Giorno di Festa

L’ossessione della sinistra snob: il fascismo come “abito mentale”

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Il fascismo come abito mentale e l’abito mentale pigro-conformista di Corrado Augias. Il fascismo è un abito mentale” così scrive Corrado Augias sulla Repubblica del 24 febbraio. Ecco una frase su cui meditare con attenzione perché è alla base di tanti errori che si stanno facendo. La personalità autoritaria è un abito mentale, il razzismo è spesso un abito mentale, l’arroganza e la prepotenza sono abiti mentali. Il fascismo è invece un movimento sociale-ideologico-politico che nasce come rivolta post 1918 di certi settori di ceto medio e di alta borghesia (da grandi  industriali agli agrari) mobilitati contro i disordini soci-sindacali dell’epoca e che vivacchia fino a quando la fine della Guerra fredda lo liquida anche nelle aree dove resisteva (Spagna, Portogallo e così via): si tratta di una dottrina e una proposta politica autoritaria-nazionalistica realmente pericolosa solo in presenza di una guerra civile (possibile peraltro solo dopo un più ampio conflitto o anche in caso di un conflitto persistente pur se a bassa intensità come quello della Guerra fredda). Lo snobismo di una certa sinistra incapace di leggere la storia, avida di squalificare chi non la pensa come lei cioè in modo supposto politicamente corretto, la paura di dover faticare a fare un vero lavoro culturale per eliminare abiti mentali sbagliati e talvolta pericolosamente sbagliati, invece di risolvere tutto con qualche etichetta, spingono a confondere le acque con lo slogan del “fascismo come abito mentale”, contribuendo così a rendere più confuso e teso un clima politico italiano già ben conciato di per sé.

Walter è vero ma è vero anche il suo contrario. Le ragioni della necessità di un cambiamento, nel solco della nostra splendida Costituzione” così scrive Walter Veltroni sulla Repubblica del 26 febbraio. Insomma la Costituzione è splendida ma va cambiata: ecco come il nostro Walter elabora il suo pensiero sul filo di una certa, ironica e paradossale, tradizione comunista che sosteneva come una cosa “fosse vera ma fosse vero anche il suo contrario”. Una tradizione appena appena riverniciata da un’inimitabile bolsa retorica che è l’anima profonda del veltronismo. Nanni Moretti descrive proprio questo stile quando in Aprile dice: “Me li ricordo alla Fgci (nota mia: quella romana)sono cresciuti vedendo ‘Happy Days’. È la loro formazione politica, morale, culturale”. Una battuta del 1998 profetica perché già prevedeva l’incontro tra WV e renzismo.

Moriremo, ma responsabilmente. Adesso affiora addirittura l’ardita figura del ‘Responsabile’ preventivo” così  Pier Luigi Battista sul Corriere della Sera del 21 febbraio sfotte in parte quei disperati dei Cinquestelle in parte l’arruffone Silvio Berlusconi che vuole segnalare la sua determinazione a far governare il centrodestra, in smentita a tutti quelli che dicono che ha un accordo preventivo con quel povero sbandato di Matteo Renzi, e lo fa nei suoi modi inventivi lanciando appunto la paradossale figura del “Responsabile preventivo”. Però il tema della responsabilità non si limita all’appello agli eletti-già emarginati delle liste grilline, è un argomento che viene ampiamente usato, spesso come una clava, per proteggere la sfiancata compagine del centrosinistra. Le elezioni non conterebbero niente perché c’è la dea della responsabilità che deve decidere tutto. Ai seguaci di questa religione non passa nemmeno per la testa che vi siano alternative su come costruire l’Europa, su come rilanciare o emarginare l’alleanza con gli Stati Uniti, sul se riconoscere o meno Gerusalemme capitale, se aprire o restringere gli accessi all’immigrazione, se difendere o no la produzione industriale e un’autonomia finanziaria nazionale come fanno i francesi. Sono tutte questioni già risolte dal punto di vista “responsabile” che non ammette dialettica. Mi pare di aver letto che anche Carlo Debenedetti, quello che criticava Eugenio Scalfari perché aveva “responsabilmente” aperto a Silvio Berlusconi, oggi gioca a fare “il responsabile”. Immaginiamo che aggiunga alla lista delle posizioni responsabili (che si può riassumere in un solo essenziale dogma: fare tutto quello che vuole l’asse franco-tedesco) anche la sua proposta di fondo: più insider trading per tutti. Alla dea della responsabilità si appella infine oggi, come riporta Roberto Brunelli sulla Repubblica del 27 febbraio, anche la massima sacerdotessa del culto, la Grande bottegaia di Berlino Angela Merkel che dice: “La responsabilità politica non è un gioco”. Verissimo ma è altrettanto vero come il giocare con gli equilibri di una democrazia, con la volontà dei cittadini di contare, con i sentimenti di una società non sia prova di responsabilità. Uno statista trova compromessi tra queste diverse istanze tutte fondamentali, la Grande bottegaia trova solo il modo per imbrogliare sul peso delle fette di prosciutto che vende, per tirare avanti.

Eni, dopo i turchi, i pm. Tangenti Saipem-Algeria chiesti 6 anni e 4 mesi per Scaroni”. Questo il titolo di un articolo del Corriere della Sera del 27 febbraio in cui Luigi Ferrarella con il suo abituale garrulo forcaiolismo riporta confuse telefonate che proverebbero la colpevolezza dell’ex ammnistratore delegato dell’Ente nazionale idrocarburi. Lasciamo perdere il fatto che imprese come la Shell per analoghe accuse sono state pienamente prosciolte in Gran Bretagna. Ricordiamoci invece come sia stato appena assolto per imputazioni simili Giuseppe Orsi dell’Augusta perseguito per tangenti all’India con il risultato di un danno strategico a una delle nostre poche multinazionali, la Finmeccanica ora Leonardo, il cui più grande leader, peraltro, Pier Francesco Guarguaglini era già stato anche lui fatto fuori per supposte colpe che poi non hanno avuto esiti processuali. C’è quasi da augurarsi che i pubblici ministeri abbiano in mano questa volta qualcosa di più serio di quel che si legge nelle cronache corrieriste, perché se non è così, se un’altra nostra impresa strategica è messa sotto assedio proprio nel momento in cui è bloccata manu militari dai turchi, crescerà incontrastata la disperazione per questa nostra povera Italia.

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