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Luci e ombre del successo elettorale

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Il risultato elettorale registrato ieri in Sicilia è ancora una volta soddisfacente: la regione si riconferma feudo tra i più fedeli alla coalizione di centrodestra, e può davvero segnare la ripartenza anche sul piano nazionale. Ma c’è più di qualche nota stonata in questa sinfonia di vittoria. Se guardiamo bene le cifre complessive, notiamo un leggero decremento dei voti a favore della Cdl. L’elettorato siciliano è conservatore per costituzione e piuttosto che votare a sinistra preferisce sempre, in caso di malcontento, disertare le urne. Questa volta invece i voti mancati allo schieramento di centrodestra sono andati in buona parte alle sinistre. L’afflusso alle urne è stato relativamente alto, in media poco più del 72%: questo significa che la scelta dell’astensione è stata sostituita da un più energico (quantomeno nelle intenzioni, se non nelle proporzioni) voto di protesta, indirizzato verso lo schieramento opposto.  Emblematico per singolarità è il caso di Agrigento: cinque anni fa la Cdl aveva imposto il proprio sindaco con il 75%, adesso è costretta al ballottaggio non riuscendo a superare il 45%. Se a ciò si aggiunge che Agrigento è il comune con la più alta affluenza alle urne (76%) il ragionamento trova conferma. Le stesse elezioni regionali di quest’estate avevano dimostrato che la vittoria di Cuffaro era arrivata con qualche voto in meno all’appello.

Come si spiegano queste flessioni? “La Sicilia”, ha affermato Berlusconi commentando i risultati, “si conferma ancora una volta la Lombardia del sud”: se questo è vero quanto al colore politico, non si può dire lo stesso della classe politico-amministrativa, che non riesce a rinnovarsi e vive una fase di forte stagnamento. Quando non c’è alternanza al governo può succedere che chi detiene le leve del potere non sia spinto a migliorarsi. Sapendo che a priori avrà il consenso e non sentendosi a rischio per una eventuale sconfitta, sarà meno spronato nell’attuare il programma di governo. È proprio il caso della regione in questione, che in questi ultimi anni si è ulteriormente impoverita.

A ciò si aggiungano l’elefantiasi di assunzioni nel settore pubblico e una lunga stagione di scandali, non ultimo l’assunzione di 110 autisti di autobus senza patente in quel di Palermo. O ancora lo scandalo riguardante la guardia forestale locale: nonostante la Sicilia sia la seconda regione per incendi, sono state promosse poco prima delle elezioni ben 1800 guardie e preparato una bando per rioccupare i posti lasciati liberi. Tornando al confronto con la Lombardia un articolo di Lucia Esposito su Libero riporta dati interessanti. Mentre nella regione del nord c’è un dirigente ogni ogni sessanta dipendenti in Sicilia sono uno ogni sei, con stipendi da record: centosessantadue milioni di euro complessivi, contro i diciannove milioni di euro dei dirigenti lombardi.

In queste critiche non c’è, naturalmente, il minimo auspicio di un governo delle sinistre sicule, anzi. Però è bene che i politici diano una corretta valutazione alle proporzioni di questa vittoria e ne traggano le dovute conseguenze per evitare il moltiplicarsi su larga scala di “casi Agrigento”. La città dei templi protesta per ragioni molto semplici: è tra le province più povere d’Italia, una delle città che più di tutte soffre della crisi idrica. È, insomma, una questione di prudenza. Occorre che il centrodestra siciliano, in mancanza di stimoli esterni, sappia ritrovare le proprie energie dall’interno, tornando ad un’etica del buon governo che sembra aver perso lo smalto tra i politici siciliani. Questo non necessariamente corrisponde ad un ricambio di persone, nè può bastare uno morale: dare il giusto significato ad ogni singola scheda elettorale, percepire da ognuna di essa il peso delle proprie responsabilità. Per non invidiare più chi gode di politici del calibro di Formigoni.

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1 COMMENT

  1. elezioni in Sicilia
    I risultati elettorali vanno letti con attenzione. a me non sembra che i siciliani abbiano premiato in nessuna misura i partiti della coalizione di centrosx. E’ infatti dalla cifra di questi che appare più evidente la loro disfatta. Il caso di Agrigento è emblematico. Se il candidato sindaco va al ballottaggio, le liste di centrodx. che lo sostengono totalizzano più del 70% (!!!) dei consensi. E la stessa cosa accade a Palermo, dove le liste superano il 60%. Perchè questo sia accaduto, cioè perchè sia stato esercitato in modo così massiccio il voto disgiunto, io da Napoli non lo so e non posso saperlo. Quello che è certo, si è il fatto che il voto più d’opinione politica – quello alle liste – ha strapremiato il centrodx..
    Cordialmente
    Giovanni Formicola

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