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Cambio di regime/ 2

L’Occidente dica basta alla macelleria siriana come ha fatto in Libia

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Nel suo discorso alla nazione del 28 marzo scorso, il Presidente Americano Barack Obama così spiegò le ragioni dell’intervento americano contro la Libia: “Sapevamo che se avessimo aspettato un giorno ancora, a Benghazi... ci sarebbe stato un massacro che avrebbe riverberato in tutta la regione e macchiato la coscienza del mondo.” E prevenendo possibili critiche, Obama aggiunse che “E’ vero che l’America non può usare la sua potenza militare ovunque vi sia una repressione. E visti i costi e i rischi di un intervento, dobbiamo sempre misurare i nostri interessi rispetto alla necessità di intervenire. Ma questo non può essere una scusa per non agire mai a favore di quel che è giusto. In questo caso particolare – la Libia – in questo momento, ci trovavamo di fronte al prospetto di una violenza inaudita.”

Nel suo discorso Obama ha cercato di riconciliare l’impulso emotivo dell’intervento umanitario con il calcolo raziocinante ma forse un po’ cinico dell’interesse nazionale, rifiutando i due principi come alternative irriducibili. Presumibilmente, dunque, in un momento in cui l’intero Medioriente presenta un continuo incrociarsi di interessi nazionali e crisi umanitarie, ci sono altre vie che verranno di volta in volta vagliate a seconda dell’equilibrio tra le esigenze di interesse nazionale e i doveri morali dell’interventismo umanitario, ma di fronte ai ‘prospetti di violenza inaudita’ l’America non se ne starà con le mani in mano.

Invece, questa formulazione sembra più un volo pindarico che una nobile intenzione, vista l’ondata di rivolte che ha travolto l’ordine costituito in tutto il Medio Oriente. Se l’America non invia truppe, aerei e navi per azioni militari e l’alternativa – lo starsene con le mani in mano – non è moralmente difendibile, cos’altro sta facendo l’America, e cosa può fare l’Occidente? In altre parole – se l’interesse nazionale è in gioco ed esiste una realistica possibilità di massacri, cosa si può fare, se non si vuole intervenire militarmente?

Quanto sta accadendo in Siria dimostra quanto sia urgente trovare una risposta. In Siria, è evidente che l’equilibrio tra interesse e richiami di coscienza impone più della retorica senza conseguenze concrete che finora ha caratterizzato la politica americana (e, in simil misura, quella europea) di risposta alla brutale repressione di dimostranti pacifici e disarmati da parte del regime siriano.

Il dittatore siriano Bashar al-Assad ha già fatto massacrare centinaia di civili inermi e il numero dei morti aumenta di giorno in giorno. Le sue brigate corrazzate sono entrate nella città di al-Dera’a, l’epicentro delle proteste, dopo aver bombardato la città per giorni. Ci sono resoconti di partecipazione delle Guardie Rivoluzionarie iraniane nel coordinare e metter in atto la repressione. E le prove della brutalità della risposta del regime a proteste pacifiche sono disponibili su You Tube e altrove su Internet.

Non si tratta dunque anche in questo caso di una situazione dove ‘i costi e i rischi d’intervento’ non dovrebbero essere ‘una scusa per non agire mai a favore di quel che è giusto’? Beninteso, non stiamo qui a sostenere un’altra missione NATO contro la Siria. Ma a sottolineare come quanto detto dal Presidente Obama si applichi anche alla Siria – e a chiedere perchè allora America ed Europa se ne stiano sostanzialmente con le mani in mano in una situazione dove chiaramente agire contro il regime siriano riflette sia un interesse nazionale che un impulso emotivo a difesa dei diritti degli indifesi.

Si pensi un momento al contrasto tra Muammar Gheddafie Bashar al Assad per definire l’interesse nazionale. Gheddafi ha rinunciato alle sue ambizioni nucleari nel 2004 – Bashar al-Assad continua a condurre un programma nucleare clandestino e a rifiutarsi di cooperare con l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica. Gheddafi ha rinunciato a sostenere il terrorismo internazionale – Bashar al-Assad continua a sostenere e finanziare il terrorismo internazionale. Gheddafi ha sostenuto e finanziato per gli scorsi sette anni dei programmi di deradicalizzazione degli estremisti islamici salafiti vicini ad Al-Qaeda – Assad continua a favorire il transito di estremisti islamici salafiti diretti in Iraq a uccidere soldati occidental e civili iracheni.

