L’oggettivismo di Ayn Rand alla prova della storia

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L’oggettivismo di Ayn Rand alla prova della storia

08 Luglio 2007

Uno strano libro circola
nelle librerie italiane. E’ “La Rivolta di Atlante” di Ayn Rand, edito da
Corbaccio. “Strano” per due motivi: non è ancora completo, visto che a fine
maggio è uscito il secondo volume su tre (per il terzo dobbiamo attendere il
prossimo novembre) e poi perché sfugge a tutti i canoni della letteratura
contemporanea pur facendone parte. Il romanzo compie in queste settimane i suoi
primi 50 anni: è stato pubblicato negli Stati Uniti nell’estate del 1957.
Contrariamente ai suoi contemporanei, la Rand scrisse un libro che era
ambientato nella realtà contemporanea degli Stati Uniti, ma con una trama che
scivolava nella fantapolitica e anche (in minima parte) nella fantascienza. La
Rand immaginava semplicemente uno sviluppo differente (ma non troppo) della
realtà politica e sociale che la circondava: nella sua fantasia, gli Usa del
New Deal andavano gradualmente alla deriva verso un regime dittatoriale e
collettivista, simile all’Unione Sovietica. Sempre contrariamente ai suoi
contemporanei, la Rand non scelse di rappresentare la vita di persone
ordinarie, rappresentate nella loro esistenza di tutti i giorni, ma decise
scientemente di narrare le gesta di personaggi ben al di fuori della realtà
quotidiana: o estremamente eroici o estremamente malvagi, con un manicheismo
degno dei fumetti della “Marvel”. Ma contrariamente a questi ultimi, gli eroi
della Rand non sono né dotati di superpoteri (anche se i loro talenti sono
straordinari, soprattutto dal punto di vista intellettuale), né sono altruisti.
Anzi: le loro motivazioni sono squisitamente egoistiche, proprio come i
classici “cattivi”.

L’eroe per eccellenza del romanzo, John Galt, è un personaggio che in
qualsiasi fumetto sarebbe relegato al ruolo di scienziato pazzo ed
egocentrico. E che invece nella “Rivolta di Atlante” ha il compito di
salvare l’America… proprio dagli altruisti che la stanno portando alla
rovina. Il discorso-cardine di John Galt  (un lungo monologo che è stato pubblicato in
Italiano, a cura di Marco Faraci, per l’editore Leonardo Facco, già nel 2002),
ribalta tutti i luoghi comuni della letteratura pauperistica e del suo
strascico moralistico: “…e così tu pensi che il denaro sia alla
radice di tutti i mali? Ti sei mai chiesto quali sono le radici del denaro? Il
denaro è un mezzo di scambio, che non può esistere se non esistono le merci
prodotte e gli uomini capaci di produrle. Il denaro è la forma materiale del
principio che se gli uomini vogliono trattare l’uno con l’altro, devono
trattare scambiando valore con valore. Il denaro non è lo strumento dei
miserabili, che ti chiedono il tuo prodotto con le lacrime, né dei pescecani,
che te lo tolgono con la forza. Il denaro è reso possibile solo dagli uomini
che producono. E’ questo che tu chiami male?”. E ancor più “sconcertante” per
chi è abituato a Dickens, è anche quest’altra parte dello stesso monologo: “Le parole ‘fare soldi’ contengono l’essenza della moralità
umana. Eppure queste furono le parole per le quali gli Americani furono
condannati dalla cultura dei continenti dei pescecani. Ora il credo dei
pescecani vi ha convinti a considerare le vostre più grandi conquiste come un
marchio di infamia, la vostra prosperità come una colpa, gli industriali come
delinquenti e le vostre meravigliose fabbriche come il prodotto di un lavoro di
schiavi, frustati come quelli delle piramidi d’Egitto. Il farabutto che dice di
non vedere alcuna differenza fra il potere del dollaro e quello della frusta,
dovrebbe imparare la differenza sulla sua stessa schiena”.

Provocazione? Ayn Rand non aveva alcuna
intenzione di provocare: parlava sul serio. Nata Alissa Rosenbaum a San
Pietroburgo nel 1905, la scrittrice e filosofa provò realmente sulla sua
schiena la frusta del regime totalitario sovietico sinché, nel 1926, decise di
fuggire negli Stati Uniti approfittando di una visita presso lontani parenti a
Chicago. Cambiò il suo nome in Ayn Rand per non essere più rintracciata, per
iniziare una nuova vita e, soprattutto, per risparmiare rappresaglie ai suoi
parenti rimasti in Urss. Esaltata dalla libertà che trovò negli Stati Uniti,
rimase ben presto delusa dal clima intellettuale dirigista e socialista che
iniziava a prender piede e che conquistò definitivamente l’egemonia culturale
nel “decennio rosso” di Roosevelt. Anche gli Americani avrebbero potuto perdere
la loro libertà. La sua filosofia era un sistema integrato interamente volto
alla difesa della ragione, dell’individuo e della sua indipendenza. Questo
pensiero fu esposto interamente nel romanzo filosofico “La Rivolta di Atlante”
e poi riproposto e spiegato dettagliatamente in una serie di saggi: tra cui “La
virtù dell’egoismo” (Liberilibri 1999). La filosofia di Ayn Rand fu chiamata
“oggettivismo”: fondandosi sulla realtà era l’opposto intellettuale
dell’idealismo.

Esaminata nelle sue varie componenti, la
filosofia oggettivista può essere riassunta in cinque punti cardine.

Metafisica: “L’esistenza
esiste” anche. Non è vera l’affermazione che nulla esiste al di fuori della
nostra mente, così come non è vera neppure l’idea che la nostra mente sia un
riflesso di una realtà esterna; la realtà è l’esistenza percepita dai nostri
sensi; non esiste niente altro al di fuori di essa.
Epistemologia: l’unico strumento che l’uomo ha a disposizione per esplorare la
realtà è la ragione. Noi abbiamo coscienza di noi stessi (come nel cartesiano
“penso quindi sono”) e abbiamo la possibilità di catalogare, archiviare e
ordinare ciò che osserviamo del mondo esterno. L’uomo