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Lo spettatore pagante

L’oltre-uomo di Twilight sarebbe piaciuto anche ad Ernst Jünger

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Ernst Jünger vedeva come unica salvezza per l’uomo contemporaneo, schiacciato dallo strapotere della tecnica e dalle istituzioni democratiche, la fuga nel bosco. Lì l’uomo, “ribellatosi” all’esistente, avrebbe ritrovato se stesso, recuperato la propria forza morale, corrotta e dispersa nei mille rivoli del quotidiano. Certo, anche se Jünger non lo dice espressamente, i pochi individui umani capaci di attraversare la linea, e addentrasi nella fitta vegetazione del bosco, dovevano perlomeno avvicinarsi al “superuomo”.

Il filosofo e scrittore tedesco, morto ultracentenario, prendendo un bagno quotidiano fino alla fine, nelle acque ghiacciate e cristalline della Foresta Nera, non amava il cinema, considerato strumento secondario della rappresentazione rispetto alla letteratura. Se fosse vissuto ancora un po’ forse si sarebbe ricreduto. Lo avrebbe potuto fare vedendo i vari episodi della saga “Twilight”, dominata da un “oltre uomo” molto speciale.

Tutto prende avvio nel 2008. “Twilight”, horror adolescenziale romantico, si affermò sorprendendo tutti, perfetto modello di film hollywoodiano nell’epoca della globalizzazione. Il mix tra storia di vampiri e storia d’amore si rivelò talmente vincente da trasformare la pellicola in potente richiamo per l’immaginario contemporaneo. Che altro chiedere? Tutto partiva, come si ricorderà, dai romanzi di Stephanie Meyer (qualche decina di milioni di copie vendute). Isabella “Bella” Swan, ragazza abbastanza ordinaria, perde la testa per il più bello del college: Edward Cullen. Il ragazzo ha tutto: una famiglia unita e numerosa talmente affascinante da sembrare clonata. Un casa da sogno, castello postmoderno di vetro incastonato nella folta e verdissima vegetazione. Poi lo spettatore scopriva che Edward era un vampiro. Autentico colpo di genio narrativo. Un vampiro però stravagante, lontanissimo dall’ennesima variante del conte Dracula. Non si nutre di sangue umano, ma animale, non riposa nella bara in terra sconsacrata dalla quale esce per le scorribande notturne. Bella, senza indugi, decideva di concedersi anima e collo al bel vampiro. Prima dell’affondo dei canini però serviva un giro di pausa.

Ecco così un altro film, “New Moon” (2009), necessario per salvare Bella dalla vendetta della vampira cattiva. Inoltre ci vengono presentati due gruppi essenziali per sviluppare il racconto: i Volturi, vampiri divoratori di fanciulle; e gli “uomini lupo”, comunità di indiani-surfisti, bicipiti pettorali addominali sempre in vista, in pace con la famiglia Cullen in virtù di un antico patto mai infranto. Apprendiamo così che Bella è amata al contempo da un “vampiro” (buono) e da Jacob, un “uomo lupo” (buono). Ai Volturi Edward sta sulle scatole. I vampiri uccidono, terrorizzano, dormono di giorno, non sono una famiglia ma un branco sanguinario.

Per andare avanti serve un terzo film, “Ecplise” (2010). L’intensità della battaglia sale di tono. Per mettere in salvo Bella vampiri e lupi si alleano per sconfiggere i “neonati”, vampiri alle prime armi, incapaci di dominare la sete di sangue. E il matrimonio? Nel prossimo film naturalmente.

Eccolo, allora, quarto episodio della saga: “Breaking Dawn” (è già pronta una seconda e forse conclusiva parte). Sposalizio da favola. Il dandy romantico Edward è vestito come Dorian Gray. Bella, abito lungo e tacchi vertiginosi, è titubante ma felice. Vampiri, lupi e umani festeggiano. Viaggio di nozze su una piccola isola da sogno davanti a Rio De Janeiro. E adesso cosa succede? La ragazza verrà trasformata in immortale o morirà non reggendo nelle vene la linfa dei morti viventi? C’è una terza possibilità, imprevedibile e non contemplata: la gravidanza. Bella è incinta del demonio, come lo era Mia Farrow in “Rosemary’s Baby” (1968) di Roman Polansky.

“Breaking Dawn” rappresenta il punto di non ritorno di “Twilight”. Bella, moderna principessa addormentata non è risvegliata da una bacio dell’amato ma da un morso. Ha gli occhi rossi (è diventata finalmente un vampiro), ha un pargolo che richiama l’attenzione dei Volturi. Li vediamo in conclusione. Edward ha qualcosa che li interessa molto. E presto (nella seconda parte di “Breaking Dawn”) gli andranno a rendere visita, certo non di cortesia.

Riassumendo il senso della saga “Twilight” si potrebbe affermare che è l’amore a smuovere il mondo e appianare le diversità. Ma la parte romantica, oltre a quella spettacolare dei combattimenti, nascondono una natura del racconto formidabile: il mito della forza temperata dalla moralità. La corruzione degli uomini non dipende dalle passioni ma dalla ragione. E difatti vampiri e lupi sanno benissimo come indirizzare i loro poteri straordinari verso il giusto. Vivendo in quell’isola ideale e incontaminata rappresentata dal bosco (nei confini americani con il Canada) sono i soli a sapere cosa è l’umano. Edward e Jacob per agire nel giusto non hanno bisogno di ricorrere a istituzioni, codici, idee astratte, fedi religiose. Ciò che è umano è puro e semplice: e la purezza massima è l’amore. Il cinema contemporaneo in larghi tratti altro non è che la volgarizzazione (alcuni la ritengono, sbagliando, banalizzazione) della mitologia.

Anche Ernst Jünger, se avesse avuto ancora un po’ di tempo terreno e voglia di vedere“Twilight”, avrebbe certamente modificato il suo parere negativo sul cinema. Speriamo però che i produttori di “Twilight” abbiano deciso di mettere il punto finale. L’esordio era bellissimo. Gli altri due film più che godibili. L’ultimo è un pastrocchio senza capo né coda. Perché rovinare nella comicità involontaria una idea geniale? Gli concediamo ancora un po’ di fiducia. Ma se la musica è questa meglio smettere.










 

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3 COMMENTS

  1. Mmm…
    Confesso di non aver letto né visto la saga di “Twilight” (non per spocchia, non è capitato). Ma conosco abbastanza bene l’opera di Jünger per essere convinto che il suo “Waldganger” non ha molto in comune con un vampiro adolescente che sembra Ken, il fidanzato di Barbie, ma molto impolverato. Con simpatia.

  2. Roba da matti
    Cioè, sarebbe a dire che uno che per principio non va al cinema e quindi snobba, che so, Bergman, Kubrick, Scorsese, Lynch, Truffaut, Kurosawa, Coppola, etc., verrebbe folgorato, come Paolo sulla via di Damasco, da questa americanata vietata ai maggiori di anni 18?

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