Gheddafi ha migliorato i suoi rapporti con l’Occidente – Assad ha migliorato i suoi rapport con l’Iran. Gheddafi ha consegnato almeno uno dei responsabili della strage di Lockerbie alla giustizia internazionale – mentre Assad continua a proteggere gli assassini del primo ministro libanese Rafiq Hariri e a intralciare le indagini del tribunale dell’ONU incaricato di fare giustizia sulla vicenda. Infine, spodestare Gheddafi a favore dei ribelli non dovrebbe produrre nessun vantaggio strategico chiaro – Gheddafi era già nostro amico, ci vendeva già il petrolio e aveva abbandonato tutte le attività che costituivano una minaccia strategica per l’Occidente già nel 2004.

Cambiare il regime in Siria, per contro, potrebbe avere vantaggi strategici significativi e di lunga durata. Il sostegno che la Siria da a Hezbollah potrebbe venir meno; per non parlare della sua alleanza con l’Iran. E se l’Iran perdesse la Siria – il suo importante alleato e cliente regionale – la sua influenza ne uscirebbe duramente danneggiata. C’è insomma molto di più da guadagnare nel rovesciare Assad che nel rovesciare Gheddafi – e i quasi mille morti della rivolta siriana ormai si avvicinano a quella ‘macchia sulla coscienza’ della comunità internazionale che l’intervento in Libia avrebbe evitato.

Se dunque siamo intervenuti in Libia con le armi, perchè non prendere qualche misura concreta contro la Siria? Ieri l’Unione Europea, dopo infinite esitazioni, ha introdotto una prima serie di timide misure contro il regime siriano – sanzioni finanziarie contro tredici membri del regime (ma, sorprendentemente, non il suo presidente dittatore) e un embargo sulle esportazioni di armi. Bene – ma ci sembra un po’ poco.

Occorrerebbe ora ritirare gli ambasciatori occidentali da Damasco; sospendere gli accordi dell’Unione Europea di associazione con la Siria e sospendere il flusso di finanziamenti a progetti approvati nel contesto di quegli accordi; includere l’intera famiglia Assad nelle misure di sanzioni finanziarie; iniziare la procedura di deferimento di Assad al tribunale penale internazionale per crimini contro l’umanità; e dire, come disse Obama di Gheddafi, che ‘Assad deve andarsene’. Se i crimini di Gheddafi sono stati sufficienti a farci intervenire senza apparenti motivi strategici, ragion di più per intraprendere una dura strada di sanzioni punitive e isolamento contro la Siria, visto che i benefici, in questo caso, sarebbero enormi.

Emanuele Ottolenghi is a Senior Fellow at the Foundation for Defense of Democracies

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4 COMMENTS

  1. Era necessaria la guerra in Libia?
    Che si sia intervenuti contro Gheddafi per motivi umanitari non ci crede piu’ nessuno. Lo hanno fatto Francia, USA e GB proprio per motivi strategici. Poi anche l’Italia si e’ accodata, altrimenti e’ probabile che ci avrebbero lasciati quasi del tutto senza risorse energetiche.

