Lo strano caso di Malta tra rancori anti-italiani e barconi respinti
28 Agosto 2009
Il dato curioso è questo: la polemica tra Italia e Malta si scatena nel momento in cui al potere a La Valletta è il Partito Nazionalista. Non solo di centro-destra, come l’attuale maggioranza di governo a Roma; ma il partito storicamente considerato filo-italiano: fondato nel 1880 dall’irredentista Fortunato Mizzi, con l’obiettivo di riunificare l’arcipelago all’Italia. E il ministro degli Esteri che in questo momento battibbecca con Frattini si chiama Tonio Borg, un cognome che anch’esso per chi conosce la storia maltese ha un sapore inequivocabile.
Carmelo Borg Pisani, irredentista spedito in missione segreta dal governo di Mussolini, dopo essere stato preso dagli inglesi fu nel 1942 l’ultimo giustiziato nella storia di Malta. Le relazioni si erano tese quando nel 1932 i nazionalisti avevano vinto le elezioni con 21 seggi su 32 e Londra aveva allora risposto non solo sospendendo l’autonomia, ma addirittura nel 1934 togliendo all’italiano lo status di lingua ufficiale che aveva avuto fin dal tempo dei Cavalieri di Malta, e mettendo al suo posto il maltese: lingua derivante dal dialetto arabo di Sicilia del tempo della conquista islamica, più forti influenza del siciliano, dell’italiano, del francese dei Cavalieri e dell’inglese. Va detto che la popolare simpatia per l’Italia fu piuttosto annacquata dai violenti bombardamenti della Regia Aeronautica sull’isola durante la Seconda Guerra Mondiale. Ma è poi stata recuperata grazie all’onnipresenza di Rai e Mediaset.
Paradossalmente, il 66% di maltesi che oggi parla italiano, e addirittura il 2% che lo usa come lingua principale, sono molti di più del 14% del 1934, quando l’italiano era la lingua ufficiale assieme all’inglese. Comunque, a quel punto il Partito Nazionalista si convertì all’idea dell’indipendenza tout court. E ad arrivarci fu nel 1964 Giorgio Borg Olivier: un altro Borg e leader nazionalista che era stato appunto un noto filo-italiano.
Queste pur sommarie note storiche aiutano però a comprendere quanto la politica maltese possa essere complicata. Divenuto l’antagonista dei nazionalisti dopo lo sfasciarsi del partito filo-inglese, il Partito Laburista fu fino al 1964 ferocemente contrario all’indipendenza, sostenendo che avrebbe portato “alla fame”. In seguito, mentre gli ex-anti-inglesi nazionalisti si facevano alfieri della civiltà occidentale e della buone relazioni con la Nato, i laburisti diventavano invece loro i sostenitori di un nuovo ombroso nazionalismo, anti-occidentale e terzomondista. L’arrivo del laburista Dom Mintoff a primo ministro, nel 1971, portò infatti prima di tutto alla chiusura del quartier generale Nato; poi all’aumento dell’affitto per la base inglese; nel 1979 alla cacciata degli inglesi; e in seguito all’adesione al Movimento dei Non Allineati, con un avvicinamento a Gheddafi arrivato a livelli grotteschi, se si pensa che adesso dopo la liberazione del libico condannato per Lockerbie il governo della Valletta ha sentito il bisogno di ribadire l’estraneità dell’isola alla tragedia, anche se l’esplosivo che aveva distrutto il volo Pan Am era stato trovato avvolto in un tessuto made in Malta. Quando si dice, la coda di paglia…
Nel 1987 sono però tornati al governo i nazionalisti, e ci sono rimasti: eccetto una parentesi di 22 mesi, tra 1996 e 1998. E da allora l’isola ha risterzato a Ovest: uscita dai Non Allineati; dal 1992 ritorno delle basi Usa; e il primo maggio del 2004 ingresso nell’Unione Europea, malgrado la feroce opposizione dei laburisti. Il 21 dicembre del 2007 Malta ha aderito all’Accordo di Shengen e il primo gennaio del 2008 l’euro ha preso il posto della lira maltese.
