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L’ultima missione di Meir Dagan

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Ha fatto molto parlare di sé Meir Dagan, l'ex direttore del Mossad in pensione da qualche anno. Negli ultimi tempi, il generale, nato a Novosibirsk nel 1945, ha lanciato un fiume di stoccate nei confronti del governo israeliano e sul possibile attacco agli impianti nucleari iraniani. Tra polemiche, moniti e analisi, Dagan è stato uno dei personaggi più attivi sul fronte che preoccupa politica e istituzioni dello Stato Ebraico.

Oggi, il discusso 007, che nei momenti d'oro al vertice dell'agenzia spionistica era omaggiato in ogni dove, lotta per la vita in un ospedale di Minsk, dopo un difficile trapianto di fegato. Ad annunciare la notizia, che ha sorpreso molti addetti ai lavori a Gerusalemme e dintorni, nientemeno che il presidente della Bielorussia, il famoso-famigerato Alexsandr Lukashenko, il quale, nella serata di martedì, ha dichiarato che Dagan, prima di sottoporsi al delicato intervento, si è consultato direttamente con lui, in seguito ai rifiuti subiti da medici svedesi, americani, e tedeschi, presumibilmente impauriti di mettere le mani sul corpo di un agente segreto così importante.

Secondo la versione dei bielorussi, Dagan sarebbe stato operato con successo una settimana fa, ma a seguito di complicazioni si troverebbe ora in isolamento, dove verserebbe in condizioni critiche.

Al momento, nonostante la pressante curiosità dei media israeliani, non sono chiari i motivi della "strana" trasferta dell'illustre paziente, che ha preferito-o dovuto-recarsi nell'Est Europa per tentare di salvarsi la vita.

L'assoluta riservatezza che ha circondato il viaggio lascia persino immaginare a taluni osservatori che Dagan diffidasse di medici e strutture del suo Paese.

In attesa di sviluppi, il mondo dell'intelligence internazionale segue con grande attenzione l'ultima missione di un militare che ha coordinato missioni al limite dell'impossibile e gestito la sicurezza d'Israele tra minacce di ogni tipo.

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