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Ma dove è finito Jacques Chirac?

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Ma dove è finito Jacques Chirac, il trionfatore delle presidenziali 2002, votato dall’intero spettro politico in nome della «difesa repubblicana» da opporre alla «minaccia fascista» di Jean-Marie Le Pen, in un clima da ritorno al 6 febbraio 1934? Dove è finito il baluardo dello schieramento europeo anti-Bush, nel 2003 responsabile della peggiore frattura euro-atlantica mai verificatasi nella storia dell’Occidente post-bellico? Dove è finito il politico francese di razza, giovane Secrétaire d’Etat nel 1968, protagonista dei complessi accordi sociali di rue Grenelle e da allora vero e proprio king-maker delle fortune e delle disfatte del fronte post-gollista?

L’elezione di Giscard del 1974 deve molto al giovane Chirac, premiato con il posto di Primo Ministro. Due anni a Matignon e la rottura con il Presidente della Repubblica. Dal 1976, con la fondazione dell’Rpr e l’elezione a sindaco di Parigi, parte la rincorsa di Chirac all’Eliseo, che si concluderà solo nel 1995. Lungo il percorso si contano i «cadaveri», la maggior parte dei quali appartenenti alla destra transalpina. Il più illustre è certamente lo stesso Giscard, tradito dall’ex delfino, reo di una campagna elettorale a dir poco fredda tra il primo e secondo turno della sfida Giscard-Mitterrand del 1981. L’altro illustre «assassinio» è quello nei confronti di Balladur, Primo ministro di coabitazione dal 1993 al 1995 e poi superato nello scontro fratricida del primo turno presidenziale del 1995, grazie al forte sostegno che Chirac poteva vantare all’interno del «suo Rpr».

Fino a qui la storia tratteggiata di un protagonista assoluto degli ultimi quarant’anni di politica francese. Ma il presente sembra meno ricco di soddisfazioni per l’ex Presidente. All’apparenza tutto sembra filare liscio, dall’alto del lussuoso attico parigino di Quai Voltaire, gradito omaggio della famiglia Hariri. Eppure i più stretti consiglieri del Presidente parlano di umore nero e tendenza alla depressione. Basti pensare che l’editore di riferimento Lattès avrebbe chiesto a Chirac un libro di memorie e si sarebbe sentito proporre un saggio sul dialogo tra culture, il tutto corredato da un commento del tipo «il passato mi fa schifo»! Se dai ricordi ci si sposta sul presente l’umore non sembra migliorare. Pierre Péan, autore del libro-confessione L’inconnu de l’Elysée, pubblicato poche settimane prima dell’abbandono dell’Eliseo, è uno dei pochi intellettuali ricevuto in questi ultimi sei mesi e ha ribadito il silenzio e la riservatezza di Chirac sui temi del passato (anche recente) e a maggior ragione sulla quotidianità politica.

Inevitabile pensare al giudizio sul nuovo inquilino dell’Eliseo, quel Nicolas Sarkozy vera e propria creatura politica di Chirac fino al 1995, anno in cui il giovane Nicolas ha pugnalato alle spalle il suo padre-politico. La scelta di sostenere Balladur e da qui l’inizio della lunga traversata nel deserto della destra francese culminata con il «furto» del partito (nel 2004 Sarkozy ha strappato l’Ump a Chirac) e con il definitivo colpo di grazia del 2007: candidatura alle presidenziali al posto del nuovo delfino di Chirac, il poeta-diplomatico de Villepin, e ingresso trionfale all’Eliseo.

Dopo il cambio della guardia del 16 maggio, Sarkozy e Chirac si sono incrociati ai funerali della vedova Pompidou, dell’ex-Primo Ministro gollista Messmer e il 17 settembre per un incontro privato. La consegna dell’anziano ex-Presidente, tra pochi giorni 75 anni, è stata categorica: nessun commento su Nicolas, anche se qualche difficoltà sembra trovarla nel far tacere la moglie Bernadette, che non perde occasione per ricordare indignata il comportamento di un uomo «che mio marito ha fatto ministro e che comunque deve a lui tutta la sua carriera politica».

A parte le intemperanze dell’ex-première dame de France «Chirac il silente» agisce, magari nell’ombra, e la depressione, superati i primi sei mesi di iper Presidenza, sembra oramai alle spalle. In particolare tre sembrano gli ambiti di azione della «vecchia volpe» Chirac. Da un lato una sorta di contro-diplomazia rispetto alla rupture di Sarkozy. Non sono così mancate le critiche nei confronti del viaggio di Kouchner in Iraq del 19 agosto, interpretato come un sostanziale avallo della politica statunitense nell’area. Ma ancora più diretto è parso l’attacco alla politica proposta da Sarkozy nei confronti della Russia di Putin. Dopo il non proprio amichevole scambio di opinioni tra Putin e Sarkozy del 10 ottobre scorso, Chirac non ha esitato a volare in Russia, per una rimpatriata tra vecchi amici (Schröder, Berlusconi) che in parecchi hanno letto come una sconfessione della politica estera orientale del nuovo inquilino dell’Eliseo.

Per quanto riguarda la contro-diplomazia si tratta al momento di suggestioni, qualcosa di molto concreto attende invece Sarkzoy rispetto all’ingresso di Chirac, concretizzatosi il 15 novembre scorso, al Consiglio costituzionale come membro di diritto in quanto ex Presidente della Repubblica. Qui, oltre all’odiato Giscard, Chirac ha trovato il fedelissimo Jean-Louis Debré, già suo Presidente dell’Assemblea Nazionale e i due sembrano intenzionati a trasformare il Consiglio Costituzionale nel vero e proprio polo di opposizione al nuovo corso presidenziale. Prima dimostrazione concreta: la parziale opposizione alla contestata legge sull’immigrazione, uno dei cardini della proposta politica di Sarkozy. Il veto è giunto sull’articolo riguardante le statistiche etniche. Ma al di là della concreta questione, fondamentale è il significato politico di questo passaggio. Con un’opposizione socialista allo sbando, il Consiglio Costituzionale potrebbe davvero tramutarsi nell’ostacolo più ingombrante per la realizzazione dei progetti di governo del neo-Presidente.

Terzo ed ultimo ambito di iniziativa il lancio della Fondazione Chirac per il dialogo tra culture, che dovrebbe nascere ai primi del 2008 e tra i soci fondatori annoverare l’ex Segretario Generale dell’Onu Kofi Annan, lo storico polacco Geremek, l’ex-Presidente brasiliano Cardoso. Il profilo delle personalità e lo scopo della fondazione non possono che far pensare ad un progetto in aperta competizione con la diplomazia improntata al dialogo tra Nord e Sud e tra Occidente e Islam impostata dalla coppia Sarkozy-Kouchner in questi primi mesi di presidenza.

L’unica vera preoccupazione di Chirac resta a questo punto la situazione giudiziaria. Dopo il rifiuto di presentarsi a deporre sul caso Clearstream, il punto chiave diventa l’indagine sulle assunzioni al municipio di Parigi di collaboratori dell’Rpr. Chirac sa di poter tirare la corda solo fino ad un certo punto. Meglio allora assumere un profilo istituzionale e soffermarsi sull’importanza del ruolo al Consiglio Costituzionale: «Si tratta spesso di soggetti complicati, una ragione in più per trattarli con estrema delicatezza». Saggezza del politico di lungo corso o ambiguità del vecchio combattente%3F

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