Al voto del 4 febbraio del 2008, però, i nazionalisti si sono confermati con un vantaggio minimo: 143.468 voti e 35 seggi contro 141.888 e 34, con il passaggio ai laburisti di 4 seggi. E alle Europee dello scorso 6 giugno c’è stato il sorpasso: 48,4% tre eletti laburisti contro il 39,8 due nazionalisti. Inoltre tra le liste minori, che pure non riescono mai ad entrare in Parlamento, hanno fatto capolino almeno un paio di gruppi anti-immigrati. Azione Nazionale, fondata da un ex-deputato nazionalista e da un miliardario proprio sulla richiesta che l’Unione Europea si faccia carico degli immigrati clandestini dopo un mese di permanenza a Malta, ha avuto nel 2008 1461 voti, pari allo 0,5%. Imperium Europa, che unisce all’ideale di uno Stato unitario europeo su bassi “razziali” inquietanti elogi a Hitler e ad Ahmadinejad ma anche un programma semi-libertarian a favore di aborto, divorzio (che sull’isola non c’è), diritti dei gay e libertà di portare armi, è passato dagli 84 voti del 2008 ai 1603 del 2009. In teoria, la complessità della storia dell’isola assieme all’importante ruolo del turismo nell’economia e al fenomeno dell’emigrazione hanno dato a Malta una situazione di pluralismo linguistico che probabilmente la più complessa d’Europa, con relativa immagine di apparente cosmopolitismo: il 100% dei maltesi parla maltese e comprende italiano e inglese; l’88% parla inglese; l’86% preferisce parlare maltese; il 66% parla italiano; il 17% parla francese; il 12% preferisce parlare inglese; il 4% parla tedesco; il 2% preferisce parlare italiano.
Ma, appunto, è un’immagine. Con oltre 413.000 abitanti ammassati su una superfice di appena 316 Km2, Malta ha una densità attorno ai 1300 abitanti per Km2: l’ottava al mondo e la quarta in Europa dopo Monaco, Gibilterra e Vaticano, che però di abitanti ne hanno, rispettivamente, solo 33.000, 31.000 e 826. Aggiungiamoci la risorsa turismo, che è appunto fondamentale, ma che fa altre 1,1-1,3 milioni di persone all’anno: il triplo della propria popolazione. In Italia, per fare un raffronto, con 60 milioni di residenti riceviamo 41-44 milioni di turisti all’anno. Aggiungiamo un Pil pro capite che è appena i tre quarti della media europea. Si capirà perchè anche qualche decina di clandestini basti a buttare l’opinione pubblica maltese nel panico. "Parlando in termini relativi, 967 immigranti illegali a Malta sarebbero l’equivalente dell’arrivo di 135.380 clandestini in Italia, 145.050 in Francia, 96.700 in Spagna e 198.235 in Germania", spiegava nel giugno del 2006 l’allora ministro degli Esteri Michael Frendo a proposito dei clandestini allora presenti nell’isola. Vari giornalisti e organizzazioni che si erano occupati del problema su posizioni solidariste sono stati non solo minacciati, ma hanno avuto a volte anche case e auto bruciate. Insomma, la tensione è alta, e il governo nazionalista quanto mai nervoso.
D’altra parte, da un Paese formato mignon come questo in una posizione così strategica in mezzo al mare, non è che ci si possa poi aspettare Forze Armate in grado di fare miracoli. Spendendo una quarantina di milioni di euro, l’1,7% del Pil, Malta mantiene sotto le armi poco più di 2000 uomini, con un reggimento di fanteria e due di supporti, 7 aerei, 5 elicotteri, due pattugliatori, 11 vedette, cui presto potrà aggiungere altre quattro imbarcazioni, grazie ai 110 milioni appositamente stanziati dalla Commissione Europea. Aggiungiamo altri 2000 uomini circa della polizia. Con il tutto Malta deve controllare una Search and Rescue Area (Sar) che copre un’area di 250.000 Km2, dalla Tunisia a Creta. Ovvio che non ce la può fare. Ma se abdica a questa responsabilità, compromette la propria credibilità di Stato sovrano ammesso all’Ue da pari a pari malgrado la sua popolazioni minuscola, con cinque eurodeputati e un commissario: che è pure lui un Borg nazionalista, Joe, ed è tra l’altro preposto proprio a Affari Marittime Pesca. Quando si dice il caso… Per questo, la modesta proposta di Frattini per limitare la Sar affidata a Malta ha provocato l’ira di Tonio Borg.
