima valenza strategica e con un potenziale sviluppo di tecnologie che guardano sempre più allo spazio. Tale preoccupazione è stata peraltro recepita da parte degli USA, che infatti hanno offerto alla Federazione russa forme di accesso al programma e alle tecnologie del sistema di difesa missilistica.

Perché allora Putin ha continuato ad opporsi? 
Washington agli inizi ha sottovalutato la valenza politica del programma di difesa missilistica e si sono principalmente concentrati sugli aspetti di natura tecnica e militare concludendo gli accordi per l’installazione del radar nella Repubblica ceca e degli intercettori in Polonia. Ciò ha permesso alla Federazione russa di giocare d’anticipo nell’attuale fase altalenante dei rapporti bilaterali con gli USA e di far pesare a proprio vantaggio le ricadute politiche dell’installazione di un tale sistema, non senza l’aiuto di qualche più o meno compiacente cancelleria europea. Occorrerà in Europa trovare un saldo punto di equilibrio tra le posizioni di coloro che hanno ancora vivo il drammatico ricordo delle esperienze della guerra fredda e i diversi che oggi si preoccupano di non umiliare o turbare la Federazione russa anche di fronte alla “sproporzione” del suo intervento in Georgia.

Ma il sistema missilistico rappresenta davvero una minaccia per la sicurezza russa? 
L’installazione di dieci missili intercettori a più lungo raggio in Europa orientale non può rappresentare in alcun modo una rottura dell’equilibrio strategico a sfavore della Russia e delle sue migliaia di testate nucleari multiple e non. Il raggio d’azione degli intercettori è finalizzato a neutralizzare una minaccia di missili balistici a lungo raggio provenienti dal sudovest asiatico e non consente di colpire missili di corto e medio raggio lanciati da territori prossimi come quelli della Federazione russa.

Allora qual è l’obiettivo concreto del sistema? 
Il sistema di difesa missilistico ha innanzitutto una funzione di dissuasione dall’acquisizione di missili balistici attraverso la protezione dei territori, delle popolazioni e delle forze dell’Alleanza Atlantica e la conseguente neutralizzazione di una minaccia missilistica crescente. Mentre nel 1970 i paesi possessori di missili balistici erano solo nove oggi sono divenuti ventisette. L’Iran, ad esempio, possiede il più vasto arsenale di SRBM e MRBM (Short and Medium Range Ballistic Missiles) di tutto il Medio Oriente, acquisiti in parte dalla Corea del Nord. Una Commissione del congresso USA ha approvato in maniera bipartisan uno studio che ritiene che le capacità missilistiche dell’Iran costituiranno nel 2015 una potenziale minaccia. Gli USA hanno quindi proposto all’Europa la partecipazione al proprio progetto nazionale di difesa missilistica che intendono rendere pienamente operativo nel 2013, in modo da avere un anno per eventuali aggiustamenti. Ad oggi, tuttavia, gli europei hanno semplicemente riconosciuto la rilevanza e l’utilità del programma ma, ad eccezione di Polonia e Repubblica ceca, non si sono ancora impegnati in quella più ampia realizzazione che dovrà essere discussa nel prossimo vertice NATO di Strasburgo-Kehl.

Come si comporterà Obama? Farà un passo indietro rispetto a Bush? 
Per gli USA la difesa missilistica rappresenta un impegno prioritario che è stato unanimemente condiviso dal congresso. In effetti, il dislocamento in Europa degli intercettori rappresenta un “terzo sito” del programma nazionale di difesa missilistica del territorio USA che annovera altre due componenti fondamentali basate in Alaska e California. La valenza politica del programma di difesa missilistica iscriverà certamente il “terzo sito” e la dislocazione del radar e degli intercettori in Europa fra le priorità dell’agenda che il Presidente Obama dovrà discutere con Medvedev. Nelle more del passaggio di amministrazione è possibile prevedere negli USA una pausa di riflessione relativamente alle modalità e ai tempi del dispiegamento in Europa del sistema, ma non sull’essenza del programma che dal momento dell’approvazione nel 1999 del National Missile Defense Act ha sempre goduto del consenso bipartisan del congresso.

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5 COMMENTS

  1. ma Berlusca condivide la politica di Bush o di Putin ?
    Siccome, all’insaputa del Parlamento, ci ritroviamo alleati del regime russo del fasciocomunista Putin (“l’amico Vladimir”), anche a costo di attaccare l’ex “amico George” per una delle poche cose buone da lui fatte, cioè lo scudo spaziale in Europa dell’Est. Siccome, all’insaputa del Parlamento, siamo diventati addirittura alleati militari del regime bananoterrorista del Col. Gheddafi (“leader di libertà”), al quale verseremo in vent’anni 5 miliardi di dollari per “risarcirlo” di nonsisache. Siccome, all’insaputa del Parlamento, il portatore nano di democrazia ha appena promesso di dimezzare i tempi per l’ingresso in Europa del regime Turco di Erdogan, repressore di curdi e violatore di diritti umani. Siccome, mentre tutti si fissavano su Obama abbronzato, il Cainano si faceva paladino dell’invasione russa della Georgia arrivando a sostenere – per l’imbarazzo dello stesso Medvedev – che è stata la Georgia a invadere la Russia. Siccome Al Tappone ha ribadito anche ultimamente, sulla libertà di stampa e di satira, il medesimo concetto che ne hanno gli amici Putin, Erdogan e Gheddafi. Siccome l’ometto di Stato ha portato i brasiliani del suo Milan al vertice col presidente Lula, come già fece col presidente venezuelano Chavez passandogli al telefono Aida Yespica. Ecco, siccome abbiamo deciso di farci governare dalla destra, non è che gli amici americani ci prestano John Mc Cain anche solo per quattro anni? Volendo, secondo il “prendi uno paghi due”, si trova un posto pure per Sarah Palin, purchè disarmata. Alle Pari Opportunità sarebbe proprio un bijou.

