L’ombra di Mosca sulla crisi politica in Ucraina
17 Settembre 2008
Le strade di Viktor Yushchenko e Yulia Tymoshenko si sono nuovamente divise. E’ terminata infatti la coalizione di governo tra il partito del presidente e quello del primo ministro. Uno sviluppo che produrrà più cambiamenti internazionali che interni.
La coalizione era già nata sotto il segno della tensione dopo che le elezioni legislative del 30 settembre 2007 avevano segnato l’ascesa del blocco Tymoshenko e il netto ridimensionamento del partito Nostra Ucraina di Yushchenko. L’accordo finale per formare il governo fu siglato soltanto due mesi più tardi e si dovette attendere fino al 18 dicembre per la nomina della Tymoshenko a primo ministro – con una maggioranza, 226 deputati, che è la minima necessaria nel parlamento unicamerale di 450 membri.
La mossa che ha portato alla rottura è stata il silenzioso cambio di maggioranza effettuato dal primo ministro, che ha emarginato il partito del presidente, partner di minoranza nell’alleanza di governo, per stringere un’intesa diretta con il partito d’opposizione. Di fatto adesso il parlamento ucraino è dominato da una fortissima maggioranza rosso-arancione che fa capo alla Tymoshenko e all’ex premier filo-russo Yanukovic. La fazione parlamentare fedele a Yushchenko aveva dichiarato lo scorso 3 settembre la sua uscita dalla maggioranza. I dieci giorni prescritti dalla costituzione per ricomporre la frattura nella maggioranza sono scaduti, e ora c’è un mese di tempo per formare un nuovo governo – che secondi molti osservatori sancirà la nuova, inconsueta convergenza tra uno spezzone della rivoluzione arancione e il suo storico avversario filo-russo.
I ministri di Yushchenko, che occupano rilevanti posizioni come gli interni, la difesa e la giustizia, verranno rimpiazzati da esponenti del partito delle Regioni. Già al tempo dell’attacco alla Georgia vari esponenti vicini a Yanukovic avevano chiesto le dimissioni del ministro degli esteri perché aveva chiesto alla Russia di non utilizzare la Crimea nelle sue operazioni militari. A questo punto l’asse politico del nuovo governo sarà spostato pesantemente dalla parte di Mosca. La richiesta di adesione alla Nato e all’Ue non sarà più tra le priorità del governo. In questo scenario l’unica opzione di Yushchenko è quella di sciogliere il parlamento e indire elezioni anticipate per la terza volta in tre anni. Ma anche in questo caso sono scarse le chance di una riscossa del presidente, senza l’apporto decisivo del partito del primo ministro.
La partita per il potere interno sembra dunque aver designato vincitore e vinto, in attesa che inizi la vera partita per la collocazione geopolitica dell’Ucraina. Il conflitto in Georgia ha fatto emergere le divergenze ancora latenti a Kiev in materia di politica internazionale. Yuhchenko non demorde dal progetto di integrare l’Ucraina nell’Unione Europea e nella Nato, mentre la Tymoshenko ha dimostrato un inaspettato atteggiamento di tacito consenso verso Mosca. Stando a Yushchenko, il progetto di destabilizzazione interna sarebbe pilotato da Mosca per impedire l’ingresso dell’Ucraina nella Nato.
D’altro canto, la Russia considera una sorta di dominio riservato la Crimea con la base navale di Sebastopoli – guarda caso le roccaforti della minoranza russa che sono anche il serbatoio elettorale del partito delle Regioni di Yanukovic. Nell’est e sud-est dell’Ucraina la minoranza russa, che ammonta al 17% sul totale della popolazione, balza quasi al 60%. E’ un perno fortissimo per Mosca, che infatti continua a rilasciare passaporti ai russi della Crimea fomentando tendenze separatiste.
Con la rottura tra Yushchenko e la Tymoshenko è stato così rimosso il principale ostacolo al rinnovo del Grande Accordo che sta alla base dei rapporti tra Ucraina e Russia. Il trattato di amicizia, cooperazione e partnership ha valore decennale e regola anche la presenza della flotta russa in Crimea, consentita solo fino al 2017, e impedisce ai due firmatari di aderire a qualunque blocco militare, come la Nato. L’accordo scade il prossimo primo ottobre e il precedente governo non intendeva procedere al rinnovo. Invece con un governo rosso-arancione il rinnovo dell’accordo diventa molto più facile. Per usare le parole della Tymoshenko, questa crisi di governo è come “una tempesta in una tazza di tè”. Infatti la vera tempesta sta per abbattersi sulla politica estera dell’Ucraina.
