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Lo spauracchio di Berluskozy

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Mai come in questi ultimi giorni l’Italia era stata tanto presente nel panorama politico francese. Ségolène Royal ha annunciato la partecipazione di Prodi al suo meeting di domani senza che il diretto interessato avesse confermato (alla fine manderà solo un messaggio video) e, per attaccare Sarkozy la candidata del Partito socialista non perde un’occasione per ricordare che è sostenuto da Berlusconi che : “era favorevole all’invio delle truppe in Iraq” mentre “io non andro’ mai a scusarmi, come ha fatto Sarkozy, con il Presidente Bush per la posizione della Francia”!

Per Parigi son persino spuntati degli adesivi, preparati dal Front anti-Sarkozy, con la scritta Berluskozy!

Quanto a François Bayrou, che ha anche lui associato Sarkozy a Berlusconi, nella sua conferenza stampa di ieri ha annunciato la creazione di un nuovo partito, oh pardon Monsieur Fassino, di un “partito nuovo”: il Partito democratico. E oltralpe si fa un gran parlare dell’esempio dei cugini italiani e, per una volta, la politica italiana assurge a modello positivo e non negativo. Ma, quella condotta da François Bayrou, che con Rutelli co-presiede al Parlamento europeo il gruppo dell’Alleanza dei Liberali e Democratici per l’Europa, più che un’operazione di “neo-centrismo” appare piuttosto come una manifestazione di “ego-centrismo”. Il candidato sconfitto (anche se con il 18,55% dei voti) pretende oggi di partecipare a dei dibattiti televisivi con i due candidati qualificati (proposta accolta da Ségolène Royal e rifiutata da Sarkozy) e sembra esser intenzionato a sacrificare il suo costituendo partito in nome della propria avventura personale. Avventura che, nei suoi intenti, dovrebbe felicemente concludersi nelle prossime elezioni presidenziali del 2012. Tuttavia, al di là dei suoi, legittimi, desideri, la realtà istituzionale francese è caratterizzata da un sistema bipolare che si fonda su un sistema maggioritario a due turni.

La legge elettorale per le elezioni legislative, che seguiranno le presidenziali il 10 e il 17 giugno prossimi, permette si, ai candidati che abbiano superato il 12% dei voti, di mantenersi al secondo turno ma, nell’ottica di una vittoria di Nicolas Sarkozy, quest’ultima dovrebbe automaticamente far scattare una dinamica in favore del raggiungimento di una confortevole maggioranza presidenziale. E, nell’ipotesi a mio avviso meno probabile, di una vittoria di Ségolène Royal, la capacità del Partito socialista, e della sinistra francese in generale, di digerire un’alleanza con i centristi è ancora tutta da dimostrare. Il risultato di questa supposta emancipazione del centro potrebbe dunque tradursi nello strozzare in culla il neonato partito democratico alla francese. Ave, Bayrou, morituri te salutant.

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