  2. Mi sembra la Pravda
    Mi pare di leggere la Pravda, di sovietica memoria, ma stampata in un altro luogo.

    Primo: si dipinge l’opposizione Russa allo scudo come figlia di ragioni economiche, cosa PALESEMENTE FALSA, dato che la Federazione Russa era fermamente contro lo scudo anche con il petrolio a 140 e la crescita del PIL al 8%.

    Secondo: Vedremo che uscira meglio, alla fine, da questo inferno economico dove gli stati uniti ci hanno deliberatamente guidato

    Terzo: Gli stati uniti hanno deliberatamente stracciato tutti i precedenti trattati, non hanno mai rispettato la parola data, e sono artefici di una propaganda antirussa a tutto tondo (questo articolo ne è solo il prodotto).

    Quarto: Mi da il voltastomaco, il quadro che dipinge sullo stato sociale della russia. HIV, tutti morti, economia al collasso! Ma di cosa parla?

    Davvero, non so se leggo la Pravda oppure Goebbels, certo che la democrazia è morta per mano di quelli che tutti giorni la innalzano a loro vessillo.

    Ben venga lo Zar, almeno sapremo sempre di chi è la responsabilità dello stato dei paesi.

  3. La Pravda di Menraf
    A forza di leggere la Pravda si smette di ragionare. Punto primo: la Russia non si è mai opposta allo scudo visto che dal 2002 collabora con la NATO allo sviluppo congiunto di un sistema di difesa missilistica di teatro e, quando il barile era a 140 dollari, Putin allegramente pranzava con Bush al vertice NATO di Bucarest dove la difesa missilistica USA veniva fatta propria dalla NATO. Secondo: non si sa chi uscirà meglio dalla crisi finanziaria, ma Luciolli ha ragione quando oggettivamente indica quale borsa e mercati ne stanno uscendo peggio. Terzo: non è dato sapere quali trattati e parole gli USA non abbiano rispettato con Menraf ma se c’è un caso in cui i russi hanno saputo efficacemente montare e sfruttare una propaganda a loro favore è proprio il caso della difesa missilistica, dove 10 intercettori minaccerebbero migliaia di testate russe! Quarto: il quadro tratteggiato nell’intervista da Luciolli è in effetti incompleto quando non considera lo spopolamento delle regioni strategiche siberiane ove crescente è la pressione cinese, l’assoluta incertezza del diritto che impedisce l’afflusso di capitali di investitori stranieri e il profondo malessere che si avverte non appena si lasciano i pochi ricchi quartieri di Mosca e si viaggia per il resto del paese. La democrazia non è nata a Mosca e non è quella che i nuovi Zar del KGB cari a Menraf vorrebbero imporre in Georgia, ma è quella che grazie alla NATO possono oggi godere i paesi baltici.

  4. Si come no. La democrazia
    Si come no. La democrazia che c’è nei Baltici, dove c’è discriminazione su base etnica ed un terzo della popolazione non ha diritti politici e spesso neanche al passaporto. La democrazia della Georgia!!! Che assomiglia al Cile di Pinochet e dove i stessi ministri devono fuggire all’estero per non essere uccisi come i candidati presidente (vedi Patriarkaashvili!) mentre in alcune capitali europee (poche grazie a dio) ancora lo trattano come una vittima. Le sue idee sono frutto di brain whashing. Putin cena ancora ai vertici NATO ma la Russia si è SEMPRE opposta allo scudo e se lei non lo sa si informi. I trattati stracciati sono l’ABM in primis!!! ma forse lei non ne sa nulla, non è colpa sua, nel democratico occidente la cosa non fu molto pubblicizzata dai media(!). Le promesse non mantenute sono per esempio quella di che la NATO non si sarebbe mai espansa ad est, fatta ai tempi della fine dell’URSS.
    Per il resto io ho girato la Russia in varie regioni, e non ho trovato mai nulla di cosi terribile e spesso mi sento piu in pericolo a Milano. Se l’Italia e l’Europa vogliono fare la cosa giusta, tutelando anche i propri interessi, è bene che rivedano decisamente le loro teorie geopolitiche, dato che con queste chiacchiere, con questa Nato, con questi Usa, non andiamo da nessuna parte. Ma anzi si rischiano solo conflitti e la distruzione delle nostre economie.
    nessuno ha simpatia per l’urss o per il kgb, ma i fatti sono fatti mentre le vostre sono opinioni.

  5. Il SI come il NO
    Si come no, dice menraf. Mentre in democrazia con il Si e con il No si esprimono opinioni diverse. Come quelle per le quali è stata assassinata la Politkovskaja, il cui processo si celebra a Mosca fra una censura e l’altra, o come quelle espresse nell’intervista da Luciolli, opinioni fondate su fatti!

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