Home News Ma gli illustri scienziati sanno cosa scriveva il Professor Cini 40 anni fa?

Ma gli illustri scienziati sanno cosa scriveva il Professor Cini 40 anni fa?

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Siccome gli illustri scienziati della Sapienza mettono sotto accusa il papa sostanzialmente per una lontana citazione di Feyerabend (che - per quello che ne so - non mi risulta proprio un devoto di padre Pio), non sarebbe il caso di andarsi a rileggere anche quello che, quasi quarant'anni fa, scriveva sulla scienza  e i suoi limiti il promotore di tutta questa bagarre, il prof. Marcello Cini?

Sulle colonne del "Manifesto" mensile (maggio 1970, pp. 54-55), nell'articolo A proposito del convegno di Ariccia. Una scienza dimenticata, lo scienziato non proprio alle prime armi (allora aveva già 47 anni) criticava radicalmente il convegno organizzato dal PCI sulla ricerca scientifica, perché troppo si era fatto carico del problema dello sviluppo scientifico: che diamine! siamo in una società capitalistica!

Giuseppe D'Alema sferzava il capitalismo italiano "per spingerlo a fare seriamente concorrenza agli Stati Uniti" sul piano della ricerca scientifica e tecnologica? affinché "aggredisse i settori tecnologicamente più di punta"?

Cini non capiva e disapprovava: "Sono due i casi: o si attribuisce all'elettronica la virtù di costruire il socialismo, e allora gli Stati Uniti sono il primo paese socialista del mondo, o si riconosce che lo sviluppo dell'elettronica in regime capitalistico serve a rendere il capitalismo ancora più forte, e allora non si capisce perché gli operai, i tecnici, i lavoratori che lottano contro il capitalismo dovrebbero scaldarsi tanto per gli obiettivi che D'Alema addita loro". Quindi andiamoci piano con l'elettronica, perché essa può avvantaggiare il capitale.

Ciò che il PCI dimenticava e che Marcello Cini sussiegosamente gli ricordava, è che "la prima e più importante scienza da sviluppare per il proletariato è “a critica dell'economia politica". Altro che elettronica!  Nel regime capitalistico "la scienza diventa mezzo di produzione (e) dunque capitale, e in quanto tale si contrappone come potenza esterna all'operaio e lo schiaccia, rendendolo strumento di fini a lui estranei".

Cini concede che il "blocco della scienza" che alcuni suoi compagni sostenevano forse non era ipotizzabile, "soprattutto se lo si limita a un paese così marginale, per il sistema capitalistico mondiale, come l'Italia", ma insomma era necessario che la "fantasia creatrice delle masse" immaginasse un  "diverso uso e sviluppo della scienza dell'informazione e dell'elaborazione dei dati": per esempio, essa poteva venire stimolata "dalla necessità di porre i consigli rivoluzionari in grado di dirigere consapevolmente i processi produttivi e di organizzare su nuove basi il tessuto sociale".

Un esempio di questo uso alternativo della scienza veniva indicato - ovviamente - in Cuba, nella Cina e nel Viet Nam, dove essa si accompagnava "a un impegno collettivo che scuote l'intera società, ad una dura lotta contro l'imperialismo e i suoi valori, ad uno slancio ideale per costruire il socialismo".

In quegli anni, durante la rivoluzione culturale, milioni di intellettuali cinesi subirono processi popolari di fronte ai quali quello contro Galileo può sembrare un minuetto. Ma di tutto questo cumulo di follie, nessuno  fra i suoi colleghi “illuministi” ha mai chiesto conto al prof. Marcello Cini, il quale ovviamente ha fatto carriera nella società capitalistica, formando chissà quanti scienziati e tecnici che hanno poi contribuito al piano del capitale.

Dimenticavo: in un altro articolo  scritto all'indomani dello sbarco americano sulla luna (che per la redazione del Manifesto altro non era che "lo specchio di una società deforme") il prof. Cini  affermava  tranquillamente "che il programma spaziale non ha messo a punto alcun sottoprodotto che di per sé rappresenti la soluzione di un importante problema aperto della società contemporanea".

Dopo aver lamentato che le applicazioni che ne sarebbero derivate avrebbero aumentato il distacco fra paesi avanzati e paesi arretrati, Cini concludeva: "Non c'è dubbio, a questo proposito, che il consumo privato di elicotteri e di calcolatori verrà incrementato enormemente in seguito all'applicazione delle innovazioni derivanti dal fall-out spaziale. Con quale vantaggio per l'umanità è facile immaginare" (Il satellite della luna, "il Manifesto", settembre 1969, pp. 55-62, 57).

Dunque la rivoluzione informatica non rientrava proprio nelle previsioni e negli auspici di questo illustre scienziato, solo desideroso di "organizzare" secondo i suoi schemi "il tessuto sociale":  quasi sempre succede che tipi di questo genere vengano sorpresi e smentiti dalla storia, che - come diceva il conte di Cavour – è invece una grande improvvisatrice.

Possono, per esempio, aversi anche delle rinascite di sensibilità religiosa, che sparigliano i loro giochi: ma - in questo caso - c'è sempre il Sillabo o il processo di Galileo per rinchiudersi nelle proprie ragioni e aggredire quelle degli altri.

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2 COMMENTS

  1. Articolo su Cini
    Ottimo articolo. Occorre smascherare i talebani ex comunisti che si mascherano da scienziati.
    Bravo

  2. L’aspetto comico
    L’aspetto comico dell’articolo è che Cini scriveva cose simili a quelle che sostiene il papa: la scienza deve essere subordinata a esigenze superiori. Inutile aggiungere che se quelle di cini e compagnia sono ‘aggressioni’, tali sono anche quelle del papa quando pontifica su ciò che è ‘opportuno’ in ogni campo. Insomma,questo articolo è un piccolo saggio di propaganda spicciola, spero senza pretese.

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