  2. Giù la maschera dell’ipocrisia dell’Occidente “democratico”
    Tutte le guerre sono sporche perché portano con sé gli innocenti. La guerra di Sarkozy & CO in Libia è ancora più sporca per i motivi che tutti sanno: petrolio, dominio regionale, guerra aperta agli interessi economici cinesi in Africa.
    Circa l’urgenza di un cessate il fuoco ed inizio di un processo di pace, ricordiamo le parole del patriarca di Venezia, cardinale Angelo Scola: ”Anche un morto e’ di troppo per cui bisognerebbe trovare soluzioni che evitino di continuare il conflitto”. Purtroppo questa visione non trova spazio in conflitto cui obiettivo è cambiare un governo per installare uno che fa comodo alle multinazionali del petrolio e dell’acqua che non vedono l’ora di porre le mani sulle risorse libiche.
    E’ storicamente risaputo che tutte le guerre sporche peggiorano le condizioni di vita delle popolazione che intendevano salvare. Così in Iraq dove si muore finora. In Somalia, Stato che le potenze occidentali hanno ridotto a “ombra di brandelli sanguinanti”, l’Afganistan – se pur con l’intento di porre fine al sanguinario regime talebano, anche lì si continua a morire perché gli interessi economici ed egemonici degli interventisti sono superiori a quello della salvaguardia della vita dei civili.
    In Libia col passare dei giorni crescerà anche il numeri di morti, e alla fine vedremo che il numero di persone uccise in 5 mesi di guerra civile sarà superiore a quelle morte in 40′anni di dittatura di Muammar Gheddafi. La guerra civile non paga, non ha mai pagato e la Libia non sarà un eccezione. Anche qui, come in Iraq, si dirà più tarde, che si stava meglio quando si stava peggio.
    Le vie d’uscite ci sono, basta volerle. Considerando la situazione che si è venuta a creare, il buon senso imporrebbe il cessate il fuoco subito. In contemporaneo bisognerà coinvolgere altre organizzazioni internazionali per monitorarlo in modo che si dia l’avvio di un processo di pace nonché di transizione politica controllata. Per quanto riguarda le organizzazione da coinvolgere, l’ONU non è più sufficiente, visto che i paesi interventisti hanno usato l’ONU come trampolino per il loro obiettivo imperialistico, così è che dovranno essere coinvolti innanzitutto l’Unione africana, la Lega araba e qualche osservatore russo o cinese per controbilanciare il potere dell’occidente in questo processo. Fuori di un processo analogo, la Libia diventerà palco di una guerra nella quella l’Europa rischierà grosso. Rischiamo grosso perche viviamo in società aperte dove gli spostamenti sono più facili che mai.
    Infine, c’è da dire che il potraersi di questa questa sporca guerra incrementerà nel contempo il numero di uccisioni di civili innocenti, mi auguro che un giorno qualcuno venga chiamato a rispondere per queste morti. Nell’attesa che questo succeda condivido con voi alcune domande le cui risposte potrebbero aiutare a capire meglio lo retroscena di questo conflitto. Eccole,
    1) Perché i grandi media occidentali veicolano tanta disinformazione sulle condizioni economiche della Libia?
    2) Perché sin dall’inizio delle manifestazioni si è voluto far passare come opera della società civile quella che era un’iniziativa di gruppi organizzati e finanziati sopratutto dalla Francia?
    3) Perché non si è avviato un processo di pace e conseguente transizione di poteri quando Ghedaffi era in difficoltà?
    4) Perché i ribelli avevano armi nuove sin dall’inizio delle manifestazioni?
    5) Perché si è voluta trasformare la risoluzione ONU che imponeva una No fly zone con un processo di Government change?
    6) Perché la Francia ha riconosciuto i ribelli – in tempo record – come il vero Governo della Libia into quanto i rappresentanti libici dell’attuale regimi continuano ancora in tutte le organizzazione internazionali?
    7) Perché tutte le notizie di morti vengono attribuite alle forze governative libiche quando i vari contendenti usano armi pesanti?
    Perché le morti di civili provocate dai bombardamenti della Nato non fanno eco come le presunte morti provocate solo e solamente dai mercenari di Gheddafi?
    Chi uscirà vincitore di questa guerra? Di sicuro non la popolazione nemmeno la democrazia, o l’idea che si ha dei processi democratici. Se si vuole la democrazia si investe in organizzazioni della società civile, si investe in eduzione, in informazione, etc.
    Benjamin Franklin diceva che “non c’è mai stata una guerra buona o una pace cattiva”, il resto lo ponete voi.

  3. Che l’intervento in Libia
    Che l’intervento in Libia fosse vergognoso era chiaro da subito.Che contro Gheddafi si fosse scatenata la disinformazione islamista,con el jazeera in testa,idem.Che la no fly zone fosse una presa per i fondelli idem.La no fly zone sul curdistan iracheno non ha mai portato a bombardare Baghdad.Che ci fossero morti civili a Tripoli lo aveva detto subito il vescovo Martinelli.Colpisce il cinismo ipocrita della nato.Bombardano dove c’è una residenza di Gheddafi e dicono che non cercano di ucciderlo,aggiungendo che,comunque non gli frega.Sull’Italia meglio tralasciare.Uno storico trattato firmato con quello che ora è un mostro,come se prima fosse un santo,ed ora bombardamenti.Gheddafi si è trovato davanti gente armata,che sparava.Quindi si è entrati in una guerra civile scegliendo una parte.Assad si trova davanti gente inerme e li massacra.Ma a lui la solfa delle “sanzioni”.Eppure la Libia di Gheddafi non era un pericolo per l’occidente,quella di Bengasi non si sa.La Siria lo è indubbiamente.Anche se sono convinto che nei paesi arabi si cascherà dalla padella nella brace,dove è la logica?La morale lasciamola stare,ormai non si cerca neppure di salvare le apparenze.

  4. stiamo aspettando la Democrazia disarmata.
    ma che discorsi sono gli insorti hanno sempre dimostrato la propria ragione politica questo significa che hanno la dignita’ mentre chi non ha la dignita’e’da pulizia etnica e in modo particolare c’e’ da sottolineare che sono proprio questi a non volere le armi contro al proprio dittatore ma a differenza degli Insorti che ci sono d’apprima che Gheddafi bombardasse sopra il popolo Libico,le armi le ha date gli U.S.A. e del popolo Libico praticamente si e’ armato tutto contro Gheddafi.Il loro disarmo deve essere solo a guerra vinta per lo stato democratico con la difesa del Esercito,e’ per vivere in Democrazia e non dare vita al Terrorismo politico.Gli U.S.a. sono contrari al Terrorismo politico e di questo c’e’ da fare un ulteriore processo constatato che la Palestina viene rifiutata sempre ma Israele e’ un Dittatore vero e proprio contro di essa.

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